KOLOSSAL!

Simone

Shadow of the Colossus

Sviluppatore: Bluepoint Games
Publisher: Sony Interactive Entertainment
Genere: Avventura azione 3D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Copia regolarmente acquistata dalla redazione. Sony non ci ha fornito codice review.

Se dovessi buttar giù un’ipotetica lista dei miei giochi preferiti di tutti i tempi, molto probabilmente Shadow of the Colossus occuperebbe la prima posizione. Avete capito bene: snobberei volentieri Ocarina of Time, Secret of Mana, Resident Evil e persino Super Mario World in favore dell’opera di Fumito Ueda, e per ottime ragioni. Anche se ICO riuscì a stupirmi al tempo, Shadow of the Colossus si impresse indelebilmente nella mia memoria grazie alla perfetta fusione tra una trama misteriosa e un art design stupefacente. Scoprire un mondo così terribilmente grande, realizzato con quei colori tenui e quei filtri che smorzavano anche il più intenso degli effetti di luce fu per me un’esperienza visivamente nuova ed appagante. La vicenda principale era colma di storie di sacrificio, di viaggi ai confini del mondo in una terra proibita per salvare la vita di una ragazza, di colpe terribili nonostante i più nobili intenti. L’opera di Ueda raccontava tutto questo con poche frasi, lasciando che fossero le sensazioni a veicolare i contenuti. Oggi, a distanza di più di dieci anni, Shadow of the Colossus fa nuovamente capolino nel mercato videoludico con una versione completamente ricostruita ad opera del team Bluepoint Games. Riuscirà la nuova incarnazione del capolavoro di Ueda a tener testa all’originale?

Se ci fosse tra voi qualche lettore che per qualche strano motivo non conoscesse nulla a proposito di Shadow of the Colossus, ecco una breve sinossi: Wander (anche se il nome non viene mai rivelato nel gioco) cavalca in groppa alla fedele cavalla Agro alla volta delle mistiche Terre Proibite, un luogo lontano dove si dice sia possibile resuscitare i defunti. Wander infatti porta con sé il corpo esanime della giovane Mono, sacrificata a quanto pare “a causa del suo destino maledetto”. Il protagonista non sembra accettare il destino crudele della ragazza e raggiunge le Terre Proibite per stringere un patto con i Dormin, creature che si dice abbiano il potere di restituire la vita. Un tale servigio però va ripagato con un prezzo di eguale importanza: Wander dovrà abbattere sedici enormi creature note con il nome di “colossi” al fine di distruggere altrettanti idoli di pietra che confinano i Dormin nelle Terre Proibite. E’ davvero tutto qui? Cosa attende il silenzioso eroe in quelle terre lontane e dimenticate? 

SOGNO O REALTA’?

Fumito Ueda, creatore del gioco, lasciò appositamente molte domande in sospeso nella mente del giocatore per permettergli di trarre le proprie conclusioni. Ciò che ancora oggi colpisce del titolo originale è l’assoluta modernità dell’esperienza, a partire dalla componente open-world, ormai ampiamente digerita ma all’epoca assai meno in voga.

Il team di sviluppo non ha dunque esitato nel rimaneggiare e ricreare da zero le enormi Terre Proibite con uno stile grafico che punta al fotorealismo: una decisione quasi scontata per i tempi attuali, ma che rappresenta un’arma a doppio taglio con quest’opera in particolare. Ueda è infatti celebre per la sue sue oculate e specifiche scelte a livello di contrasti luce/ombra, colori, filtri e quant’altro sia indispensabile alla resa visiva di un titolo. L’originale Shadow of the Colossus non fa eccezione a questa regola, mentre il remake spinge decisamente l’acceleratore sul verismo – comunque pregevole dal punto di vista artistico – pur tentando di conservare la direzione intrapresa nell’era PS2. Il risultato finale è un gioco esteticamente grandioso sotto tutti gli aspetti, nel suo connubio di panorami incredibilmente profondi ed ambienti costruiti con cura, ma che si allontana inevitabilmente dal mondo concepito da Ueda. Buona la scelta di inserire un certo numero di filtri che possono essere applicati per variare l’aspetto estetico del gioco, così da adattarlo allo specifico gusto di ciascuno.

Nonostante la problematica appena sottolineata, Shadow of the Colossus su PS4 funziona. Il comparto sonoro è lo stesso dell’opera originale e contribuisce non poco a creare un senso di smarrimento/solitudine durante le fasi esplorative, per poi passare a ritmi di battaglia emozionanti quando ci si scontra con un colosso. L’atmosfera generale è dunque in buona parte salvaguardata, eccezion fatta per quello “scarto” di cui sopra che non danneggia comunque troppo un titolo già eccellente di per sé. Pollice verso invece per un’altra spinosa questione che da sempre accompagna Shadow of the Colossus: i comandi e la telecamera. Sin dalla prima incarnazione del gioco il controllo del movimento costituiva una vera piaga, e i ragazzi di Bluepoint Games sembrano non aver minimamente provveduto in questo senso: forse l’obiettivo era proprio mantenere intatto il feeling dell’originale adattando semplicemente il comparto grafico agli standard moderni? 

Potrebbe essere, ma in occasione di iniziative come questa sarebbe buona regola anche tentare di apportare delle migliorie, a maggior ragione se si tratta di problematiche risapute sulle quali le opinioni dei giocatori concordano. I controlli risultano più che mai legnosi, alcune volte imprecisi, e la telecamera ballerina si sposta spesso in modo incontrollato quando ci si ritrova appesi in qualche strana posizione sul corpo di un colosso.

Un remake offre comunque l’opportunità di aggiungere materiale, sistemare difetti e ripulire le piccole problematiche che anche un capolavoro come Shadow of the Colossus sicuramente possiede. Se dal lato dei controlli e della telecamera non è stato fatto molto ci si può consolare con la raccolta di 79 (!!) monete luccicanti sparse per il mondo di gioco che danno l’accesso ad un’arma speciale, nonché gli immancabili trofei ottenibili quando si abbattono alcuni colossi saltando fasi tecnicamente indispensabili. La modalità Hard è disponibile dall’inizio, a differenza del titolo originale, e una volta superati i titoli di coda si può accedere anche alla modalità Mirrored World per una sfida dal sapore leggermente diverso: ovviamente sono disponibili tutti i contenuti post-game come le modalità Time Attack per ottenere oggetti speciali da far equipaggiare a Wander. Shadow of the Colossus su PS4 raggiunge un nuovo livello di unione tra l’arte e la potenza grafica: paesaggi meravigliosi – seppur fin troppo “realistici” – accompagnano una dolorosa storia di sacrificio e redenzione. Un titolo più che ottimo, dunque, che però non può raggiungere (per poco) il livello dell’opera originale proprio per la sua natura di remake senza miglioramenti sostanziali, eccezion fatta per il comparto grafico (a 30fps su PS4 OG o a 60 su PS4 Pro) e le piccole aggiunte in termini di gameplay.

 

 

 

 

Contenuti

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Shadow of the Colossus - PlayStation 4 (Videogioco)


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Sony ICO and Shadow of the Colossus Collection, PS3 (Videogioco)


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Sony Shadow of the Colossus, PS2 (PlayStation)


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Shadow of the Colossus torna in vita a più di dieci anni di distanza dal capitolo originale, e lo fa indubbiamente in grande stile: l’opera di remake riesce alla perfezione e regala un’esperienza immutata a livello di fascino e di gameplay. Ueda è però celebre per la scelta di colori ed in generale per la personalissima direzione artistica: questa nuova incarnazione delle avventure di Wander sacrifica (in buona parte almeno) la stupefacente sensazione onirica del capitolo originale in favore di un realismo più spinto. Per il resto si tratta della perfetta trasformazione in chiave moderna di un titolo che era decisamente “avanti” rispetto a tutto e tutti quando uscì per la prima volta. Un capolavoro di sensazioni e di narrazione volutamente evanescenti, il tutto coronato da panorami di proporzioni (è proprio il caso di dirlo) colossali.

verde

Good

  • Ambientazione insuperabile, senza se e senza ma.
  • Un'avventura di proporzioni immense che mantiene un valore quasi intimo.
  • Remake di alta qualità in termini tecnici, una spinta decisa verso il realismo ben realizzata...

Bad

  • ...ma che sacrifica inevitabilmente buona parte del feeling onirico presente nel lavoro originale di Ueda.
  • Una sistemata a controlli e telecamera non avrebbe per nulla guastato.
8.5

Simone
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta