WONDER GIRL IN RETRO WORLD

Wonder Boy: Asha in Monster World

Sviluppatore: Artdink
Distributore: Inin Games
Formato: Digital+retail
Localizzazione: Italiano
Versione Testata: PS4
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Correva l’anno 1986, il Muro di Berlino separava ancora la Germania tra Est e Ovest, e forse la maggior parte dei lettori di questa recensione non era nemmeno in programma. Nel cuore del Giappone, il team di tre persone che componeva la software house Escape (poi diventata Westone Bit Entertainment) aveva appena terminato lo sviluppo del primo capitolo di quella che, a loro insaputa, sarebbe diventata una delle serie seminali della storia del videogioco: Wonder Boy.

Pubblicate sotto l’egida di Sega, dapprima solo per cabinato arcade ma presto anche per (quasi) tutti i dispositivi domestici, le avventure di TomTom – il titolare Ragazzo delle Meraviglie – si sono presto moltiplicate. I numerosi seguiti di successo e dal gameplay sempre più complessi sono passati da un setting preistorico a uno medievale e hanno introdotto elementi RPG allo scopo di completare l’identità essenzialmente platform del titolo originale.

Wonder Boy: Asha in Monster World è solo l’ultimo della lunga serie di remaster, riedizioni e revival che hanno rilanciato il franchise negli ultimi anni. Dopo il successo di Wonder Boy: The Dragon’s Trap, magistralmente trasposto da DotEmu (anche se non molto amato da alcuni di noi in redazione), e dopo il ritorno alla regia di Ryuichi Nishizawa con l’apprezzato capitolo inedito Monster Boy and the Cursed Kingdom sviluppato da The Game Atelier, il remake di questo quarto capitolo è stato affidato alle cure dello studio Artdink e pubblicato da ININ Games.

Wonder Boy Asha in Monster World - Recensione || GeekGamer.it

SABBIA, LAMPADE E DJINN

Il preambolo narrativo, inalterato rispetto alla versione originale del gioco, non è certamente dei più complessi: Asha è una giovane spadaccina chiamata all’azione da una misteriosa voce che la esorta a prepararsi a fronteggiare una calamità che sta per abbattersi sul suo regno. Accompagnata dall’adorabile compagno d’avventura e mascotte Pepelogoo, Asha raggiunge l’arabeggiante città di Rapadagna, centro nevralgico del gioco oltre che funzionale zona hub da cui avventurarsi nei diversi stage del gioco alla ricerca degli spiriti elementali scomparsi.

Le edizioni retail del videogioco includono anche la versione emulata alla perfezione di Monster World IV.

Proprio la cittadella centrale, originariamente impostata su due livelli di paralasse diversi, vede il maggior cambiamento di design in questa riedizione moderna del gioco: il cambio tra un piano è l’altro è sostituito dalla ben più semplice possibilità di muoversi in profondità nello spazio tridimensionale, rendendo l’esplorazione forzata tra un dungeon e l’altro molto più piacevole.

Una volta equipaggiata la sciabola e imboccata la strada per il primo dungeon ci si rende conto che le meccaniche di gioco (a patto di non attivare la modalità facile, che aggiunge diverse funzioni per semplificare la vita ai nuovi arrivati) sono uscite quasi intoccate dall’operazione di remastering, aggiungendo alle opzioni a disposizione di Asha solo un colpo magico utilizzabile solo dopo aver sconfitto un determinato numero di nemici. L’utilizzo sapiente della sciabola e dello scudo rende il completamento dei primi stage del gioco quasi una formalità, ma l’arretratezza del gameplay e una curva di difficoltà sbilanciata rendono gli ultimi livelli piuttosto frustranti: i frame di invincibilità che seguono un danno ricevuto sono davvero troppo pochi e l’effetto knockback dei colpi avversari ha la tendenza a far scivolare la protagonista nei vari pozzi senza fondo disseminati per i livelli.

L’elemento di gameplay più importante del gioco è senza dubbio proprio l’adorabile mascotte volante, utilizzabile sia per raccogliere le monete sparse nei livelli che per realizzare doppi salti e parare palle di fuoco.

Il vero punto di forza di Wonder Boy: Asha in Monster World era ed è tuttora il design labirintico dei vari dungeon (ognuno caratterizzato dall’elemento corrispondente allo spirito che vi è recluso), i piccoli enigmi da risolvere con l’aiuto di Pepelogoo e i collezionabili da nascondere esplorando ogni vicolo cieco e ogni centimetro degli stage.

Il gioco originale brillava sul piano estetico grazie a sprite ricchissimi di carattere e a un lavoro certosino nel disegnare e animare gli sfondi – facendo sapiente uso dei numerosi effetti che il Sega Genesis (da noi Mega Drive) rendeva possibili. Sorprende constatare come per Wonder Boy: Asha in Monster Land si sia scelto di ricreare il mondo di gioco non tramite dei modelli 2D disegnati a mano – come già in Dragon’s Trap e Monster Kingdom – ma attraverso l’utilizzo di modelli tridimensionali “cartoonizzati” da un grossolano cel-shading.

Wonder Boy Asha in Monster World - Recensione || GeekGamer.it

A fare le spese di questa scelta, dettata indubbiamente anche dalle limitazioni economiche e temporali, è proprio l’atmosfera del titolo: avviare la versione del 1994, scaricabile tramite un codice incluso unicamente nell’edizione retail del gioco, dà l’impressione che questo remake manchi di quell’amore e di quella cura che invece non difettavano di certo nell’opera originale.

Sostanzialmente una Shantae ante-litteram.

Sostanzialmente una Shantae ante litteram.

Molte delle idee di design più discutibili, come la fastidiosa animazione di Asha che sculetta per un paio di secondi ogni volta che si apre uno dei tantissimi forzieri, o l’eccessivo ricorso al backtracking attraverso livelli ormai privi di nemici, rappresentavano già un passo indietro nel 1994, e vederli riproposti in modo palmare nel 2021 non può che far sospirare chiunque si sia abituato alle migliorie e alla longevità di Dragon’s Trap e Cursed Kingdom.

Una volta completata la trama principale del gioco (bastano cinque o sei ore) e raccolte tutte le gocce di vita e l’oro necessario ad acquistare ogni arma e armatura, Wonder Boy: Asha in Monster World esaurisce la sua funzione e non offre alcun incentivo che spinga a rigiocarlo.

Per fortuna, il comparto sonoro recupera le melodie ripetitive e ipnotiche che caratterizzavano il titolo originale e le svecchia considerevolmente, rendendo l’esperienza auditiva assai più gradevole. Il parlato si limita a poche linee di dialogo che conservano il doppiaggio originale giapponese accompagnato da sottotitoli in italiano.

semafori indie-02

Wonder boy: Asha in Monster World sembra afflitto dalla maledizione di non riuscire a tenere il passo con i capitoli precedenti della saga, e ancor meno dell’uscita originale nel 1994. Dopo il successo di pubblico e critica ottenuto da Wonder Boy: The Dragon’s Trap e Monster Boy and the Cursed Kingdom, Asha in Monster World rappresenta un mezzo passo falso per grafica e meccaniche. Nonostante le sue lacune, però, non lo sconsigliamo del tutto: resta pur sempre un modo piacevole per fare un salto nel passato e trascorrere un pomeriggio spensierato.

Good

  • L'ispirata ambientazione arabeggiante.
  • Il design di Asha.
  • Gli enigmi con Pepelogoo.

Bad

  • Il cel shading di bassa qualità.
  • Il noiosissimo backtracking.
  • Gli improvvisi picchi di difficoltà.
6.5

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.