La morte è selvaggia come il Far West

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West of dead

West of Dead

Sviluppatore: Upstream Arcade
Distributore: Raw Fury
Formato: Digital
Localizzazione: Italiano (sottotitoli)
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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West of Dead è un titolo roguelite sviluppato dallo studio Upstream Arcade che si è rivelato una vera chicca per gli appassionati del genere. West of DeadPrima di cominciare a parlarne, è necessaria tuttavia una premessa riguardo il sottoscritto: sono un vero e proprio newbie dei titoli roguelike e roguelite: se si eccettua qualche sporadica partita a The Bind of Isaac, non posso certo dirmi né un esperto né un appassionato di giochi di questo tipo. Ciò nonostante, l’esperienza con West of Dead si è rivelata interessante e coinvolgente, una volta avuto il tempo di ambientarmi e di capirne le meccaniche.

Anzitutto, l’ambientazione e il protagonista sono estremamente accattivanti. Non sappiamo nulla dell’eroe che siamo chiamati a guidare: chi sia, come sia finito lì o perché. Sappiamo solo che, appena morto, si è ritrovato all’interno di un mondo polveroso e solitario, dotato dell’aspetto di Ghost Rider ma vestito da cowboy: il teschio fiammeggiante che ha come testa richiama particolarmente il famoso anti eroe. Con voce lenta e profonda, degna del Clint Eastwood negli anni d’oro, ci informa che quella sarà solo la prima delle molte morti che lo aspettano. Una vera gioia, insomma. Cominciamo quindi l’esplorazione di un mondo labirintico chiamato Purgatory, mentre il gioco ci introduce ai comandi di base. Recuperate le prime armi fornite casualmente (quasi sempre una pistola a corto raggio e un fucile a lungo raggio), il protagonista si fa largo fra strane creature simili a zombie, bestie e soldati armati. Subito dopo, una volta entrati in un’enorme stanza buia, un grosso demone cornuto ci affetta con un solo colpo, ponendo fine alla nostra prima breve “vita” da morto.

West of DeadLa spiegazione è semplice: questo era solo il tutorial. Ghost-Eastwood si risveglia infatti in un saloon, all’interno del quale troviamo solo il barista: ogni volta che moriremo, ricominceremo da qui. E ogni volta, il barista avrà un consiglio o un commento lapidario da propinarci. Uscendo dal saloon riparte il gioco: si recuperano le armi di partenza, e si ritorna nel Far West zombie nel quale ci siamo disgraziatamente risvegliati. Nel corso del suo viaggio, stanza dopo stanza, corridoio dopo corridoio, mostro dopo mostro, l’eroe incontra numerosi personaggi che definire “particolari” è dir poco. Tra i più importanti troviamo un mercante sempre nascosto in qualche punto del labirinto per ogni livello che attraverseremo, e che ci permette di ottenere armi e potenziamenti da usare in gioco. L’altra è una strega che incontriamo solo nei momenti di passaggio tra un livello e il successivo e che ci permette di sbloccare abilità e potenziamenti per il personaggio.
Il mondo di gioco è dipinto con un ottimo cel-shading fumettistico. Di livello in livello, l’estetica generale e il level design propongono lievi ma significative modifiche, introducendo sia dettagli meramente cosmetici come la neve, sia interattivi come piani a diverse altezze sui quali è possibile salire attraverso delle scalette, magari per guadagnare il vantaggio tattico dell’altezza o per recuperare oggetti nascosti.
Purtroppo, o per fortuna, non c’è molto altro da dire sulla trama: lo scopo del gioco è sopravvivere, e vi assicuro che non è semplice. Quello che occorre fare è cercare di accompagnare il protagonista alla fine del suo viaggio, al termine del quale si riuscirà a scoprire, forse, lo scopo della sua missione. Dico “forse” perché, lo confesso, non sono riuscito ad andare molto avanti: anche nelle mie migliori run, ho faticato non poco a finire il secondo livello – probabilmente per colpa della mia inesperienza con giochi di questo tipo. Ciò nonostante, non mi sono quasi mai sentito frustrato: la sensazione di crescita del personaggio, rinascita dopo rinascita, insieme alla soddisfazione di vedermi migliorare nella tattica di gioco partita dopo partita, sono stati comunque sufficienti. Immagino sia questo lo spirito dei roguelite ben fatti.

Una nota a parte va infine dedicata al comparto musicale: di per sé è ben fatto, con un tema di fondo ricorrente che contribuisce a creare l’atmosfera giusta. Per contro, i livelli sono piuttosto lunghi e, considerando anche la frequenza delle morti, il tema musicale rischia di diventare ripetitivo. Una maggiore varietà sarebbe stata apprezzabile.

West of Dead

UN ROGUELITE CHE HA FATTO TUTTI I COMPITINI

Stiamo parlando di un titolo con una trama piuttosto semplice, che punta sull’atmosfera e sul carisma del suo protagonista, e soprattutto sulle meccaniche di gioco e sul gameplay. In quanto roguelite, West of Dead castiga brutalmente il giocatore facendolo ricominciare l’avventura dopo ogni sconfitta, ma lo ricompensa in parte lasciandogli qualcosa di utile per le run successive. Naturalmente, il livello del personaggio viene azzerato e le armi messe a disposizione tornano a livello 1.
West of deadIl gioco propone infatti una componente simil-ruolistica, consentendo al personaggio di crescere di livello in tre diverse aree e garantendogli miglioramenti nella costituzione, nella resistenza ai colpi, nei danni con armi da fuoco o armi da mischia, e cosi via. La possibilità di scelta resta comunque piuttosto limitata e non ci sono punti esperienza da guadagnare e poi reinvestire: per far salire di livello il personaggio è necessario trovare alcuni misteriosi altari luminescenti sparsi per i livelli, al cospetto dei quali è possibile procedere con la scelta. Uccidendo i nemici e rompendo delle gabbie, è possibile inoltre raccogliere ferro e punti peccato. Il primo è una specie di valuta di Purgatory, spendibile presso il mercante per pagare nuove armi e potenziamenti. I secondi rappresentano invece il peccato che intacca la nostra anima durante il viaggio: al termine di un livello e prima di entrare nel successivo, grazie all’aiuto della strega potremo “purificarci” spendendo i punti peccato in potenziamenti che rimarranno parte del personaggio anche in caso di morte. Ad ogni partita, insomma, è possibile tentare la sorte con un personaggio leggermente migliore, aumentando, seppur di poco, le probabilità di arrivare più in là con l’avventura. Come ormai d’ordinanza nel genere, i livelli sono generati proceduralmente: ciò aumenta enormemente la rigiocabilità del titolo, ma tende spesso a renderne variabile anche la difficoltà, senza che vi sia possibilità di controllo da parte nostra.

Anche le armi, come accennato prima, hanno un loro “livello”. Avanzando nel gioco è possibile trovare scrigni abbandonati con armi più potenti delle precedenti, oppure comprare armi di livello più elevato dal mercante. Attenzione però: non è possibile portare più di due armi da fuoco alla volta, quindi ogni volta dovrete rinunciare a qualcosa che già portate con voi in favore della nuova arma. I parametri da valutare saranno effetti particolari che può sortire l’arma, la cadenza di fuoco, o il numero di colpi disponibili prima di ricaricare. Allo stesso modo, è possibile anche raccogliere oggetti dalle caratteristiche particolari, o armi da mischia nel disgraziato caso in cui ci si ritrovi coinvolti in uno scontro ravvicinato. Cosa che consiglio caldamente di evitare.

Molto varia anche la “fauna” nemica di Purgatory, spesso ispirata agli horror più classici o alla mitologia del deserto e alla cultura popolare. Ogni nemico ha un suo modo di muoversi, un suo modo di attaccare e di difendersi. Per esempio, i soldati sono dotati di fucile, quindi colpiscono anche da lontano, ma si può approfittare della pausa che prendono per ricaricare. Poi ci sono gli zombie che lanciano dinamite: hanno un raggio di lancio limitato, ma possono essere letali. E, ancora, ci sono cani zombie che attaccano solo da distanza ravvicinata e corpo a corpo. Sono veloci e il loro colpo è in grado di infliggere molti danni, ma con il giusto tempismo è piuttosto semplice schivarli.

verde

A conti fatti, West of Dead è un titolo di buona caratura. Quelli che potrebbero essere considerati i suoi “contro” in realtà sono proprio i “pro” che qualsiasi appassionato di roguelike cerca in un titolo simile. In sostanza, non è un gioco che si può affrontare per una “partita veloce” durante una pausa, perché l’idea di fondo è quella di finire l’intera avventura in una sola run senza morire mai – anche considerando che non è consentito il salvataggio.
Complice il fatto che il titolo non fornisce alcun aiuto oltre a quelli già discussi, il resto dipende da che tipo di giocatore siete: potreste precipitare in un abisso di frustrazione o, al contrario, esaltarvi come non mai.
L’acquisto a prezzo pieno è quindi consigliato, ma solo agli amanti del genere: considerando che non sono molti i titoli di questo genere che possano garantire una vera qualità, se piace l’ambientazione West of Dead vale davvero la pena di essere provato. Per contro, se odiate l’idea di ricominciare infinite volte dall’inizio, o di sbattere la testa per giorni sullo stesso livello perché non riuscite a progredire abbastanza, lasciate perdere. Potreste valutare l’acquisto a prezzo scontato, invece, se vi piace comunque tentare di sfidare voi stessi e le vostre abilità: Purgatory si farà trovare pronto.

Good

  • Ambientazione e protagonista accattivanti ed originali
  • Elevata rigiocabilità
  • Marcato elemento tattico, nello sfruttare l’ambiente e le armi a disposizione

Bad

  • Colonna sonora ripetitiva
  • Alla lunga può essere frustrante e scoraggiante
7.2

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La mia passione in realtà è per le storie. Per questo fin da piccolo ho amato i libri, i fumetti e il cinema. I videogames sono per me un'altra porta d'accesso, attraverso la quale mi lascio trascinare dentro dai loro personaggi e dalle loro ambientazioni, vivendo molte vite in molti mondi diversi...