...il naufragar m'è dolce in questa foresta

Luca 'LkMsWb' Balducci

Ys: Memories of Celceta

Sviluppatore: Nihon Falcom
Distributore: Marvelous Europe
Formato: Digital + Retail
Localizzazione: Inglese
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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YS: Memories of Celceta (Playstation Vita) - [Edizione: Regno Unito]

Price: 49,00 €

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In un’epoca nella quale quasi ogni videogioco viene rivisitato, riproporre un’esclusiva PS Vita dapprima su PC e ora su PlayStation 4 non deve sorprendere, specie per uno sviluppatore come Nihon Falcom che sta vivendo una nuova primavera: pur vantando una carriera tanto prolifica quanto di nicchia, solo negli ultimi anni lo studio nipponico sta ottenendo la ribalta che (spesso) avrebbe meritato. Facendo seguito a un timido approccio iniziale al mondo occidentale con la pubblicazione su Steam di The Legend of Heroes: Trails in the Sky, le opere Nihon Falcom hanno visto moltiplicarsi gli (enormi) sforzi di traduzione e adattamento, sicché oggi è possibile giocare nella quasi totalità un ventennio di produzioni, semplicemente possedendo un PC ed una PS4. Ys: Memories of Celceta non fa distinzione, e dopo aver fatto capolino sull’onnipresente Steam, giunge ora anche sulla console casalinga marchiata Sony.

Action/RPG dei più puri, Ys: Memories of Celceta segue le gesta di Adol Christin, spadaccino ed esploratore dalla capigliatura rossa, tanto da essere conosciuto come Adol il Rosso (Adol the Red). Ogni capitolo della saga di Ys, ad esclusione del suo prequel, viene narrato come fosse tratto dai diari tenuti dallo stesso Adol, ma non seguono un ordine strettamente cronologico, tanto che Celceta – che va a sostituire Ys IV nel lore ufficiale – costituisce il terzo capitolo in ordine narrativo. Esiste però una complicazione in più: l’originale Ys IV venne alla luce in una doppia veste, con due videogiochi sviluppati in contemporanea da due distinte software house, dirette alla lontana da Nihon Falcom sul fronte puramente narrativo. Con Memories of Celceta, invece, la casa madre fu direttamente coinvolta nello sviluppo e la versione primigenia poté sfoggiare gli intensi colori della foresta sui contrastatissimi OLED di PlayStation Vita dapprima in Giappone nel 2012, e – nel corso dei 15 mesi successivi – in Nord America, Europa e Australia, nonostante le alterne fortune patite dalla seconda console di Sony al di fuori del territorio nipponico.

LEI NON SA CHI SONO IO! E IO NEPPURE…

Il fatto di essere un “capitolo IV” non costituisce un problema per chi voglia apprezzare Memories of Celceta, che rimane un buon capitolo introduttivo anche per i neofiti della serie grazie ad una storia e una ambientazione completamente autosufficienti. Certo, è lecito aspettarsi di perdere qualche riferimento al grande disegno delle cose, ma Celceta è un titolo progettato per potersi inserire nel suo particolare contesto narrativo. In questo senso, a soccorrere il pubblico ci pensa il più classico dei trope: il “protagonista con amnesia”. Nelle primissime battute Adol Christin, avventuriero extraordinaire, giunge stremato nella città mineraria di Casnan, non ricordando neanche il proprio nome. L’incontro con una vecchia conoscenza, Duren, permette di svelare i primi indizi riguardo l’identità ed il recente passato di Adol. Dopo aver dimostrato le proprie capacità aiutando a risolvere una piccola emergenza occorsa in miniera, viene assoldato dalla nuova governatrice della città per esplorare la vicina e misteriosa foresta di Celceta. Un background poco più che accennato sulla situazione politica e militare in divenire non scoraggiano Adol, il quale, convinto anche da Duren, non può lasciarsi sfuggire l’occasione per poter liberamente esplorare il luogo che sembra avergli portato via la memoria, e che promette di potergliela restituire: d’altra parte, nessuno prima di Adol era mai uscito vivo da Celceta. Come accennato, non mancano gli elementi atti ad introdurre nuovi giocatori al mondo di Ys, e il recupero di vecchi ricordi permette di rivivere in prima persona le precedenti gesta del rosso spadaccino.

Situazione familiare?

L’esplorazione della foresta viene coadiuvata da una mappa autocompletante e da punti di teletrasporto divisi in sottoreti, così che spesso sarà necessario camminare brevemente fra un punto e l’altro per poter rientrare in città. La foresta di Celceta è ampia ed è fitta di luoghi, ricordi da recuperare, oggetti, nemici, compagni ed antagonisti da (re)incontrare e conoscere. E richiede backtracking, cosa che appare evidente non appena si incontra il classico forziere non raggiungibile o gli ancora più classici massi che ostruiscono un percorso.

L’input esplorativo dà il via a quello che nella struttura principale resta un tipico gioco di ruolo d’azione, incentrato sulla sinergia fra reattività del giocatore e statistiche del personaggio. Se a livello di difficoltà normale i nemici sparsi in giro per la mappa risultano poco più che una scusa per guadagnare punti esperienza e materiali (sì, c’è un sistema di crafting e potenziamenti!), è con i boss che Celceta inizia a richiedere una certa dimestichezza con i controlli e con i numeri che caratterizzano l’equipaggiamento. Non esistono combo complesse, la struttura è molto più semplice, diretta, veloce: si attacca, si para, si schiva e si usano abilità speciali realizzate con la combinazione di due semplici tasti; il combattimento risulta rapido ed efficace, e premia il giocatore che sa quando e come agire, piuttosto che quello più abile a premere 12 tasti in sequenza. Ma gli scontri non vedono solo Adol protagonista: altri due compagni possono affiancarsi a lui, ed è fondamentale usare il personaggio giusto al momento giusto. I tipi di attacchi seguono un semplice sistema di vulnerabilità, fisiche invece che magiche, ma niente di troppo complicato. Bisogna dar merito a Nihon Falcom di aver reso ben percepibili – pad alla mano – i diversi stili di combattimento presenti, così che controllare Adol e Duran, per non nominare altri protagonisti, restituisce sensazioni diverse pur utilizzando entrambi gli stessi identici input. In modalità default gli altri due personaggi presenti nel party sono passivi, e si limitano a non subire danni; è però possibile farli partecipare agli assalti, controllati dall’IA; il risultato: pressoché imbarazzante. Molto meglio sfruttare il pulsante dedicato al cambio rapido del personaggio controllato, in modo da restare sempre al comando dell’avventuriero con le migliori capacità nell’affrontare la situazione del momento.

Ys: Memories of Celceta non è però sinonimo solamente di affondi e parate: da tradizione Nihon Falcom il lato narrativo è importante, seppur più leggero di quello della “cugina” serie Trails. Il mondo di Adol è decisamente meno prolisso, e offre meno piani di lettura, ma non per questo appare poco curato; semplicemente, Ys propone un diverso ritmo di gioco e privilegia un narrativa funzionale agli elementi di esplorazione e combattimento.

I filmati sono rari, ma mostrano la cura posta nel design dei personaggi. Le animazioni? Meno curate…

Tutto bene quindi, o quasi, perché quella che mi trovo a recensire è una versione remaster, portata su PS4 con promesse di alta definizione e di aggiornamenti sugli standard videoludici correnti. Ci sono sicuramente dei punti a favore di questa edizione: per esempio, è stato introdotto il dual-audio che consente di giocare anche con il doppiaggio giapponese. Il comparto audio è stato ulteriormente arricchito da musiche di sottofondo a campionatura migliore, e se personalmente non le posso annoverare tra le migliori in assoluto della serie, c’è da dire che non ho trovato tracce fastidiose, cosa non da poco. Le principali modifiche annunciate, comunque, sono sul piano grafico: il passaggio da PS Vita a PS4 concede naturalmente una potenza di calcolo infinitamente maggiore, sicché il gioco è renderizzato a risoluzione più alta, gli elementi dell’interfaccia grafica sono stati correttamente realizzati tenendo conto di questa nuova risoluzione, e si raggiungono i 60 fps, contro i 30 della versione originale. Quasi sempre, perlomeno: in alcuni punti specifici della mappa è presente un notevole rallentamento, che impatta addirittura sulla comparsa del testo a schermo, ove presente. Anche l’opera di filtro sulle texture convince a metà: se nitidezza e contrasto sono decisamente aumentati, è vero che l’operazione ha causato una perdita di dettagli, apprezzabili nell’altrettanto definita edizione PC – che però mostra tinte decisamente differenti. A parte quanto scritto, non sono state apportate altre modifiche a un titolo che già nella sua prima incarnazione non brillava in quanto a grafica; d’altra parte, se Nihon Falcom ha raggiunto un livello visivo sufficiente solo nei due più recenti capitoli di Trails of Cold Steel, non era praticamente possibile aspettarsi altro da questa remaster. Note positive: il grande schermo aiuta nell’esplorazione, e l’adattamento dei comandi non fa sentire la mancanza delle superfici touch di PS Vita. È anche presente la (spesso sottovalutata) possibilità di riassegnare i pulsanti.

giallo

Ys: Memories of Celceta si affaccia su PlayStation 4 con un vestito vecchio, ma rassettato. Non modifica praticamente nulla, e si presenta con quella che ad oggi si presenta come la miglior via per giocarlo, insieme all’edizione PC – di recente aggiornata con il doppio audio anch’essa. Rimane quindi nel bene e nel male un gioco di otto anni fa, meritevole di conoscenza ma non raccomandabile a chi ha già vissuto questa particolare avventura di Adol nella sua incarnazione originale.

Good

  • La foresta non è affatto un contenitore vuoto.
  • HD e 60 fps, audio giapponese.
  • Combattimento profondo E semplice.

Bad

  • Frame drop intollerabili.
  • Remaster ai minimi termini.
7.5

Luca 'LkMsWb' Balducci
Dai videogiochi al PC, dal PC ai videogiochi: il cerchio è terminato. Convinto PCistamassterrace, cede puntualmente al lato oscuro delle console ad ogni esclusiva degna di nota.