Xenoavventure tirate a lucido

Majkol

Xenoblade Chronicles Definitive Edition

Sviluppatore: Monolith Soft
Distributore: Nintendo
Formato: Digital+retail
Localizzazione: Italiano
Versione Testata: Nintendo Switch
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Comprensibilmente interessati a capitalizzare sul successo riscosso da Xenoblade Chronicles 2, i componenti del team Monolith Soft sono tornati a lavorare sul capostipite della serie. Pubblicato nell’ormai lontano 2010 per Nintendo Wii, Xenoblade Chronicles Definitive Edition è, in sostanza, la versione finale dell’osannata esclusiva Nintendo, arrivata in Occidente solo grazie alla mobilitazione di migliaia di giocatori in tutto il mondo, attraverso l’iniziativa Operation Rainfall, dopo che la branca europea della compagnia si era interessata alla localizzazione senza che quella statunitense se ne interessasse.

Remaster o remake? C’è poco da dire in tal senso: il videogioco è stato ritoccato dalle mani appassionate degli addetti ai lavori storici, ma formalmente non si allontana poi troppo da quanto visto sulla fortunata home console tutta motion control. Se il porting voluto su New Nintendo 3DS fu più una dimostrazione di forza bruta da accompagnare al lancio dell’ennesima revisione dell’handheld giapponese, Definitive Edition è invece una revisione più approfondita e fortunatamente va a correggere le criticità che accompagnavano l’opera originale, senza rimescolare troppo le carte in tavola.
Xenoblade Chronicles era un JRPG atipico per l’epoca e ancora oggi l’ormai serie, vanta delle caratteristiche piuttosto uniche: ispirato alle logiche ludiche che normalmente dominano i titoli MMO, il nuovo frutto dell’intelletto di Tetsuya Takahashi (Final Fantasy VI, Xenogears, Xenosaga) si allontana con decisione dalla linearità dei cinematic RPG celebrati dagli alti valori di produzione di Square Enix, e dei suoi stessi passati lavori, per interessarsi a calare i giocatori in giganteschi mondi esplorabili ricchi di atmosfera, in cui il tessuto sociale è in qualche modo influenzabile attraverso interazioni sommarie e quest secondarie. Se la luce dei riflettori è quindi puntata su una formula esplorativa baciata da un level design ambizioso e da una direzione artistica che a distanza di oltre dieci anni rimane praticamente imbattuta o irreplicata – paradossalmente rivaleggiata solo dai suoi stessi seguiti –, le tematiche e le influenze filosofiche tipiche della tradizione gnostica tanto care a Takahashi e alla consorte Soraya Saga tornano in punta di piedi, rimanendo solamente sullo sfondo senza essere esplorate visceralmente, come invece ci si aspetterebbe dall’opera di un autore di questa caratura. D’altronde, con il progredire della storia, appare evidente che il coinvolgimento di Takahashi nella scrittura sia ben più limitato di quanto la stampa specializzata ami professare.

Xenoblade Chronicles non va inteso come sequel spirituale di Xenogears e tantomeno di Xenosaga, d’altronde la sua stessa struttura ludica è agli antipodi di quella dei precedenti progetti fallimentari dello sceneggiatore e designer nipponico, tanto che guardando al passato sembra quasi rammaricarsi della loro qualità. Eppure, dietro a un impianto narrativo estremamente classico seppur non privo di colpi di scena, è possibile scorgere un’innegabile sensibilità e un profondo rispetto per gli eroi protagonisti della sua narrativa: sembra infatti incredibile che personaggi caratterizzati con cura e delicatezza come Fiora o Melia rappresentino lo starting point di una serie che, in quanto a rappresentazione femminile, si è ormai rassegnata a inseguire i tropi più imbarazzanti dell’animazione giapponese.

Definitive Edition introduce uno scenario aggiuntivo intitolato “Future Connected” accessibile fin dal primo avvio del gioco, in modo da offrire sin da subito qualcosa di nuovo gli appassionati già familiari con la storia originale. Questo è ambientato dopo la conclusione della campagna principale, in un’area mai utilizzata nell’edizione Wii ma già presente nel codice del gioco. Introduce qualche leggera modifica del gameplay e vede il ritorno del protagonista maschile accompagnato dalla regale Melia, trattandosi sostanzialmente di un modo per mettere una pezza alla conclusione della sua storyline, giudicata dagli stessi creatori irrisolta e, forse, un po’ triste nella sua sintesi sbrigativa. In questo capitolo aggiuntivo, della durata di una decina di ore, fanno la comparsa due nuovi comprimari che, pur essendo a livello squisitamente ludico due cloni di precedenti componenti del party, grazie alla loro innocenza regalano un indovinato strategemma attraverso il quale è possibile indagare il futuro del mondo di Xenoblade Chronicles dagli occhi della nuova generazione. Nulla che in qualche modo interessi la continuità fra il titolo in questione e il suo sequel (malgrado il titolo “Future Connected” facesse pensare il contrario), ma può essere che i concetti introdotti in questa sede vadano a giocare un ruolo in un ipotetico – e a dire il vero, scontato – terzo episodio della saga.

Per quanto riguarda l’opera di rimasterizzazione, il comparto artistico è stato rivalutato attraverso nuovi modelli 3D dei personaggi che fanno un po’ rimpiangere l’unicità rappresentata dalla commistione fra geometrie low-poly e texture acquerello dei precedenti, anche se, come ammesso dallo stesso staff, erano innegabilmente bruttini da vedere. Questa nuovo stile grafico voluto per i volti principali, ahinoi non paragonabile all’eccellente incursione di Kunihiko Tanaka al character design in Xenoblade Chronicles 2, è in linea con lo stile anime giapponese apprezzato dagli amanti del fortunato sequel, senza però soffrire della stessa indigestione di influenze artistiche di più character designer rimescolate assieme.

La seconda opinione

Rimettere mano ad un titolo “storico” come Xenoblade Chronicles è sempre un rischio. Se da una parte hai parecchia gente già di base disposta ad acquistare il gioco in virtù del suo valore ben noto, dall’altra rischi concretamente di disattendere le alte aspettative dei fan. Xenoblade Chronicles: Definitive Edition è il classico esempio di remastered che si regge in gran parte sul valore intrinseco dell’opera originale, nonostante alcune migliorie. Bad clipping visibile anche a breve distanza (per dirne una, Zelda BOTW aveva maggior risoluzione ed il problema non era così incisivo) texture di qualità variabile e la storia della “risoluzione dinamica” sia in docked che in portatile per garantire i 30 fps sono solo alcuni dei problemi tecnici riscontrabili. Stiamo parlando di Monolith Soft, un team esperto che dovrebbe consegnare lavori decisamente migliori. Non va dimenticato che si parla di una versione remastered, dove il comparto tecnico è assai più incisivo in termini di valutazione finale. Xenoblade Chronicles: Definitive Edition rimane un ottimo ed “atipico” JRPG principalmente grazie alle sue componenti classiche, che nulla hanno a che fare con l’operazione remastered.

Simone Granata

Voto: 7.5

Questa riedizione per Nintendo Switch propone doppiaggio bilingue e la possibilità di scegliere fra colonna sonora originale o una versione registrata ex-novo: in entrambi i casi la sinergia creatasi fra Yoko Shimomura, Yasunori Mitsuda, Manami Kiyota e il gruppo musicale ACE+ è di una qualità talmente alta che è difficile rimanere delusi (solo io avverto qualcosa ispirato a Danny Elfman qui?). Sfruttando una risoluzione dinamica, Xenoblade Chronicles Definitive Edition riesce nell’obiettivo di girare ad un framerate granitico di 30 fps, ma sia in modalità docked che in quella portatile la qualità visiva soffre degli stessi problemi riscontrati da Digital Foundry nel sequel. Difficile imputare tutta la colpa di questo deludente risultato al lavoro di Monolith Soft, soprattutto quando anche Xenoblade Chronicles X aveva già dimostrato come fossero solo gli hardware Nintendo l’unica cosa ad azzoppare la validità di overworld praticamente senza rivali in ambito JRPG, ma in sostanza in modalità portatile ci si potrebbe talvolta trovare di fronte a scene renderizzate a 378p (la versione 3DS girava a 240p). La mia esperienza di gioco di oltre 70 ore, su televisore OLED 50 pollici 4k, è riuscita comunque a convincermi della validità dell’opera di rimasterizzazione, forte soprattutto di cinematiche tirate a lucido, di ambienti maggiormente dettagliati e di un nuovo sistema di gestione delle luci capace di rendere ogni incursione notturna nella piana di Gaur un vero e proprio spettacolo per gli occhi. I limiti tecnici sono evidenti, ma mi verrebbe da dire che lo stesso è riscontrabile in qualsiasi porting di gioco open world su ibrida Nintendo.

Tengo a precisare, infine, che alla luce degli enormi passi avanti in fatto di opzioni quality of life e design dell’interfaccia utente, Xenoblade Chronicles Definitive Edition è da intendere come l’unica e sola versione del gioco davvero consigliabile a chiunque voglia toccare con mano l’universo mastodontico rappresentato da Monolith Soft e dai suoi level designer. Al netto dell’introduzione di facilitazioni per chi fosse di fretta, di nuovi orpelli estetici con cui agghindare i personaggi e di un’inedita modalità con cui scalare i livelli dei personaggi per chi fosse interessato a un livello di sfida più alto, meccanicamente il gioco è lo stesso di dieci anni fa, nei suoi pregi e nei suoi difetti, ma se non altro la sua smisurata mole di fetch quest tutte uguali di ispirazione MMORPG può essere affrontata con l’ausilio di un’interfaccia che, finalmente, ne segnala efficacemente il posizionamento. Se le aggiunte contenutistiche sono destinate soprattutto agli appassionati irriducibili e ad accogliere incuriositi neofiti, le migliorie a ciò che già di potenzialmente buono c’era non possono che rappresentare la ciliegina sulla torta.

verde

7.8

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.