Non tutto è meglio su Switch

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The Outer Worlds

The Outer Worlds

Sviluppatore: Obsidian Entertainment e Virtuos (conversione)
Distributore: Private Division
Formato: Digital
Localizzazione: Italiano
Versione Testata: Nintendo Switch
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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Frequentando i social o le community di videogiocatori, capita spesso di incappare in affermazioni del tipo “lo aspetto su Switch”, “sarebbe perfetto su Switch” o “ma quando esce su Switch?”. Naturalmente, la possibilità di giocare in versione portatile comporta vantaggi enormi per quei titoli, soprattutto indie, che sembrano essere fatti apposta per sessioni brevi, da svolgersi mentre si è comodamente sdraiati o durante il tragitto casa-lavoro. Ma anche nel caso di titoli celebri già usciti per piattaforme più potenti, in molti finiscono spesso per preferire le conversioni per la ibrida Nintendo, nonostante i sacrifici necessari per far sì che che i giochi possano girare su un hardware decisamente più sacrificato sul piano della grafica e delle prestazioni. C’è un limite ai compromessi a cui gli sviluppatori possono scendere per riuscire a trasportare un titolo su Switch? La trasposizione di The Outer Worlds di Obsidian su Switch sembrerebbe fornire una risposta a tale quesito.

Una detto calcistico afferma che il miglior arbitro è quello che non si vede, alludendo alle performance di alcuni “fischietti” che, per manie di protagonismo, finiscono per rovinare l’intero match. Parafrasando questo motto, si potrebbe affermare che il miglior port è quello che non ci fa costantemente pensare di aver davanti una versione “mutila” del gioco originale. Purtroppo, il lavoro svolto da Virtuos per The Outer Worlds si muove in senso esattamente contrario: giocare questo titolo su Switch ci mette costantemente di fronte ai visibili compromessi a cui si è dovuti scendere per farlo girare su una console meno performante, e compromette ogni possibilità di godimento dell’opera. D’altra parte, a livello puramente teorico si potrebbe dire che l’esistenza stessa di questo adattamento rappresenti un piccolo miracolo: si tratta infatti di un gioco che gira sull’Unreal Engine 4, un motore che Switch mal digerisce e che ha una struttura open map. The Outer Worlds

Partiamo dalla risoluzione: gli sviluppatori avevano affermato di puntare ai 1080p per quanto riguarda la modalità fissa e i 720p per quella portatile, entrambe a 30fps. Purtroppo, stando all’analisi tecnica di Digital Foundry, questi auspici non si sono realizzati, visto che The Outer Worlds su Switch raggiunge i 720p su tv, mentre in portabilità la risoluzione balla addirittura tra i 384p e i 540p. A ciò, si somma un problema che è davvero difficile da sottovalutare: tutto è tremendamente sfocato. Ho trovato quasi ingiocabile il titolo in modalità portatile, mi era impossibile distinguere gli oggetti visti in lontananza, avendo davanti solo immagini poco definite e piuttosto fastidiose per la vista, soprattutto nelle sopracitate aree open map.

Come detto in apertura, adattare un titolo su Switch comporta dei sacrifici, ma questi non devono compromettere alla base l’esperienza come avviene in The Outer Worlds. Per avere più di 5 fps, la vegetazione del gioco è stata ridotta all’osso, e ciò ha trasformato sensibilmente alcuni ambienti di gioco, tanto che sembra di trovarsi di fronte a una diversa direzione artistica: i campi di fiori e le verdeggianti pinete della versione originale sono state trasformate in aridi deserti poco accoglienti, trasmutando completamente l’atmosfera del titolo. In aggiunta, se è vero che il pop-in delle texture costituisce un’abitudine dell’Unreal Engine su Ps4 e  Xbox One, in questo caso si raggiungono nuove vette di disagio: alcune texture necessitano di oltre 10 secondi per caricare, restando addirittura a uno stadio intermedio tra quelle in bassa risoluzione e quelle in risoluzione leggermente meno bassa (non mi sento di parlare qui di alta risoluzione).

The Outer Worlds

Il tutto viene affossato definitivamente dal frame rate, che oscilla tra i 20 e i 30fps, con picchi frequenti sotto i 18fps nelle città più popolate. Se già nelle fasi di esplorazione la fluidità dell’esperienza non è di casa, nei combattimenti svanisce del tutto, dando vita a incontri molto macchinosi e non aiutati da un gunplay mediocre, il cui risultato è qualcosa di molto lontano dal godibile. La stabilità migliora leggermente nelle zone indoor, ma in un gioco ambientato principalmente in aree open, quello del framerate è un problema impossibile da sottovalutare, anche perché il gioco si blocca spesso impedendo così ogni tipo di immersione.
Ciliegina sulla torta? i tempi di caricamento oltrepassano facilmente i 30 secondi, ma il problema vero e proprio è che non vale la pena aspettare così tanto per quello che c’è dopo.

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Giocatore da tempo immemore, crede fortemente nella forza del medium videoludico e cerca, nel suo piccolo, di favorirne la sua diffusione culturale.