Nella terra dei ciechi, il guercio è il re…

Ilya Muromets

The Liar Princess and the Blind Prince

Sviluppatore: Nippon Ichi
Publisher: Nis America
Genere: Platform-Puzzle
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 16+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Da più di qualche anno il tema della fiaba rappresenta un espediente relativamente sicuro per molte software house in cerca di buoni spunti diegetici per vendere titoli dal gameplay non troppo originale – quando non decisamente usurato – a un pubblico ampio ed eterogeneo. Se è vero che questo genere letterario ha accompagnato l’universo dei videogiochi sin dalle origini più remote (essendo, banalmente, il salvataggio della principessa uno dei principali leitmotiv del medium) è anche vero che mai come in quest’ultimo decennio la fiaba ha fornito un crogiolo inesauribile di ispirazione per ogni tipo di prodotti, in modo più o meno esplicito. Il fenomeno ha subito del resto un’impennata significativa soprattutto grazie al brulicante sottobosco indipendente, sempre molto propenso a ripercorrere gli archetipi favolistici come veicolo per l’espressione di concetti alti e sofisticati – con risultati, va detto, non sempre del tutto persuasivi. Questo The Liar Princess and the Blind Prince, puzzle-platform pubblicato in Giappone nel 2018 e giunto solo da pochi giorni in Occidente costituisce per molti aspetti l’ennesima goccia in un vaso che non accenna a colmarsi, tanto vasto è il potere primordiale del soggetto favolistico e tanto numerose sono le possibilità ancora rimaste inespresse. L’opera di Nippon Ichi non vuole essere in alcun modo rivoluzionaria: non intende oltrepassare i limiti della fabula a cui fa riferimento, e non prova nemmeno a indulgere in ghirigori metanarrativi o in pretenziose allegorie psico-comportamentali – si veda, per esempio, il recente e sopravvalutato Gris. La storia della principessa bugiarda e del principe cieco va considerata e valutata esclusivamente per come si presenta su schermo, e tutto sommato il risultato si difende bene, al netto di qualche piccola asperità.

L’incipit della vicenda, che serve da solo a giustificare le meccaniche scelte per il titolo, è alquanto semplice. Un giovanissimo principe vuole scoprire l’origine del canto celestiale che ogni notte sembra scaturire dal cuore di una foresta oscura e ricca di pericoli. Addentratosi tra gli alberi, egli scopre che la voce appartiene a una gigantesca lupa nera, la quale, colta di sorpresa, lo aggredisce con i suoi artigli affilati, privandolo della vista e condannandolo per sempre a un’esistenza nell’oscurità. In preda alla disperazione e al rimorso, la lupa decide di cercare un rimedio e si reca da una potentissima strega per implorare aiuto.

LUPS IN FABULA

Qui, in cambio della sua voce (vi ricorda niente?), ella ottiene il potere di trasformarsi in una graziosa principessa, in modo da avvicinarsi al principe senza spaventarlo, e poterlo finalmente accompagnare dalla strega per essere curato. Al giocatore spetta il compito di condurre sano e salvo il principe attraverso la foresta impiegando alternativamente le due incarnazioni della principessa-lupo: in forma umana, ella può stringere la mano al principe, farlo muovere lungo lo schermo, e suggerirgli alcune semplici operazioni (camminare in avanti o all’indietro, sollevare piccoli pesi etc.); in forma animale, ella può abbattere ostacoli, eliminare i mostri che minacciano il principe, azionare meccanismi pesanti e raggiungere piattaforme sopraelevate. Tutta l’esperienza di gioco, da svolgersi all’interno di una semplice struttura platform ad andamento orizzontale, si fonda sulla relazione tra i due bambini, che non è solo di ordine puramente meccanico (visto che l’uno non può muoversi senza l’input dell’altra), ma anche e soprattutto psicologico: il principe è costretto a riporre piena fiducia nelle capacità della principessa di farlo sopravvivere; la principessa, dal canto suo, si trova a dover nascondere costantemente la sua reale natura ferina, causa originaria dell’handicap del principe ma anche unica condizione che consente a entrambi di farsi strada nella foresta senza essere uccisi.

L’equilibrio-squilibrio di questo rapporto viene ampiamente esplicitato dalla voce narrante, e dunque poco spazio viene lasciato alla libertà interpretativa del giocatore, il cui ruolo resta sempre quello di “motore immobile” in un contesto di per sé molto lineare e didascalico. Tuttavia, The Liar Princess and the Blind Prince dimostra di saper esprimere l’ambivalenza di questo legame anche e soprattutto attraverso le meccaniche di gioco, le quali, seppure assolutamente prive di spunti davvero originali – troviamo infatti le consuete piattaforme mobili, i funghi che agiscono come trampolini e così via – nell’insieme risultano comunque funzionali a veicolare la relazione di interdipendenza fisica e emotiva tra i due protagonisti. Un espediente semplice, se vogliamo, e privo di eccessive finezze, eppure efficace quanto basta per incoraggiare il giocatore a proseguire senza far troppo caso a un comparto tecnico ridotto ai minimi termini e a collisioni non sempre limpidissime. Niente a che vedere, comunque, con alcuni fallimentari precedenti di Nippon Ichi nel settore puzzle-platform, vale a dire htoL#NiQ: The Firefly Diary, la cui terribile conversione per PC abbiamo avuto il dispiacere di recensire su queste pagine: per fortuna, l’assenza di un precedente concepito per soli controlli touch consente a The Liar Princess and the Blind Prince di proporsi al pubblico in modo decisamente più convincente.

La veste estetica contribuisce di molto alla riuscita positiva del titolo. Pur senza rinunciare al character design pupazzoso e bamboleggiante già visto nel citato htoL#NiQ (la mia recensione) e nel successivo (e appena migliore) A Rose in the Twilight, in The Liar Princess and the Blind Prince si è optato per una tavolozza più contrastata e un lavoro calligrafico più intenso e incisivo, che conferisce al mondo di gioco una buona consistenza visiva. La colonna sonora, assai suggestiva, aiuta a delineare il carattere goth delle ambientazioni grazie all’alternanza tra marcette tribali inquietanti e inaspettate aperture melodiche a colpi d’arpa. Merita infine una segnalazione il brano ufficiale “Tsukiyo no Ongakukai”, un bel walzer asimmetrico e dissonante scritto e cantato da Akiko Shikata.

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Bisogna essere innanzitutto onesti: The Liar Princess and the Blind Prince non apporta alcuna innovazione significativa né sul piano delle meccaniche di gioco, né sul piano estetico-narrativo, visto che di variazioni videoludiche sul tema della fiaba gotica ne circolano già in numero considerevole – l’elenco sarebbe infatti piuttosto lungo. Allo stesso tempo, però, va riconosciuta a Nippon Ichi la volontà di portare a termine un prodotto compiuto e dignitoso, rinunciando a certe involuzioni concettuali del recente passato (ci riferiamo soprattutto a htoL#NiQ) e affidandosi alla sola linea rossa della narrazione, che si è rivelata più che sufficiente a garantire compattezza al titolo. The Liar Princess and the Blind Prince non vi cambierà l’esistenza, ma di certo non vi lascerà ricordi sgradevoli. Data la relativa semplicità e la durata ridotta, ne consigliamo comunque l’acquisto solo a prezzo ridotto.

giallo

Good

  • Ambientazioni suggestive.
  • Ottima colonna sonora.
  • La fiaba del principe cieco funziona.

Bad

  • Meccaniche non originali.
  • Collisioni non sempre perfette.
6.9

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.