Tra poca luce e tante ombre.

Tormented Souls

Sviluppatore: Dual Effect, Abstract Digital
Distributore: PQube
Formato: Digital+retail
Localizzazione: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Dove posso acquistarlo?

Acquistando videogiochi attraverso questi canali sostieni GeekGamer.it e garantisci la qualità dei suoi contenuti senza alcun sovrapprezzo.

Humble Bundle

Se siete cresciuti con Resident Evil o Silent Hill, recuperare Tormented Souls è un favore che dovete alla vostra anima. Il gioco indie di Dual Effect è un gioiellino dal cuore nostalgico che riporta il giocatore ai tempi dei jump-scare causati dai cambi di schermata e dei lambiccamenti mentali per risolvere l’ennesimo enigma che apre l’ennesima dannata porta chiusa. Nei panni di Caroline Walker – una giovane donna che ha ricevuto una misteriosa fotografia capace di risvegliarle ricordi confusi – entriamo di nostra volontà in un ospedale abbandonato, ritrovandoci immediatamente privi di conoscenza e gravemente menomati.

Nel caso decideste di provare prima di tutto la demo, non lasciatevi scoraggiare dalla sequenza video iniziale, che mostra quelli che sono i più grandi difetti del gioco: una grafica datata e un doppiaggio (in lingua inglese) legnoso. Alla prima vi abituerete presto, mentre la voce dell’interprete per fortuna acquisisce convinzione con il proseguimento della storia. Il gioco colpisce fin dalle prime sequenze controllabili per una semplice caratteristica: Caroline non riesce a muoversi al buio. Rimanere troppo a lungo senza luce la fa cadere preda di creature – o allucinazioni – che pongono rapidamente fine alla sua vita. La necessità di equipaggiare un accendino per muoversi negli ambienti, rinunciando alle armi, fa sentire indifesi in diversi punti, aumentando la tensione e obbligando più volte il giocatore a riflettere su come può far combaciare la necessità di difendersi con il passaggio da una determinata zona buia. In almeno un paio di momenti sarà necessario ricorrere a un poderoso backtracking per superare l’ostacolo.

Paura e nostalgia

La storia si snoda tra passato e presente in maniera letterale: grazie ad alcuni espedienti che non vi riveliamo qui, viaggerete infatti indietro nel tempo, riuscendo a influenzare in maniera sorprendente gli eventi dell’avventura che state vivendo. Sarà un modo per comprendere con chi avete a che fare, oltre che per capire il legame che vi lega a vittime e carnefici dell’ospedale, per quanto non si tratti di nulla che non sia intuibile o che non suoni già visto per chi è appassionato di survival horror. Tormented Souls vuole offrirci una storia dell’orrore che risulti appena plausibile, ma che non aspira ad essere perfetta né rivoluzionaria. Nel momento in cui incontreremo il primo essere umano apparentemente vivo del luogo, per esempio, ci sorgerà naturale domandarci come la protagonista possa credere alla sua versione, dubitando contro ogni logica delle esperienze che ha vissuto sino a quel momento nella villa-ospedale. D’altra parte, ciò che rende interessante il gioco è proprio il suo approccio anni ‘90, a partire dalla difficoltà: non esiste la possibilità di selezionare una modalità facile. Vi ritroverete davanti ad enigmi complessi e soprattutto a una mancanza cronica di munizioni, anche se avrete esplorato ogni angolo esistente per recuperarne. Senza un utilizzo accorto, sarete costretti a combattere unicamente per mezzo di una mazza di ferro che non basterà a evitarvi i colpi più letali. Una buona tecnica per economizzare munizioni è quella di finire il nemico a terra coi colpi di mazza, sperando che non si rialzi mentre lo state uccidendo. Accade una volta su tre, anche quando lo avete prima abbattuto con il potente bossolo di un fucile (arma indispensabile che potete involontariamente mancare, se non esplorate bene ogni zona). Vi è pari scarsità di kit medici o sirighe di morfina, gli unici mezzi disponibili per ripristinare la salute. Se non siete agili e abili a non far avvicinare il nemico prima che vi colpisca, è probabile che dobbiate ricominciare dall’ultimo punto di salvataggio, per tentare un’altra volta di conservare il più possibile salute e munizioni, indispensabili per proseguire nella fase successiva dell’avventura senza finire uccisi al primo scontro.

Queste condizioni ostiche, proprio come negli anni ‘90, aumentano la frustrazione ma vi costringono ad affinare la vostra abilità di videogiocatore. Dopo aver trascorso ore a morire prima, e a consultare la mappa poi, vi scoprirete capaci di muovervi nell’ospedale come se foste a casa vostra, certi di essere oramai al sicuro in alcuni corridoi. Verrete smentiti al successivo passaggio, anche se questo non accade tanto spesso quanto dovrebbe (e forse proprio perciò sorprende maggiormente).
Gli oggetti che raccoglierete durante l’avventura sono spesso da esaminare e l’interazione che è possibile avere con alcuni di essi non è immediata. Potrebbe essere spiazzante – e noiosa – la necessità di muovere un cursore per indicare l’esatto punto da toccare per far cambiare un determinato oggetto in modo da renderlo utilizzabile. Fa parte della difficoltà che il team di sviluppo ha voluto aggiungere per far sì che il giocatore dovesse pensare e agire come se si trovasse nella realtà.

Ogni cosa al momento giusto

Questo intento è presente anche in merito alle tempistiche di utilizzo degli oggetti; per rendere ancora meno lineare la loro funzione, alcuni vi torneranno utili solo in sezioni lontanissime del gioco, dopo che vi sarete quasi dimenticati della loro esistenza.
Tali aspetti, apparentemente solo cosmetici, risultano invece molto importanti poiché capaci di influenzare direttamente il finale. Tormented Souls offre infatti tre possibili conclusioni. Un finale denominato ‘Adoption’, il migliore possibile. Un finale neutro chiamato ‘Forgetfulness’ (dimenticanza – poiché avrete dimenticato di fare una cosa molto importante, suggerita in maniera chiara dalla storia). Infine potrete anche giungere al finale peggiore, ‘Remorse’ (rimpianto). Sopravvivere non è sufficiente per dare una conclusione soddisfacente alla missione intrapresa da Caroline.

Per il miglior finale sarà necessario dotarvi di un particolare oggetto che può passare quasi inosservato. Dovrete inoltre usarlo nel punto giusto, poco prima del grande scontro.
Mi è capitato di dover recuperare un salvataggio precedente, perdendo i progressi di un paio d’ore di gioco, per accedere al finale migliore. Ciò aumenta la longevità del titolo, che per un giocatore esperto si aggira intorno alle dieci ore. Se invece siete abituati alle modalità di gioco semplici, è possibile che ci mettiate anche il doppio del tempo.

Terminando il gioco, pur non avendo ottenuto alcune importanti risposte alle domande che la trama vi ha generato, sarete comunque colti da un senso di completezza e soddisfazione. Soprattutto avrete la sensazione di aver giocato ad un’esperienza nostalgica proveniente da un periodo storico che evidentemente ha ancora qualcosa da dire, in un panorama horror caratterizzato da sofisticatissime esperienze in prima persona pensate per adattarsi al giocatore al punto da privarlo di quell’onore della sconfitta che, una volta superata, offre realmente la sensazione di aver vinto non solo contro una simulazione, ma anche contro se stesso.

Nota finale sui comandi di gioco: sarete adeguatamente istruiti sui tasti da premere per accedere a tutte le funzionalità solo attraverso un’attenta lettura fronte e retro dei documenti disseminati nelle varie aree. Particolarmente importante è la capacità di aprire con un solo tasto la mappa (R3 su Playstation). Dover entrare ogni volta nell’inventario per consultarla è una perdita di tempo che era necessaria nella prima versione del gioco. In seguito, con l’aggiunta di una patch, il problema è stato risolto.

verde

Un’esperienza nostalgica che ha ancora tanto da offrire. In un’avventura fatta di enigmi e un attento dosaggio di armi e kit curativi, la frustrazione sarà la vostra più grande alleata per arrivare al finale.

Good

  • Nessuno sconto sulla difficoltà di gioco.
  • Enigmi che richiedono riflessione ed esplorazione delle aree.
  • Finali alternativi.

Bad

  • Grafica datata, soprattutto nei filmati.
  • Gradita una maggiore intuitività in alcuni passaggi.
8

Appassionata di narrativa in ogni sua forma, scrittrice nell'anima, è una videogiocatrice nerd dagli anni '90. Segnata a vita dai Tekken, Final Fantasy e Tomb Raider, spera di non uscire mai da questa spirale.