Minimo impegno, massima resa

Virtua Fighter 5 Ultimate Showdown cover

Virtua Fighter 5 Ultimate Showdown

Sviluppatore: SEGA AM2, Ryu Ga Gotoku Studio
Distributore: SEGA
Formato: Digital
Localizzazione: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

È sempre difficile credere nel ritorno effettivo di IP sopite ormai da anni, ma se c’è una software house che in tempi recenti si è distinta per la chiara volontà di recuperare i suoi marchi storici più amati, quella è certamente SEGA. Se in tempi recenti si è tornati a parlare di Sakura Wars, Alex Kidd, Streets of Rage e Wonder Boy (o Monster World) è proprio perché la casa di Sonic si è evidentemente accorta di avere tra le mani alcuni dei marchi più amati e conosciuti degli anni ‘90. Alcuni di questi videogiochi sono stati prodotti da team esterni, come ad esempio Panzer Dragoon e i suoi remake affidati agli sviluppatori polacchi di MegaPixel Studio (segnatevi il nome, perché tornerà spesso in futuro); altri sono invece rimasti sotto l’ala di team interni, per garantire agli appassionati un sapore autentico che certamente sviluppatori terzi non sarebbero stati in grado di offrire. Forse l’unica eccezione alla regola rimane il tanto dibattuto ritorno di Shenmue 3 in seno a Ys Net, software house sicuramente esterna a SEGA, ma fondata e diretta da Yu Suzuki, creatore della serie.

E sempre in tema Suzuki, fa sorridere che il grande ritorno di Virtua Fighter, con Virtua Fighter 5 Ultimate Showdown, sembri un’operazione non poi così differente dal tanto criticato terzo episodio di Shenmue: una rivalutazione di idee e concept vecchi quasi 15 anni, rimescolati e rivenduti al pubblico senza minimamente offrire, in proporzione, i grandi valori di produzione di un tempo. E se per Shenmue 3 l’operazione può essere tutto sommato gradita, date le sue urgenze focalizzate all’aspetto narrativo dell’esperienza, il seminale picchiaduro di SEGA si affaccia in un contesto dominato da una concorrenza ben diversa da quella del 2007, all’epoca di PlayStation e Xbox 360.

UN CLASSICO PERFEZIONATO?

Parto col dire che il nome con cui è commercializzato Virtua Fighter 5 Ultimate Showdown è “Virtua Fighter 5 eSports”, che più che un titolo pare una chiara dichiarazione d’intenti: ravvivare il brand consacrandolo alla sempre più crescente scena competitiva internazionale. Il nome occidentale, invece, fa riferimento a Virtua Fighter 5 Final Showdown, ultimo aggiornamento reso disponibile per Xbox 360 e PlayStation 3 nell’ormai lontano 2012, che è poi lo stesso gioco che sto prendendo in esame. Dico questo perché Ultimate Showdown presenta due grandi differenze rispetto a Final Showdown, ma rimangono tutte prettamente estetiche: si tratta, di fatto, del medesimo gioco.
Ciò significa che, oggi come ieri, il quinto capitolo della serie porta un cast di venti lottatori, tutti estremamente differenziati, pronti a sfidarsi senza esclusione di colpi, grazie a tecniche marziali riprodotte fedelmente dalla realtà mediante motion capture. Il classico sistema a tre pulsanti della saga rimane centrale, così come il ritmo dell’azione che permette una pianificazione strategica a cui va affiancato un parco mosse incredibilmente florido e variegato. I pulsanti di calcio, guardia e pugno possono essere infatti combinati anche con i comandi direzionali, dando vita a movimenti realistici che, se approfonditi nella buona modalità allenamento, permettono di accedere a un numero di combo veramente incredibile. Per fare un esempio: uno dei combattenti, Shun Di, ha accesso a 249 mosse contro le 179 a disposizione di King in Tekken 7, personaggio col maggior numero di attacchi in un picchiaduro oltretutto a quattro pulsanti.

Il realismo degli scontri, che da sempre caratterizza Virtua Fighter e il suo cast di protagonisti rispetto alle altre serie di picchiaduro giapponesi, si manifesta anche nel ritorno di arene che contemplano la possibilità di ring out. A scontro iniziato, e una volta giudicata la capacità dell’avversario, sarà opportuno capire se ricorrere alla possibilità di scaraventarlo fuori dall’arena per giungere all’agognata vittoria. Essendo poi l’ultima versione di un videogioco pubblicato nel 2006 è chiaro che gli aggiornamenti a livello di bilanciamento sono tali da garantire un’esperienza di gioco assolutamente rodata e affidabile.

Cosa distingue, quindi, questa versione dalla precedente? È presto detto: una nuova colonna sonora affiancata da una rinnovata veste grafica, questa volta baciata dal Dragon Engine della serie Yakuza. Per il resto, interfaccia a parte, stiamo ancora giocando alla stessa versione pubblicata nel 2012, che già all’epoca venne criticata per aver eliminato dall’offerta tutte le componenti single player. Non che fosse una sorpresa: Final Showdown era un picchiaduro votato esclusivamente all’esperienza online, proponendo tantissime opzioni di personalizzazione dei propri combattenti (espandibili tramite DLC) e un netcode più che sufficiente per l’epoca per permettere un’agile fruizione del multiplayer.

Sarah ha subito un redesign radicale del volto, tanto da farla sembrare un’altra persona.

Virtua Fighter 5 Ultimate Showdown ricomincia da qui, da dove lo avevamo lasciato nel 2012, forte di una versione accessibile a tutti i sottoscrittori di abbonamento PS Plus e di un pacchetto DLC a pagamento che celebra la memoria del brand con skin low-poly ispirate al look del primo Virtua Fighter, comprendendo anche le colonne sonore dei precedenti capitoli. Per il resto, il gioco non solo non è cambiato di una virgola, ma propone anche meno opzioni di personalizzazione dei personaggi: d’altronde gli asset di accessori, costumi e capigliature devono essere realizzati da zero per combaciare con il rinnovato livello di dettaglio dei protagonisti. Inutile specificarlo, si tratta di un’occasione di guadagno mediante pacchetti DLC che non verrà certamente sprecata dall’etichetta giapponese. Bisogna anche riconoscere che l’aggiornamento grafico risulta certamente apprezzabile soprattutto su alcuni personaggi, che risultano ora effettivamente ricalcati sugli artwork promozionali diffusi un decennio fa. Altri, invece, sembrano essere stati modificati senza tenere conto di inquadrature e animazioni, che li immortalano in espressioni e smorfie innaturali; in alcuni, addirittura, sembrano essere stati ridisegnati senza tenere conto del loro character design originale, di fatto risultando completamente differenti. A questo, si unisce il doppiaggio originale, del quale si può dire di tutto tranne che sia invecchiato bene – e che in gran parte è stato riutilizzato anche da Dead or Alive 5… ma quanto costa registrare tre battute per personaggio, mi chiedo?

Sarebbe tutto comunque accettabile se non ci fosse un altro, grande problema per il quale non può esistere alcuna patch correttiva: l’esperienza online è rimasta quella del videogioco del 2012. Ora, il netcode di Virtua Fighter 5 Ultimate Showdown non dà particolari noie a persone geograficamente vicine, e questo ben si sposa all’utenza fatta di appassionati giapponesi. La questione si fa più seria quando lo spettro d’interesse si allarga alla popolazione mondiale, e in tal senso è davvero difficile comprendere come SEGA abbia del tutto ignorato il fatto che un videogioco con “eSports” nel titolo e che deve essere giocato principalmente online, necessiti anche di un netcode quantomeno commisurato alla sua ambizione. Al giorno d’oggi il videogioco online, specialmente nell’ambito dei picchiaduro, si è evoluto in direzioni che permettono un’esperienza in rete serena e solida, ma evidentemente l’azienda giapponese ha dato per scontato che l’interesse si sarebbe manifestato solamente in madre patria.

Detto questo, Virtua Fighter 5 Ultimate Showdown offre un’esperienza di gioco in rete assolutamente discontinua, con sessioni di gioco sufficientemente solide affiancate ad altre funestate da rallentamenti, input lag e addirittura disconnessioni improvvise. A questo, si unisce un matchmaking dal quale si percepisce una situazione davvero desolante: a volte fra un match e l’altro è possibile che si debba attendere più di cinque minuti in compagnia di un triste bot d’allenamento. È possibile lanciarsi in una modalità a stanze, che permette anche l’organizzazione di tornei ad eliminazione. Questa è stata aggiornata solamente in una seconda fase per offrire ai giocatori la possibilità di ricercare i propri amici (una svista inspiegabile), ma nel momento in cui scrivo non è possibile organizzare match privati. Ovviamente la qualità dell’esperienza varia grandemente a seconda del numero di giocatori che geograficamente si trovano nelle vicinanze, ma insomma… per un videogioco dichiaratamente votato al multiplayer online, SEGA non si è nemmeno preoccupata di realizzare il minimo indispensabile.

giallo

Gli sforzi congiunti dei membri rimasti nel team SEGA AM2 di SEGA e del Ryu Ga Gotoku Studio per riportare in auge Virtua Fighter 5 Ultimate Showdown sono evidenti, ma è difficile comprendere come un’eccellenza del genere picchiaduro possa essere proposta al giorno d’oggi a queste condizioni senza uno sforzo produttivo che vada oltre una riverniciata agli asset tridimensionali. Per assurdo, avrebbe avuto maggiormente senso proporre la mise grafica originale, ma investire maggiormente sulla componente online dell’esperienza, magari cercando di elaborare un Quest Mode single player all’altezza di quelli apprezzati in passato. Certo, si sarebbe potuto fare così, ma poi non si sarebbero potuti vendere i pacchetti di costumini a 9,99€ cadauno.

Good

  • È Virtua Fighter.
  • Gratuito per gli abbonati PlayStation Plus.
  • Aggiornamento grafico eseguito con criterio...

Bad

  • …ma a volte poco fedele all’originale…
  • …e a cui consegue l’assenza di tutti i vestiti, accessori e capigliature del gioco originale.
  • Infrastruttura online non all’altezza.
  • Single Player praticamente inesistente.
  • Prepariamoci ai costumini DLC.
6.5

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.