Lo showbiz è un po' come il grinding nei J-RPG

Majkol

Parto col dire che dopo Persona 4 Dancing All Night e i relativi spin-off tratti dal quarto episodio dell’omonima serie J-RPG, Atlus è riuscita a toccare il fondo del barile come solamente Square Enix, fino ad oggi, aveva fatto. Svendere senza alcun ritegno il carisma dei protagonisti un titolo così complesso, eppure intrinsecamente pop, come Persona 4 è stata senz’ombra di dubbio un’ottima occasione di guadagno per la casa di Shin Megami Tensei, da sempre votata a produzioni a basso budget e a prodotti prettamente mirati al mercato delle console portatili. Ma a tutto c’è un limite. Non bastava vedere Yu Narukami e soci calati nelle arene bidimensionali di Persona 4 Arena e relativo seguito, bisognava anche sbancare sul mercato giapponese con il cross-over con il dungeon crawler Etryan Odyssey, Persona Q: Shadow of the Labyrinth, magari fra una puntata e l’altra di ben due adattamenti animati, uno tratto dalla prima versione del gioco e il secondo dalla director’s cut esclusiva per PlayStation Vita.

La conclusione di questa sfacciata operazione di milking coincide, forse, con il punto più basso di tutti, ovvero il rhythm game di cui sto per parlarvi, che malgrado gli intenti commerciali abbastanza detestabili riesce nel suo dovere di intrattenere, se si ignorano le millantate pretese di rimanere fedele alle atmosfere e alle tematiche del’opera originale. Chiaro, sceneggiatura permettendo, perché in Persona 4 Dancing All Night, esattamente come nel picchiaduro sviluppato da Arc System Works, è stata inserita una verbosissima modalità storia ambientata dopo l’epilogo del J-RPG che si concretizza in vertiginose schermate testuali in stile visual novel accompagnate solamente dalla solita traccia audio only eng. Poco male, direbbero quelli che ormai hanno fatto il callo alla politica eng-only di Atlus US, ma considerando lo scarso numero di contenuti inclusi nella cartuccia di gioco era comunque auspicabile uno sforzo in più da parte loro. Detto questo, sì, il consiglio di chi scrive è quello di saltare a pié pari l’intero story mode (solo per veri appassionati, tipo quelli che seguono ‘sta pagina di Reddit o che sono riusciti ad apprezzare l’anime tratto dal videogioco nonostante la pessima qualità tecnica) e lanciarsi fin dai primi secondi successivi alla splendida sequenza d’apertura nella modalità ballo libero, dove si fa subito la conoscenza con il l’ossatura ludica di un prodotto che nasce chiaramente dalla filosofia che da anni muove la serie Project Diva di SEGA ovvero il ryhthm game dedicato ad Hatsune Miku. Non a caso Persona 4 Dancing all Night è co-sviluppato proprio da Dingo, il team che da anni cura l’adattamento videoludico delle avventure della vocaloid dai capelli color ciano, ed è proprio per questo che il gameplay potrebbe risultare familiare ai fan dell’idol digitale.

Il gruppo di ragazze da salvare nel soporifero Story Mode. D'altronde se si vuole completare il gioco al 100% bisogna farlo!

Il gruppo di ragazze da salvare nel soporifero Story Mode. D’altronde se si vuole completare il gioco al 100% bisogna farlo!

Combattere le shadow a passi di danza

Per la seconda volta, ad Adachi è stato riservato il destino del personaggio aggiuntivo a pagamento. Dopo Persona 4 Arena, anche io sarei parecchio arrabbiato.

Per la seconda volta, ad Adachi è stato riservato il destino del personaggio aggiuntivo a pagamento. Dopo Persona 4 Arena, anche io sarei parecchio arrabbiato.

Potendosi fregiare di un commento musicale come quello curato da Shoji Meguro in tutta la storia della serie Shin Megami Tensei, l’unica incognita di fronte all’eventualità di un gioco musicale era la struttura prettamente ludica, ma esattamente come per i picchiaduro e il dungeon crawler, Atlus si è affidata all’ennesima squadra di specialisti per potersi così dedicare al contorno estetico e narrativo. Ed è proprio per questo che il gameplay risulta molto semplice e immediato, poggiando le proprie basi sulla visualizzazione di una sequenza di comandi da immettere a tempo di musica. L’interfaccia grafica tiene conto di circonferenze concentriche che dal centro dell’OLED di PS Vita scorrono verso l’esterno, suggerendo il tempo con cui i tasti vanno premuti. Oltre a questo fanno capolino anche dei comandi, per lo più facoltativi, che possono essere eseguiti con gli stick analogici per “graffiare” il disco, nel caso ci si sentisse in vena di virtuosismi e punteggi alti con cui far impallidire gli amici, ma di base il grande succo del gamplay è rappresentato dalla pressione prolungata o meno di sei tasti cercando di stare dietro al marasma di effetti grafici, coreografie e input che vengono letteralmente spiattellati negli occhi del giocatore. Una specie di caotico DDR per le dita.

Effettivamente il grande sfarzo cosmetico rappresentato dai colori acidi, contrastatissimi e le animazioni tanto belle, quanto inutili ai fini puramente pratici, cozza terribilmente con la natura arcade del gioco che, se affrontato con le opzioni di default, vedrebbe anche le canzoni continuamente coperte da assillanti commenti dei protagonisti, in grado di diventare ripetitivi nel giro di un solo minuto. Se per questi basta prendere le dovute misure nelle preferenze di partita, per il resto purtroppo bisogna ammettere che l’interfaccia grafica poteva essere resa più leggibile, ma d’altronde sembra quasi ingiusto biasimare Altus per questo: per Persona 4 Dancing All Night ha sfoderato un comparto tecnico d’eccezione, con modelli dei protagonisti dettagliatissimi e finemente animati, mosse di danza ed espressività facciale inclusi. Nemmeno Persona 4 The Golden, il rifacimento del quarto episodio per PS Vita ha potuto godere di un ensemble scenico simile e ciò fa ben sperare per il quinto attesissimo capitolo della serie, in arrivo il prossimo anno su PS3 e PS4. A sottolineare gli sforzi del team di grafici assoldato per l’occasione è la presenza di un grande numero di costumi, accessori e personaggi visti nel videogioco originale, negli spin-off o nella serie animata, alcuni sbloccabili semplicemente giocando, altri tramite DLC gratuiti o a pagamento.

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Un’ultima apparizione di Chie per dare un senso a questa recensione.

Se non fosse, insomma, per un comparto grafico bulimico, il gameplay di Persona 4 risulterebbe assolutamente tanto avvincente quanto quello della celebrata serie Project Diva, specie alle difficoltà più alte. A patto, però, di scendere a compromessi con una tracklist, ovviamente, tematica e non esattamente eterna: si tratta, in fondo, di poco più di una ventina di canzoni, inclusi i pezzi pubblicati solamente come DLC a pagamento. Oltre ai temi già apprezzati nel titolo originale sono inclusi diversi remix e riarrangiamenti firmati da famosi compositori impegnati nell’industria dell’intrattenimento giapponese, come Akira Yamaoka, il compositore storico della serie Silent Hill, e seppur questi non risultino tutti particolarmente memorabili, i fan della serie possono tranquillamente andare sul sicuro dedicando al rhythm game parte del loro tempo libero. Magari proprio in attesa di quel Persona 5 che si sta facendo attendere ormai da troppo tempo.

persona 4 dancing all night art003Persona 4 Dancing All Night

Sviluppatore: Dingo + Atlus
Publisher: Atlus
Genere: Rhythm Game
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Sito Ufficiale

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Lungi dall’essere un rhythm game alla portata di tutti, vuoi per il verboso e dimenticabile comparto narrativo, vuoi per il fatto che nasce dichiaratamente come un titolo indirizzato ai soli appassionati, Persona 4 Dancing All Night può vantare una grafica eccezionale e una colonna sonora affascinante. I difetti sono lì, e anche piuttosto evidenti, ma considerando il target di questa operazione commerciale potrebbero non essere poi così determinanti. Ah dimenticavo: Chie Best Girl!

prezzoridotto

Good

  • Tracklist esaltante
  • Comparto estetico curatissimo
  • Gameplay immediato...

Bad

  • ...ma un po' troppo caotico
  • Evitare, se possibile, la modalità storia
  • Molti DLC a pagamento
7

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.