Romanzo di formazione pt. II

Riccardo
trails of cold steel 2

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel II

Sviluppatore: Nihon Falcom
Publisher: NIS America
Genere: JRPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PS3

È passato appena un anno ed ecco che arriva sulle nostre Playstation 3 e Playstation Vita The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel II, il seguito che dovrebbe dare una – prima – conclusione all’arco di Erebonia. Purtroppo gli impegni hanno avuto la meglio e sono riuscito a infilare il disco nella console dopo più di un mese dal day one… ho sofferto, ma l’hype (che nemmeno sapevo di avere, onestamente) è stato ripagato, in larghissima parte.

Se l’anno scorso mi aveste detto “non vedrai l’ora di giocarci” io probabilmente vi avrei fatto una pernacchia. Del resto, no, Trails of Cold Steel non mi era piaciuto per niente. Avevo cercato di essere il più possibile obiettivo nella mia recensione, ma il confronto con la dilogia di Trails in the Sky era (e resta) spietato sotto tutti i punti di vista. Trails of Cold Steel II, comunque, è indubbiamente un grandissimo salto avanti rispetto al precedente capitolo: vediamo meglio a cosa mi riferisco. Dopo la sconfitta contro Ordine e la separazione dai compagni di classe, Rean Schwarzer si risveglia sui monti di Ymir. È passato un mese dalla fine del precedente capitolo ed Erebonia è spaccata da una guerra civile: da una parte i nobili, che combattono per una società rigidamente divisa in classe, dall’altra i riformisti – dagli ideali forse più nobili, ma schiacciati e al limite del collasso di fronte alla differenza di mezzi rispetto al nemico. In questo scenario, così simile alla Guerra dei Leoni, Rean Schwarzer dovrà rimettere assieme la Classe VII e l’accademia di Thors per decidere in che modo lui e i suoi compagni vorranno plasmare il futuro del proprio paese.

UNIVERSITA’ DELLA VITA

Il primo passo avanti di Trails of Cold Steel II è proprio nel setting, che dà maggiormente senso a quel “romanzo di formazione” che era stato il primo capitolo. Nonostante il guadagno di punti a posteriori, però, continuo a pensare che l’ambientazione scolastica fosse tutto sommato poco interessante e il racconto troppo frammentato: poter ora girare Erebonia in lungo e in largo e il senso di continuità dato dal dipanarsi lineare del tempo della storia rendono più credibile e immersivo calarsi nei panni della Classe VII. La storia, come si confà all’ambientazione da guerra civile, si tinge spesso di rosso e nero guadagnando quella profondità che in Trails of Cold Steel, secondo me, mancava completamente. Ho anche apprezzato moltissimo il feeling da “108 stelle del destino” della seconda parte del gioco (non voglio approfondire troppo, rischio gli spoiler). Certo c’è qualche deus ex machina di troppo (persino i personaggi, nei loro dialoghi, se ne rendono conto in qualche sottile rottura della quarta parete) e continuo a ritenere superflua la presenza del calendario (che, se nel precedente capitolo “spezzava” gli eventi, ora conferisce loro una velocità innaturale), ma niente di troppo fastidioso: alla fine so’ dettaji.

Certo non mi lamenterei di queste inezie se la storia fosse affiancata da un comparto tecnico all’altezza. Esattamente come nel capitolo precedente, però, la sensazione è un po’ quella che i più attempati potrebbero ricordare nel passaggio da Suikoden 2 a Suikoden 3. Per capirci meglio, la trama – che difetti a parte è decisamente bella – è tristemente incastonata in una cornice ai limiti del fatiscente. Anche se non do mai grande importanza alla grafica, mi chiedo se davvero nel 2017 Nihon Falcom possa permettersi di pubblicare qualcosa che ricorda più – risoluzione a parte – la Playstation 2 ultimo periodo (un confronto con Final Fantasy X causerebbe una figura barbina, per dire) senza perdere una grossissima fetta di potenziali clienti. Specialmente se questa pochezza grafica si accompagna a una serie di cali di frame rate nelle situazioni più “pesanti” (Legram con la nebbia, i gruppi di nemici più folti, alcuni campi lunghi…) e una saltuaria mancanza di sincrono tra i suoni che vengono fuori dalle casse e quello che si vede a schermo. A proposito di sonoro, nota di demerito al doppiaggio inglese, sempre troppo enfatico e difficilmente in grado di coinvolgere.

 

 

 

 

Contenuti

Dove posso acquistarlo?

PS Store

È COMPLICATO MA S’HA DA FARE

Se il gameplay di Trails of Cold Steel II, in generale, è rimasto identico a quello del precedente capitolo, val la pena parlare un po’ di alcune novità più o meno interessanti introdotte in questo ultimo capitolo.
L’ARCUS System subisce un’evoluzione simile a quella vista in Trails in the Sky: gli slot per i quartz sono già tutti aperti, ma vanno potenziati (fino a un massimo di due volte) per poter inserire i quartz rari (che generalmente, oltre all’abilità, danno un piccolo incremento alle statistiche) e i super rari (che attivano più di una magia alla volta), oltre che per aumentare significativamente i punti magia. Resta la maggiore complessità rispetto al sistema utilizzato a Liberl: se da un lato l’ARCUS System aggiunge un elemento strategico alle battaglie, dall’altro ci costringe – almeno per quanto riguarda i due caster del party, visto che per i melee ci possiamo “accontentare” della modalità automatica per il grosso del lavoro – a sfiancanti sessioni all’interno del menu dedicato alla ricerca della combinazione perfetta. Del resto a che serve un mago potentissimo se non ha magie da utilizzare?

Durante i combattimenti, accanto al link system (che soffre sempre la presenza di un party foltissimo, impossibile quindi da gestire senza “lasciare indietro” qualche personaggio), appare l’overdrive: riempiendo un’apposita barra, due personaggi che hanno sbloccato questa abilità avranno a disposizione tre turni di fila (più un bonus agli HP, ai CP, la cura dai vari status e la possibilità di attivare la combo per tutti gli attacchi e le craft) per attaccare l’avversario, guadagnando un importante vantaggio strategico.
Le novità non si esauriscono qui, ma queste sono indubbiamente le più utili e “naturalmente” presenti all’interno del gameplay. Al contrario, vedo più come meri abbellimenti la modalità Oni di Rean, la possibilità di invocare Valimar anche negli scontri casuali o la presenza di cinque quartz speciali che permettono di usare le Lost Artes, abilità certo potenti ma con un importante scotto da pagare per la loro l’attivazione. A proposito di Valimar, la “novità” delle battaglie mecha (già introdotta, in realtà, alla fine del precedente capitolo) merita una menzione come “grande occasione sprecata”, perché l’idea sarà anche bella ma la realizzazione è talmente rigida e ripetitiva che per la prima volta in vita mia non mi esalta vestire i panni di un robottone gigante… per fortuna lo stesso non si può dire dell’aggiunta della moto e dei cavalli nelle fasi di esplorazione, effettivamente indispensabili (e secondo me anche divertenti) per velocizzare l’esplorazione di Erebonia.

La realizzazione tecnica non è delle migliori, ma la storia fa un deciso power up rispetto al precedente capitolo, riuscendo a far dimenticare i piccoli e grandi difetti dietro la produzione. Mi secca che, anche stavolta, si sia puntato verso una potenziale rigiocabilità (platinare il gioco in un unico gamethrough è impossibile) effettivamente impraticabile (80 ore di gioco con eventi non saltabili spaventerebbero chiunque) che, a conti fatti, per me rovina l’esperienza globale. A parte questo, nonostante i tanti difetti credo di poter dire che Falcom ci ha regalato quello che, immagino, sarà l’ultimo grande jRPG dell’era PS3 (almeno per quanto riguarda le esclusive casalinghe).

verde

Good

  • Emma FTW!
  • La storia è molto più interessante.
  • Erebonia finalmente sembra viva.
  • Veder crescere le fila del proprio “esercito” è emozionante.
  • Alcune tracce della colonna sonora sono davvero da manuale…

Bad

  • … altre invece sono al limite dell’irritante.
  • Le quest secondarie sono per la maggior parte scialbe e ripetitive.
  • Comparto tecnico in ritardo di dieci anni.
8

Riccardo
Sono una persona comune. Nato in una famiglia comune, ho ricevuto una comune educazione, ho una faccia comune, prendo voti molto comuni e penso cose comuni. Videogioco dacché ho memoria, sonaro d'elezione ma non mi piace perdere tempo a ribadire l'ovvio. Quando arrivo alla current gen, è sempre troppo tardi.