Fino a quando, Catilina, abuserai ancora del 4k?

immaginetta rome

Total War: Rome Remastered

Sviluppatore: Creative Assembly / Feral Interactive
Distributore: Sega
Formato: Digital
Localizzazione: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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Humble Bundle

Alla sua uscita nel 2001 Rome: Total War (che era scritto proprio così, invertito rispetto ad adesso) rappresentò, al terzo tentativo, la consacrazione di Creative Assembly e il vero decollo della serie Total War, dopo il seminale Shogun e il consolidamento ancora imperfetto del seguito Medieval. Si trattava, allora, di un titolo ben più distintivo di adesso: da un lato c’era un ristagno dei generi 4x e gestionali, specie se di ambientazione storica, con Sierra che dava ormai segni di stanchezza con la serie di Caesar e la Firaxis di Sid Meier incapace di bissare il successo di Alpha Centauri e ancora lontana da quel Civilization IV che sarebbe stata la sua nuova alba; dall’altro gli strategici in tempo reale e derivati erano in stato di inflazione, con titoli anche ben fatti e di successo ma che tendevano troppo a ripetersi (da Age of Empires II a Stronghold c’era un gran salto, immagino). Total War, è ben noto, si inseriva proprio nel mezzo, con una mappa gestionale debitrice chiaramente di Civilization ma soprattutto di quel sistema “senza casellario”, con la mappa divisa solo macroscopicamente in province, sullo stile di grandi vecchi come i multievento Defender of the Crown e Centurion, e che avrebbe trovato il suo campione proprio in quel periodo nella serie Europa Universalis. Nel mezzo, dicevamo, grazie anche ai caratteristici scontri campali, vero marchio di fabbrica della serie, in tempo reale e con pausa tattica. Ciliegina sulla torta, il recupero delle velleità di ricostruzione storica, per quanto solo fino a un certa; unita in seguito a una diversificazione assicurata dal dittico, in procinto di farsi trittico, di Total War: Warhammer.

Fatto è che Rome recuperava un’ambientazione a quel punto senza rappresentanza, ancorché sempre apprezzabile, e la inseriva in un gioco solido e, soprattutto, uscito giunto al momento giusto, capace di lanciare definitivamente un brand che, arrivati a oggi, è ormai parte di una catena di montaggio (con tanto di app condivisa tra gli episodi in stile Uplay), forte di un pubblico che non sembra fare mai senza, o perlomeno, sembrava fino a oggi. Solo ora, a vent’anni da quel punto di svolta, il brand inizia a mostrare la corda e a soffrire la concorrenza nella forma di una vera resurrezione del genere 4x, specie a opera di quella Slitherine che sta giusto preparando il colpo del secolo (esageriamo, via) col remake del fondamentale Master of Magic. A generazione remaster – ché questo è – ormai avviata, è il tempo giusto per dare una prova di forza festeggiando il ventennale di Rome con il remaster di prammatica.

Per non dir della pioggia, che aggiunge altro pepe alle zuffe

È presto detto per i fondamentali: il primo elemento sul piatto è il supporto alle nuove risoluzioni, 4k incluso, con tanto di possibilità di scalare la modalità battaglia mettendo più “omini” a rappresentare le unità – cosa che peraltro può mandare in affanno il pathfinding, e ci sono già giocatori su Reddit che considerano ciò un simpatico fattore di difficoltà extra (per parte mia, alzo le mani). Venendo alla sezione gestionale, il remake riprende quasi del tutto la struttura dell’originale, con alcune aggiunte. In primis, ai diplomatici e alle spie si aggiunge l’unità del mercante, risalente al successivo Medieval 2, impiegabile per condurre la guerra anche sul piano commerciale e rimpinguare le nostre casse assumendo il controllo di alcuni nodi di risorse sulla mappa (con le risorse stesse, peraltro, che nella loro disposizione ricalcano abbastanza bene la realtà di allora). In secondo luogo, l’interfaccia è stata ridisegnata per essere più amichevole con i nuovi arrivati e più al passo con i tempi in generale, soprattutto con il sistema di notifiche che impedisce di sprecare azioni nel turno per dimenticanza, e che ormai è uno standard nel genere. Rimarchevole, infine, è il fatto che la campagna base è disponibile per tutte e 16 le civiltà coinvolte nel gioco originale, senza contare le espansioni Barbarian Invasion e Alexander incluse nel pacchetto. Purtroppo, per quanto fosse prevedibile, sono rimaste le musiche originali, latrici di un devastante camp in sandaloni che gela il sangue nelle vene – ma facciamo che su queste cose sono io rompicoglioni, e ha comunque il pregio di poter essere disattivata, via.

Tutto bene quindi? Per carità, sì, ma è evidente da quanto detto sinora che non c’è poi molto di più, e che il tutto ha proprio il carattere di operazione nostalgia che sembrava di prim’acchito: non si vede molto perché non giocare a un episodio più recente della serie, a partire dall’immediatamente successivo e già superiore Medieval 2, se non per un legame d’affetto immarcescibile col gioco originale o per un desiderio ardente di riscoperta di un piccolo classico del passato: la generosa valutazione è da intendersi per chi rientra in queste fattispecie. Tutti gli altri sono invitati a togliere un voto abbondante e a passare il semaforo sul giallo: bel giocone alla fine, che fa quel che promette – ma che tanto ha promesso.

verde

8

Spirito contemplante semilibero, tra il regno degli Asura e il West.