Quando la percezione è realtà

Ilya Muromets
Superliminal

Superliminal

Sviluppatore: Pillow Castle
Distributore: Pillow Castle
Formato: Digital
Localizzazione: Inglese con sottotitoli italiani
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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Humble Bundle

A distanza di più di un anno dal suo debutto su Epic Store e, il recente approdo di Superliminal su Steam offre l’occasione di poter ammirare ancora una volta l’idea geniale che ne è alla base, e che da sola sarebbe stata potenzialmente in grado di trasformare nel profondo il settore dei puzzle game. Sfruttando la sempiterna e mai risolta tensione cognitiva tra ciò che si percepisce e ciò che è effettivamente reale, la creazione degli statunitensi Pillow Castle è andata vicina a compiere una piccola grande rivoluzione nel contesto di un genere tradizionalmente sempre a rischio di risultare ripetitivo ed eccessivamente dipendente da pochi modelli cardine – da ultimi, naturalmente, i due Portal o il più recente The Witness (qui il nostro speciale).

SuperliminalIl principio alla base di Superliminal è semplicissimo. Se un qualsiasi oggetto X appare più grande o più piccolo a seconda della distanza dalla quale lo guardiamo, perché non far sì che questa apparenza corrisponda effettivamente alle dimensioni reali dell’oggetto? In altre parole, nel mondo di Superliminal si può spostare con il mouse un qualsiasi elemento all’interno di uno spazio tridimensionale e conseguentemente ingrandirlo o rimpicciolirlo in base a quanto più o meno distante esso si trova rispetto alla telecamera di gioco. Se la descrizione sembra confusa, è perché si tratta di un concept più semplice da visualizzare che da raccontare a parole. Il trailer in fondo alla recensione vi aiuterà a capire.

È chiaro che siamo di fronte a una trovata dalle potenzialità sterminate, specie se la si considera in prospettiva di ciò che la tecnologia della realtà virtuale – viva e vegeta, checché se ne dica in giro – potrebbe riservare in un prossimo futuro. Il piccolo team di Pillow Castle ha avuto senz’altro il merito di non essersi lasciato scoraggiare dall’enormità della sua invenzione e di aver fatto di tutto per controllarne gli effetti nonostante i mezzi a disposizione fossero evidentemente limitati. Pochi asset 3D e qualche semplice effetto di luce sono infatti bastati a mettere in scena un’ambientazione onirica piacevole e interessante, popolata com’è dal nonsense della convergenza tutta metafisica tra estintori, cubi giocattolo, pezzi degli scacchi, lattine e grossi spicchi di formaggio. L’astuta confezione della colonna sonora, basata su una pervasiva quanto disturbante bossanova da ascensore che si interrompe ogni qual volta il giocatore attraversa specifiche aree di backstage, aiuta a rafforzare l’atmosfera artificiosa e surreale, altresì giustificata dall’esile trama che tratta il tema dell’impercettibilità del confine tra il sonno e la veglia.

SuperliminalA latitare, in Superliminal, è purtroppo il contenuto ludico vero e proprio, ed è proprio questa lacuna ad aver impedito che il gioco assurgesse al ruolo di nuovo caposaldo del genere di riferimento nonostante le ottime premesse. Il concept elaborato da Pillow Castle sarà anche brillantissimo, ma la sensazione che si ricava alla fine delle poche ore necessarie a completare il gioco è che si sarebbe potuto ottenere molto, molto di più. Intendiamoci: non mancano, in Superliminal, enigmi ingegnosi e simpatici capaci di strappare un sorriso, e alcuni livelli mostrano un’intelligente gestione dell’equivoco percettivo dato dalla visione necessariamente prospettica ed euclidea dell’occhio umano. Ma si tratta di un numero relativamente limitato di casi. Per gran parte del gioco i puzzle si superano con molta facilità e non si avverte quasi mai l’esistenza di una vera e propria progressione nell’apprendimento (e conseguente sfruttamento) delle varie abilità a disposizione. Cosicché, quando si arriva di fronte al famigerato enigma delle porte chiuse – che qui ovviamente non anticipiamo – ci si trova completamente spiazzati perché sprovvisti della forma mentis adeguata per comprenderne il funzionamento, e che avremmo invece dovuto acquisire attraverso l’esperienza pregressa. Per il resto, Superliminal scorre vaporoso e inconsistente nell’eterna attesa di un climax che di fatto non arriva mai. Non aiuta, in questo, una “chiusa” narrativa pomposa, enfatica e fin troppo moralistica, poco adeguata alla leggerezza disincantata e naif di tutto ciò che l’ha preceduta.

Le vette raggiunte da un Portal o un NaissanceE sono decisamente lontane, ma ci sentiamo comunque di consigliare Superliminal se non altro per sperimentare il suo immenso potenziale. Alla seconda prova, se ce ne sarà una, ci aspettiamo di trovare un po’ più di carne sullo spiedo.

semafori indie-03

6.5

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.