A spasso con Durga e Vishnu

Ilya Muromets
Raji An Ancient Epic

Raji: An Ancient Epic

Sviluppatore: Nodding Heads Games
Distributore: Super.com
Formato: Digital
Localizzazione: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Il principale tra i (non pochi) pregi di questo Raji: An Ancient Epic è quello di essere il titolo di esordio di una software house indiana, Nodding Heads Games, e di essere incentrato proprio su miti e religioni dell’India primigenia – in particolare alle celebri saghe epico-religiose del Mahābhārata e del Rāmāyaṇa.
Il dato non è trascurabile: siamo di fronte a una interpretazione in chiave videoludica di una cultura non occidentale finalmente veicolata non dai soliti statunitensi con velleità post-coloniali, bensì da personalità creatrici appartenenti a quella medesima cultura. Il che significa, tanto per cominciare, che non vi troviamo ipocriti disclaimer su quanto siano ricchi di “diverse points of view” gli studi californiani della Silicon Valley pieni di terze generazioni appena uscite dai college; e, soprattutto, che non ci sono dialoghi infarciti di “honor”, “faith”, “respect”, “wisdom”, e di tutta quella paccottiglia orientalista di solito impiegata per raccontare ogni cosa che esuli dall’esperienza di ingurgitare un frappuccino nello Starbucks aziendale. In un universo asfittico e immunodepresso come quello videoludico, l’emergere di realtà alternative effettive – e non solo prestanomi di major all’inseguimento del mercato indie – rappresenta sempre una notizia eccellente, specie dal momento che Raji: An Ancient Epic si configura oltretutto come un debutto positivo.

Raji An Ancient EpicPubblicato lo scorso luglio in esclusiva temporanea per Nintendo Switch e rilasciato su Steam e PS4 da poche settimane, Raji: An Ancient Epic è un action-adventure con venature hack’n slash di impostazione piuttosto semplice. Al giocatore è richiesto di prendere il controllo di Raji, una giovane acrobata di strada, per rintracciare il fratellino Golu misteriosamente rapito dopo un’invasione di demoni. Supportata alla lontana da Durga e Vishnu, due tra le maggiori divinità del pantheon induista, la ragazza deve farsi strada tra le orde di creature mostruose scatenate dall’arcidemone Mahabalasura, potendo contare sul potere distruttivo di alcune armi di natura divina – tra cui il trishula, il mitico tridente attributo della dea Durga.

Le premesse sono più sufficienti per intuire come Raji: An Ancient Epic sia un gioco ferocemente concentrato sul combattimento, alla cui messa a punto sono stati con ogni evidenza dedicati gli sforzi maggiori. Nonostante tra i riferimenti principali siano stati citati God of War e Dark Souls, appare chiaro che Nodding Heads Games abbia molto guardato alla classica trilogia dei Prince of Persia di Ubisoft, e in particolare al secondo episodio, Warrior Within, il cui ricchissimo ma intuitivo battle system ha purtroppo trovato ben pochi epigoni finora. La varietà di mosse a disposizione di Raji, così come le differenti interazioni con l’ambiente, rimandano parecchio al repertorio bellico tipico del Principe di quei tempi. La difficoltà, tuttavia, è sensibilmente più elevata: ci vuole parecchia tenacia e una perfetta dimestichezza con il pad (scordatevi la tastiera) per riuscire ad avere la meglio contro decine di minion coriacei, infidi e talvolta anche disonesti nello sfruttare pattern diseguali e di complessa lettura – lettura resa più ardua, oltretutto, da controlli non sempre reattivi. Il limite principale del titolo sta forse proprio nell’aver voluto puntare troppo al fascino della sfida in sé senza fornire al giocatore l’immacolata precisione di gameplay che si esigerebbe laddove si richieda un impegno e una concentrazione superiori alla media.

Raji An Ancient Epic

A livello narrativo, nonostante la trama segua un percorso del tutto lineare, il giocatore occidentale medio potrebbe trovare inconsueti – e in qualche caso fastidiosamente incomprensibili – certi aspetti caratteristici della cultura diegetica centroasiatica: il ricorso continuo alla metafora, l’impiego di logiche e tempistiche circolari, e il senso di marcata incompiutezza che affligge in particolar modo le battute finali della storia. Succede anche questo, quando si ha a che fare con un prodotto genuinamente locale e non con un liofilizzato da supermercato fusion. Raji: An Ancient Epic supplisce in parte alle sue pecche con una veste cosmetica assai piacevole, ispirata al teatro delle ombre indiano (nelle scene d’intermezzo) e alla tradizionale pittura Pahari, che qui si anima tridimensionalmente per impreziosire un’impalcatura low-poly povera ma funzionale. Un plauso va riservato in particolar modo all’elegantissima colonna sonora a cura del compositore greco Linus Tzelos: un’eccellente fusione di suggestioni euroasiatiche che restituisce l’immagine di un’India a-temporale e allo stesso tempo contemporanea, lontana da ogni stucchevole rievocazione esotista.

Raji An Ancient EpicSe non si tratta certo di un capolavoro di innovazione (cosa che comunque non ambiva ad essere) e se non vanta un’esecuzione impeccabile in ogni aspetto, Raji: An Ancient Epic ha il merito di gettare luce sul contributo che una realtà emergente come quella indiana potrebbe apportare al mercato, specie alla luce del fatto che le basi ci sono già tutte: l’India ha know-how tecnologico, una popolazione sterminata e dall’età media molto bassa, un’industria culturale dirompente e un diffusissimo bilinguismo. E se consideriamo che parte della popolarità di questo gioco sul web si deve allo streaming trasmesso da alcuni seguitissimi canali di content creator autoctoni (un esempio), forse varrebbe davvero la pena accantonare per un attimo le pretenziosità globaliste della Silicon Valley e mettersi ad esplorare un po’ meglio le suddette realtà. Se non altro, ci annoieremo di meno.

Voto di incoraggiamento e via.

verde

7.2

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.