Esame d’ammissione

Luca 'LkMsWb' Balducci

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel

Sviluppatore: Nihon Falcom
Publisher: XSeed Games
Genere: Marvelous
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS4, PS4, PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

In occidente, l’ordine di pubblicazione della serie “The Legend of Heroes” è da sempre parecchio problematico, complice la diversità di piattaforme e di mercati in cui i vari capitoli sono stati proposti e trasposti. Forse proprio per spianare la strada ai prossimi Trails of Cold Steel III e IV, i due capitoli conclusivi dell’omonima sotto-saga già disponibili in Giappone e in arrivo nel resto del mondo, Nihon Falcom ha deciso di riproporre i due capostipiti della quadrilogia su PlayStation 4, che così potrà offrire l’esperienza “Cold Steel” completa al suo pubblico.

Quando l’edizione PlayStation 3 di questo primo capitolo fu recensita su Geekgamer, si riteneva ancora che la saga “Cold Steel” sarebbe stata composta da tre videogiochi. La sua trasposizione occidentale risultava quasi un esperimento per valutare l’appetibilità della serie in occidente; risposta positiva, perché i sorprendenti risultati di vendita e apprezzamento ottenuti sia dalla macro-serie Legend of Heroes che dalle riproposizioni del “cugino” YS hanno spinto Nihon Falcom a spostare la piattaforma di riferimento per lo sviluppo dei propri videogiochi da PlayStation Vita a PlayStation 4, decisamente più diffusa al di fuori dell’arcipelago nipponico.

I vari episodi di The Legend of Heroes si presentano come videogiochi di ruolo giapponesi estremamente testuali, con un sistema di combattimento a turni ben studiato e senza avere nulla da offrire ai giocatori che non hanno l’intenzione e – spesso in questo primo capitolo – la pazienza di parlare con i tantissimi NPC, esplorare e/o leggere i vari messaggi, giornali e libri sparsi per l’Impero di Erebonia. La quantità di testo presente è quasi imbarazzante, comparabile con quella dell’intera trilogia de “Il signore degli Anelli. Sì, sto sempre parlando di questo singolo titolo.

Nella sua riproposizione odierna la forma scelta è quella del remaster, piuttosto che quella del remake; d’altra parte il titolo, pur mostrando tutt’oggi un comparto tecnico da PlayStation 2, era stato proposto per la prima volta solamente sei anni fa, alla fine del ciclo vitale di PlayStation 3.

L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI INTRO

Per avere un’idea del setting e della narrativa alla base di Trails of Cold Steel (ToCS d’ora in poi) rimando nuovamente alla recensione scritta da Riccardo Minisola, in modo da potermi concentrare maggiormente nel ruolo e nelle qualità di questa remaster rispetto alla sua incarnazione primordiale. Il più grande cambiamento rispetto al 2016 è che oggi si conoscono bene le qualità del secondo capitolo, così come vi è la certezza della pubblicazione del terzo titolo nel corso del 2019 da parte di NIS America. Queste considerazioni sono importanti nel giudicare ToCS, che come tutti i prodotti che hanno il ruolo di introdurre “ad un mondo più grande”, soffre di una bassissima autonomia, incapace di rimanere in piedi sulle proprie gambe.

Tutto l’arco narrativo è strumentale al presentare e far conoscere protagonisti e situazione storica. Se la caratterizzazione dei personaggi principali rimane piuttosto stereotipata, la visione del mondo è decisamente più apprezzabile, soprattutto se si è giocata la serie sorella “Trails in the Sky”: la possibilità di venire a conoscenza o di vivere gli stessi eventi da punti di vista differenti regalano una costruzione del mondo sicuramente meno superficiale rispetto agli standard del genere, in una cacofonia efficace a rafforzare reciprocamente le tre saghe ambientate nel continente di Zemuria. A proposito: a quando una trasposizione ufficiale di Zero no Kiseki e Ao no Kiseki, i due capitoli che compongono la saga di Crossbell, mai arrivati ufficialmente in occidente?

Tornando a ToCS, la vicenda parte da un semplice gruppo di studenti al primo anno di scuola militare, spunto che offre un facile condotto per giustificare le inevitabili lezioni di storia e di vita che compongono questo primo capitolo; ci si concentra specialmente nei legami e nei rapporti fra i personaggi, che saranno fondamentali nei titoli seguenti. Proprio per questo, la linea narrativa soffre incredibilmente nel doversi dirigere all’inevitabile cliffhanger finale, regalando al giocatore indizi e misteri e finendo per non risolverne neanche uno. Nell’edizione remaster questo non è stato minimamente modificato: i contenuti narrativi sono identici a quanto presentato su PlayStation 3 e PlayStation Vita. A rafforzare l’identificazione con le precedenti incarnazioni contribuisce sicuramente l’inedita possibilità di continuare a giocare da un salvataggio precedente: arrivati a metà gioco su PS3? Bene! Potrete proseguire su PlayStation 4, avvalendovi delle poche ma fondamentali novità.A livello contenutistico questa remaster spicca per l’integrazione dei DLC estetici e oggettistici precedentemente a pagamento, e alla presenza del doppiaggio originale giapponese e ad una versione estesa di quello inglese. Il resto delle modifiche riguardano il comparto tecnico e la “quality of life”.

L’aggiornamento visuale ricevuto da ToCS è veramente minimo, e si limita ad un aumento della risoluzione d’uscita fino a 4k e 60fps, ed un affinamento dell’interfaccia in modo che funzioni anche a risoluzioni così alte. Sono quindi più puliti quegli elementi grafici che costituiscono i menù, i ritratti dei personaggi e così via. Risoluzione a parte, si segnala un’ottima implementazione dell’antialiasing ed una meno buona presenza di anisotropico, presente ma a livelli piuttosto conservativi. Il miglioramento più eclatante rispetto all’originale PlayStation 3 riguarda il Turbo Mode, ovvero la possibilità di accelerare l’azione durante l’esplorazione (2x) e i combattimenti (4x); potrebbe sembrare una modifica da poco, ma in un titolo popolato di scenari vuoti e moltissimi combattimenti, il poter accelerare tutto (o saltare direttamente intere animazioni) risulta un’ancora di salvezza capace di rendere più tollerabili le parti più lente e tediose di questo capitolo introduttivo; nonostante i cambiamenti, i caricamenti rimangono molto rapidi in ogni situazione.

Il vero avversario di questo remaster in salsa PS4 è però il porting PC, pubblicato nel 2017 e ottimamente realizzato in collaborazione fra Xseed e Durante, noto modder che di recente ha fondato PH3, un’azienda dedita al realizzare porting PC dei videogiochi.

Tra le due versioni è l’edizione PC ad uscirne vincitrice: supporta alcuni effetti video in più e framerate maggiori, permette di modificare il FoV, è in grado di fare auto-salvataggio ogni tot minuti, ha la velocità del turbo configurabile a piacimento fino a 6x e con l’ultima patch introduce anch’essa il doppiaggio originale giapponese più la versione estesa del doppiaggio inglese; di contro l’edizione PS4 nativamente ha una temperatura colore migliore e gli assets 2D di maggior qualità, difetti facilmente risolvibili su PC. Il vero vantaggio di questa remaster risiede nella certezza di poter proseguire la serie sulla stessa piattaforma, e non è una cosa da poco visto che fra un capitolo e l’altro è possibile importare i salvataggi.

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

PS Store

La decisione di riproporre Trails of Cold Steel su PS4 va al di là della recente moda di remake e remaster, ed anzi è pienamente sensata, specie pensando al futuro (prossimo) della saga e della serie. Il porting fa il minimo richiesto, e si tratta di una questione di budget più che di mancata voglia: chi è incuriosito da Cold Steel ora ha una possibilità in più per apprezzarlo, in modo sicuramente più accessibile e avendo la certezza di poter proseguire l’epica storia di Rean & Co.

giallo

Good

  • Gli elementi “QoL” sono una manna.
  • Porting stabile e veloce.
  • Persona 5 ha rilanciato alcune tematiche qui proposte.

Bad

  • Capitolo TROPPO introduttivo.
  • PS2 in 4k.
  • Accessibile solo a chi non odia l’inglese.
6.5

Luca 'LkMsWb' Balducci
Dai videogiochi al PC, dal PC ai videogiochi: il cerchio è terminato. Convinto PCistamassterrace, cede puntualmente al lato oscuro delle console ad ogni esclusiva degna di nota.