Paure bagnate

Simone

La seconda metà degli anni ’90 ha rappresentato un periodo particolarmente florido per il genere survival horror, di fatto nato con il primo Resident Evil/Biohazard e sviluppatosi in una lunga serie di rivisitazioni delle meccaniche tipiche del capostipite. Nel 2001 approdò su PS2 Project Zero, survival horror con la classica impostazione in terza persona che cambiava le carte in tavola rispetto a molti altri diretti concorrenti: invece di manovrare abili mercenari o membri delle forze armate, il giocatore era chiamato a controllare ragazze fragili, ingenue e segnate da storie di dolore e solitudine, un po’ come nella serie Clock Tower. Armata solamente di una strana macchina fotografica, la protagonista si addentrava in ambientazioni tipicamente giapponesi e caratterizzate da una componente onirica decisamente marcata. Oggi, a distanza di 14 anni, Project Zero 5: Maiden of Black Water (in Giappone noto come “Zero: la sacerdotessa del corvo bagnato”) arriva su Wii U e si prepara a calare nuovamente i giocatori in ambientazioni da incubo.

Project Zero Maiden of Black Water img

ACQUE PROFONDE

zero reviewIl monte Hikamiyama è al centro di oscure leggende popolari: gli abitanti delle zone circostanti giurano di sentire la montagna “gridare”, richiamando persone destinate a morire di una morte terribile, fagocitati dalle malefiche acque nere che in passato venivano tenute sotto controllo da antichi rituali. Il trio composto dalla sensitiva Yuri Kozukata, la giovane Miu Hinasaki e lo scrittore Ren Hojo si avventura sul monte maledetto alla ricerca di risposte e, soprattutto, nel tentativo di salvare persone a loro care da una fine orribile, strappandole dalle grinfie di spettri orripilanti.

Project Zero 5: Maiden of Black Water ripropone senza particolari innovazioni il “leit motif” di tutta la serie: un’ambientazione basata su tradizionali leggende giapponesi, già di per sè esotiche e decisamente inquietanti per il pubblico occidentale, ponendo come antagonisti principali i fantasmi di sfortunate persone morte in circostanze misteriose o al seguito di blasfemi rituali. Il monte Hikamiyama è il setting perfetto per instillare nel giocatore un claustrofobico senso di smarrimento grazie a fitte foreste, templi antichi, angusti corridoi e tetre caverne: senza dubbio il principale pregio di questo gioco è nell’ambientazione, perfettamente funzionale nel creare ansia.

Anche in questo capitolo è presente la Camera Obscura, invenzione dell’occultista Kunihiko Asou e principale arma della serie che su Wii U si arricchisce di una funzionalità possibile solo sulla home console di casa Nintendo: il “paddone” diventa infatti una vera e propria macchina fotografica, manovrabile e ruotabile a piacimento per scattare le “fotografie fatali” che danneggiano seriamente gli spettri in procinto di attaccare. Com’è consuetudine in questa serie, la Camera Obscura può sempre esorcizzare i fantasmi catturando una loro fotografia, ma solamente quando si preparano a balzare sul giocatore è possibile infliggere danni considerevoli scattando, appunto, un “Fatal Frame”.

L’arma è liberamente manovrabile e per la prima volta permette la cattura di immagini diagonali e verticali, posizioni utili per scattare efficaci Shutter Frames in determinate condizioni che infliggono molto danno e stordiscono gli avversari. I punti guadagnati sul campo permettono il potenziamento e il sommarsi di vari potenziamenti, così da personalizzare l’arma ed adattarla al proprio stile di gioco. Altra meccanica introdotta in questo capitolo è il Wetness Meter (letteralmente “indicatore di bagnato”) che aumenta ogni volta che il personaggio è colpito da un attacco dei fantasmi oppure si bagna a causa di pioggia o pozze d’acqua: più alto sarà l’indicatore, più consistenti saranno i danni inflitti dalla Camera Obscura ma al tempo stesso aumenterà anche la probabilità di incontrare nemici potenti.

RAGAZZE E FANTASMI

Il resto del gioco è dotato di meccaniche tipiche dei survival horror di un’epoca passata, arma a doppio taglio che potrebbe far la felicità di chi cerca un’esperienza old school ma che potrebbe anche annoiare a morte giocatori più abituati ai ritmi decisamente più frenetici dei survival horror moderni: la lentezza nei movimenti dei personaggi, il backtracking a volte obbligatorio e la linearità di molte sezioni (a causa anche di una feature che permette di seguire una traccia per non perdersi mai) non sono certamente punti a favore.

Il senso di linearità si avverte anche a causa della scelta (poco felice) di design che suddivide il gioco in vari capitoli con tanto di voto finale, smorzando di fatto la tensione e creando una sorta di “effetto arcade” che poco si adatta ad un survival horror, normalmente più gratificante se sorretto da una narrazione di stampo cinematografico. A questo si devono aggiungere personaggi assai stereotipati, soprattutto per chi conosce la serie da molto e faticherà a distinguere i vari eroi da altri visti in precedenza; fortunatamente la forte presa che l’ambientazione è in grado di avere su un giocatore riesce in parte ad aggirare i vari difetti della trama e dei personaggi, regalando senso di ansia ed alcuni spaventi decisamente apprezzabili.

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Tecnicamente Maiden of Black Water si difende piuttosto bene, con modelli dei personaggi ben realizzati (soprattutto durante le numerose cutscenes) ed ambienti sia interni che esterni minuziosamente curati: purtroppo sono da segnalare anche texture poco definite ed alcune imprecisioni sulle collisioni dei poligoni. A livello sonoro invece le cose migliorano decisamente grazie ad effetti sonori spaventosi, temi musicali onirici perfettamente adatti alla situazione ed un doppiaggio giapponese ben realizzato, per la prima volta apprezzabile anche nella versione PAL del gioco.

Il tutto è ovviamente condito con una buona dose di fan service, tipico della serie e qui accentuato sia dai vestiti bagnati che dai modelli realizzati appositamente (a detta anche del produttore Keisuke Kikuchi) per apparire sexy: sono presenti costumi aggiuntivi, anche se quelli più provocanti della versione originale giapponese del gioco non sono stati mantenuti. E’ inclusa una missione aggiuntiva, giocabile dopo il finale della campagna single player, che vede protagonista la ragazza ninja Ayane della serie beat ‘em up Dead or Alive.

Project Zero Maiden of Black Water coverProject Zero: Maiden of Black Water

Sviluppatore: Koei Tecmo
Publisher: Nintendo
Genere: Survival Horror
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 18+
Lingua: Inglese
Sito Ufficiale

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

La seconda opinione

All’annuncio di un capitolo di Project Zero su Wii U le antennine sulla mia testa si erano alzate, auspicando in un prodotto che potesse rendere giustizia alle innegabili qualità della serie. Purtroppo l’attesa esperienza definitiva a caccia ai fantasmi non si può dire di casa su Nintendo Wii U, e questo nuovo episodio risulta molto più classico di quanto mi aspettavo. Non è un male di per sé, ma considerando le caratteristiche uniche dell’hardware su cui gira e l’importante partnership con Nintendo, il risultato finale rimane senza ombra di dubbio piuttosto deludente.

Majkol “Zaru” Robuschi

Project Zero: Maiden of Black Water non è certamente un gioco innovativo, fatta eccezione per i comandi della Camera Obscura affidati al paddone Wii U: tecnicamente poteva essere realizzato meglio e soffre di una certa linearità, aggravata da personaggi poco interessanti. Eppure, nonostante evidenti lacune, molti giocatori apprezzeranno lo stile di gioco old school, l’ambientazione da brivido e le meccaniche tipiche della serie, anche qui (fortunatamente) mantenute al 100%. Forse è proprio questa la forza di questa saga: restare fedele a sè stessa, a volte fin troppo, ma regalando agli appassionati esattamente quello che si aspettano. Chi invece cerca un survival horror dai toni più moderni, può tranquillamente passare oltre.

prezzoridotto

Good

  • Ambientazione e narrazione ad ottimi livelli
  • Interessanti novità a livello di gameplay grazie al paddone Wii U
  • Buona longevità con contenuti extra
  • E’ sempre Project Zero

Bad

  • E’ sempre Project Zero
  • Controlli legnosi difficili da gestire
  • Tecnicamente ancora qualche imperfezione
7

Simone
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta