La gramigna non muore mai.

The Elder Scrolls V: Skyrim Anniversary Edition

Sviluppatore: Bethesda (e i vari modder…)
Distributore: Bethesda
Formato: Digital+retail
Localizzazione: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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The Elder Scrolls V: Skyrim Anniversary Edition

Price: 39,98 €

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È molto probabile che tra una ventina d’anni, quando noialtri avremo cominciato a impiantarci componenti biomeccaniche per rallentare l’invecchiamento e trascorreremo le giornate a massacrarci per raccattare le ultime schede grafiche esistenti sul pianeta sullo sfondo di paesaggi desertificati dal riscaldamento globale, ci troveremo a leggere da qualche parte di Bethesda che annuncia la nuova edizione extra di The Elder Scrolls: Skyrim, finalmente proiettabile sugli oblò delle lavatrici Miele. D’altra parte, oh, onore al merito: Bethesda non solo è riuscita nell’impresa rilevante di programmare e vendere praticamente un unico gioco da quindici anni (perché suvvia, tra i TES e i Fallout cambia solo il modo di far fuori i nemici), ma da dieci ripropone a cadenza regolare proprio lo stesso gioco. Al punto che anche il concetto di “Anniversary Edition” sembra avere ben poco senso, visto che nella percezione popolare Skyrim rappresenta un’entità rispetto alla quale non è possibile porre alcuna forma di salutare distanza storica: è sempre stato con noi, ogni giorno dal momento della sua prima uscita, come quel brufolo che continua a spuntare sempre sullo stesso punto in mezzo alle sopracciglia, o come il Festival di Sanremo. Nell’epoca dei meme e della meme-abilità come massima espressione della cultura globale, il risultato raggiunto da Bethesda ha del miracoloso, e bisogna dargliene pieno credito.

Skyrim Anniversary Edition

Sindromi di Stoccolma

Skyrim Anniversary EditionIn parallelo, occorrerebbe spendere due parole sull’incredibile cortocircuito logico-produttivo che la software house americana ha avuto l’intuito di mettere in moto nei confronti del panorama dei modder, fenomeno che meriterebbe da solo un’intera voce di enciclopedia – e al quale avevamo dedicato, ormai molti anni fa, un piccolo approfondimento. La dedizione supina che i creatori di mod riservano al mondo di The Elder Scrolls e la cieca accondiscendenza con cui essi finiscono letteralmente per sostituirsi al lavoro dei programmatori ufficiali avrebbe del commovente, se non sconfinasse in larga misura su territori da Sindrome di Stoccolma. Hobby e passioni, si sa, non possono essere messi in discussione. Ma nel caso in questione continuo a credere che sia lecito porsi qualche domanda, a maggior ragione quando Bethesda, con una disinvoltura talmente plateale da fare il giro e diventare ammirevole, è giunta al punto di “ufficializzare” mod amatoriali, reimpacchettandole e rimettendole tranquillamente sul mercato – per esempio, attraverso il sistema microtransazionale Creation Club. Una mossa che poteva riuscire solo a lei, e per la quale congratularsi senza dubbio.

Resta, a questo punto, il problema di “giudicare” – se così si può dire – questa Anniversary Edition di Skyrim, giunta a rallegrare le nostre piattaforme dopo dieci anni dalla prima pubblicazione del gioco. Inutile rievocare in questa sede l’impatto colossale che ha avuto Skyrim sul piano dell’immaginario collettivo e la sua enorme importanza per l’industria videoludica tutta. E questo al netto della mediocrità autoriale dei suoi contenuti effettivi, ridotti a quelli di un rutilante diorama privo di organicità e correlazioni interne, la cui riuscita come esperienza ludica si fondava al 90% su quanto il giocatore era disposto a contribuire con il proprio apporto mentale ed emotivo. A prescindere da tutto, comunque, nell’universo degli open world esiste un “prima” e un “dopo” Skyrim e che dal 2011 in avanti quell’universo lì, per fallato e ottuso che fosse, è diventato un punto di riferimento a cui ogni casa concorrente ha dovuto guardare.

In soldoni…

Nonostante il consueto scintillio della campagna promozionale, resta il fatto che la Anniversary Edition non cambia di una virgola la polpa intrinseca del prodotto, che è lo Skyrim di sempre, aggiornato alla sua versione Special del 2017, arricchito da migliorie grafiche ulteriori e rinnovato con alcune modalità aggiuntive tratte direttamente dal Creation Club. Ora, nella consapevolezza di far parte di una fiera minoranza e ritenendo i TES post-Morrowind poco più che miserevoli simulatori di passeggiate, non sono la persona più indicata per dirvi se la nuova storyline Saints & Seducers o i nuovi ingredienti e oggetti rari valgono lo sforzo di un ennesimo playthrough di Skyrim, ma se fate parte del pubblico deputato potreste apprezzare. Più semplice è valutare il minigioco della pesca, un inutile orpello cosmetico che trova un suo significato solo se associato al Survival Mode, anch’esso incluso nella Anniversary. La modalità sopravvivenza serve essenzialmente a mettere una “toppa” a uno dei maggiori difetti del gioco base, ossia quella miracolosa autoguarigione della salute che rendeva completamente inutili – a livello ludico, se non simulazionistico – sistemi quali quello della cucina. Mod di questo tipo circolavano ormai da anni nel Nexus, e questa inclusa nel pacchetto ufficiale fa il suo dovere nel rendere Skyrim più realistico e impegnativo, senza risultare eccessivamente frustrante nel momento in cui si matura un’idea chiara di come gestire il tutto. Non si può pretendere però che il resto del sistema si adatti alla nuova modalità: la sopravvivenza è una feature sovrapposta a un’impalcatura che rimane la stessa dal 2011, sicché è il personaggio giocante a dover reagire a fame, freddo e malattie, mentre il mondo continua ad esistere e comportarsi secondo le leggi non troppo logiche di sempre. Al solito, per far sì che la messinscena funzioni ci dovete mettere molto di vostro, ma se non altro avrete qualche altra statistica a cui badare – insieme a un inventario debitamente ridotto di dimensioni.

giallo

Skyrim Anniversary Edition è un prodotto letteralmente ingiudicabile, tanto si trova ai confini della parodia di se stesso e dell’industria videoludica tutta. Santa patrona dei piazzisti di successo e maestra assoluta nell’arte di ottenere la massima resa con il minimo sforzo, Bethesda vi rivende la stessa minestra di sempre con l’aggiunta di accessori che valgono la spesa solo se avete intenzione di rigiocare Skyrim per l’ennesima volta – e sì, vi capiamo se non ve la sentite. Il voto numerico qui sotto non ha alcun valore, sarebbe meglio un “non classificato” ma il template di WordPress non contempla questa opzione.

 

Good

  • La modalità Sopravvivenza non è male.
  • È la versione più aggiornata esistente del gioco.

Bad

  • È Skyrim, daje… che volete pretendere?
  • Tutto sta a capire se é ancora il caso di supportare iniziative simili.
7.5

Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.