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Tasomachi: Behind the Twilight

Sviluppatore: Orbital Express
Distributore: Playism
Formato: Digital
Localizzazione: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Nel cuore di tutti noi, anche del più granitico degli anedonici, si nasconde il primordiale desiderio di esplorare. Già nelle saghe più antiche del mondo, come l’epopea di Gilgamesh o i poemi omerici, uno scafo di legno e una vela di stoffa erano cari ai protagonisti ben più di spade, scudi e altri strumenti bellici, a dimostrazione che il desiderio della scoperta risulta decisamente più potente rispetto a quello dello scontro. Va da sé che un medium improntato sull’estensione della realizzabilità del sogno com’è il videogioco abbia cercato in ogni modo di appagare le fantasie avventurose dei fruitori: addirittura, nel caso di progetti sperimentali come Shadow of the Colossus o Death Stranding, l’esplorazione di lande sconosciute costituisce il senso stesso dell’esperienza ludica, senza la quale il prodotto non avrebbe alcun significato.

Tasomachi – Behind the Twilight è il frutto degli sforzi creativi di Nocras (artista già noto per i contributi apportati al fortunato MMO Final Fantasy XIV e a Legend of Zelda Breath of the Wild), del neonato team di sviluppo Orbital Express, e dell’apporto musicale di Ujico*, poliedrico musicista della scena alternativa giapponese che si è occupato di curare la colonna sonora del gioco. Con un cast del genere, il prodotto non poteva sfuggire all’attenzione del publisher Playism, che ultimamente sembra aver monopolizzato il mondo delle produzioni indie nipponiche (o dal sapore orientale) e si è occupato di curare la release del gioco su piattaforme Steam e GOG.

NASCOSTI SOTTO LA NEBBIA

Premere il tasto start nella schermata di inizio non ha certo l’effetto che ci si aspetta dall’inizio di un grande viaggio. I primi passi nel mondo di Tasomachi sono piuttosto in sordina, con un’introduzione testuale su sfondo nero che ci informa che la giovane protagonista, Yukumo, è in viaggio per le lande di To-En. Dopo un brevissimo prologo interattivo che vede la protagonista solcare i cieli con la sua aeronave monoposto, un guasto di origini misteriose ci costringe a un atterraggio di fortuna presso un piccolo villaggio avvolto dalla nebbia.

La cittadella di Silent Valley, un ristretto lembo di terra con casetta e porto annessi, è abitata unicamente da Kogara – creatura felina della tribù Nezu – che svolge il ruolo di tutorial e cicerone, spiegando sbrigativamente il preambolo che fa da pilastro all’intera vicenda. La misteriosa “Nebbia del Tramonto” ha ingoiato tutti i villaggi vicini, facendo piombare il mondo in uno stato di silenziosa solitudine: l’unica possibilità di salvezza è che la giovane Yukumo si avventuri nei santuari sparsi per il mondo, risolva enigmi a piattaforme posti in corrispondenza degli alberi sacri e ripristini così la loro protezione, scacciando la nebbia.Tasomachi: Behind the Twilight - Recensione

Per poter accedere ai santuari e poter viaggiare verso i villaggi vicini, però, è necessario raccogliere le Fonti di Terra, artefatti arancioni a forma di lanterna che svolgono né più né meno il ruolo già svolto da stelle e lune nelle varie incarnazioni di Super Mario in 3D. In sostanza, alcune sono sparse per il mondo di gioco, altre sono il premio per la risoluzione di enigmi o compiti affidati dai membri della tribù Nezu, altre ancora richiedono abilità sbloccate nelle sezioni più avanzate del gioco per poter essere raggiunte, in puro spirito collectathon.

Raccogliere un numero sufficiente di Fonti di Terra garantisce l’accesso a uno dei santuari costruiti a tutela degli alberi sacri dell’isola. Si tratta di veri e propri test dell’abilità che richiedono il superamento di quattro camere di difficoltà crescente prima di poter raggiungere l’albero, con la relativa abilità premio o il libero passaggio verso il villaggio successivo. Una volta “risvegliato” l’albero, le cittadelle liberate dalla nebbia riprendono vita, rivelando aree nascoste da esplorare.

Purtroppo, nonostante la vitale importanza della mobilità in un gioco dall’anima platformer come Tasomachi, va notato come il sistema di controllo di Yukumo sia tutt’altro che immediato e responsivo. Abituati come siamo alla pronta risposta di personaggi veterani delle piattaforme come Mario o Spyro, la giovane protagonista sembra troppo lenta a staccarsi da terra e troppo prona al fluttuare multidirezionalmente una volta raggiunto l’apice del salto, cosa che genera una buona dose di frustrazione nelle sezioni che richiedono maggior precisione.

Questo problema è mitigato, in parte, dalle abilità ottenute nelle fasi avanzate del gioco – il doppio salto e lo sprint aereo rendono l’esplorazione più variata e gli enigmi a piattaforme più divertenti da completare, ma senza dubbio molti giocatori avranno già dato forfait prima di raggiungere quel punto.

Un ulteriore miglioramento del gioco, con nuove opzioni di gameplay ed enigmi più complessi, si verifica solo dopo la riparazione dell’aeronave.Tale evento occorre solo dopo aver portato a termine tutti i santuari di tutti i villaggi e di fatto occupa solo le ultime tre o quattro ore di un gioco che ne dura una quindicina: in altre parole, le reali potenzialità del titolo si offrono soltanto a chi avrà avuto la pazienza di sopportare fino ad allora.

L’opportunità di esplorare in aeronave i villaggi del gioco permette di godere dello splendido lavoro di design da parte di Nocras, vero punto di forza del gioco. Gli edifici e le stradine sembrano usciti direttamente da un anime e mescolano un’estetica tipicamente giapponese a un’antologia di cavi elettrici e segnaletica stradale da inizio anni ’90, regalando all’insieme un’estetica a metà tra lo steampunk e il postmoderno.

Minor attenzione, invece, è prestata agli ambienti circostanti le arene di gioco, costituiti da montagne a basso numero di poligoni, oltre che al modello della protagonista, che nonostante un buon character design soffre di animazioni troppo rigide e bamboleggianti.

Il comparto sonoro soffre della stessa dicotomia: i pezzi ambientali dal sapore orientale composti da Ujico* sono assai suggestivi, ma resta inspiegabile l’assenza di qualsiasi forma di doppiaggio e i suoni ambientali risultano generici e piuttosto modesti. Tecnicamente il gioco appare piuttosto fluido e stabile nonostante la tipica carenza di settaggi a cui i giochi giapponesi ci hanno ormai abituati e un fastidioso problema di pop-up delle texture, particolarmente notevole nelle sezioni di esplorazione in aeronave.

semafori indie-02

Tasomachi: Behind the Twilight, insomma, ha messo insieme una bella squadra di professionisti che non è riuscita tuttavia ad emanciparsi da certe approssimazioni di design abbastanza tipiche della produzione indie nipponica. Se però si riesce a mettere un freno a preconcetti e pretese e ci si arma di una buona dose di pazienza, è possibile godersi un platform tutto sommato non banale, che però dà il meglio di sé solo nelle fasi finali di gioco.

Good

  • Artstyle evocativo.
  • Musica d'atmosfera.
  • Uno dei pochi collectathon moderni.

Bad

  • Tecnicamente discutibile.
  • Longevità limitata.
  • Trama inesistente.
6

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A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.