Vichinghi orizzontali

Ilya Muromets

Niffelheim

Sviluppatore: Ellada Games
Publisher: Ellada Games
Genere: Survival
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Considerata la rapidità con cui la macchina videoludica affronta e divora tendenze sempre diverse, era lecito aspettarsi che la“scia norrena” caratterizzante l’ultimo quinquennio fosse destinata a cedere il passo a una nuova moda – magari proprio quel Giappone feudale che, con Seikiro nel pieno del successo e Ghost of Tsushima in prossima uscita (senza contare poi il capitolo venturo del glorioso Samurai Shodown) rischia di generare ben presto una nuova ondata di emuli. A quanto pare, invece, il repertorio di vichinghi, drakkar e alberi della vita continua a raccogliere larghi consensi presso il pubblico, e gli sviluppatori da ambo le sponde dell’Atlantico sembrano ben felici di assecondarlo. Certo, non tutte le ciambelle riescono con il buco, vuoi per ambizioni eccessive sul piano ludico, vuoi per un’assimilazione confusionaria dell’universo di riferimento, ma anche nel folto novero delle produzioni indipendenti è stato possibile assistere a sorprese gradevoli (per esempio il poco noto Expeditions: Vikings) quando non eccellenti (Wartile). Questo Niffelheim della piccola software house russa Ellada Games, già uscito in early access da un paio di anni e ultimamente arricchitosi di un corposo aggiornamento, tenta di ritagliarsi uno spazio in un panorama che contempla una concorrenza piuttosto affollata, puntando essenzialmente sulla veste grafica “artigianale” e su un gameplay ibrido che mira a incrociare generi differenti. Ne risulta un prodotto curioso, per molti aspetti originale, ma indirizzato a una fascia di giocatori piuttosto ristretta. Vediamolo nel dettaglio.

PER DURI E PURI

Nel corpus mitologico norreno, il Niffelheim o Niflheimr costituisce uno dei nove mondi in cui si suddivide l’esistente, una terra inospitale dominata dal gelo eterno e patria delle anime di coloro che, non essendo morti valorosamente in battaglia, sono stati impossibilitati a raggiungere l’agognato Valhalla. Traendo spunto dalla narrazione dell’Edda in prosa del poeta medievale islandese Snorri Sturluson (in particolare dalla sezione intitolata Gylfaginning), il titolo di Ellada Games racconta le vicende di un valoroso guerriero caduto in combattimento che, invece di entrare nel Valhalla, si trova suo malgrado intrappolato nel gelido Niffelheim, circondato da pericoli di ogni sorta e costantemente minacciato da eserciti di non-morti pronti ad eliminare l’intruso. Lo scopo del gioco è quello di sopravvivere alla fame e alla fatica, raccogliere e sfruttare al massimo le scarne risorse che il Niffelheim ha da offrire, costruire una fortezza per difendere i propri progressi e infine sferrare un attacco diretto ai ferocissimi boss, vale a dire i principali ostacoli che separano l’avatar giocante dal Valhalla.

L’avventura di redenzione del protagonista è veicolata da una messa in scena esclusivamente bidimensionale, alla stregua di un platform o – per restare in ambiti più vicini al genere d’appartenenza di Niffelheim – a prodotti indipendenti quali The Banner Saga o Darkest Dungeon. Il personaggio giocante può muoversi solo in due direzioni (destra/sinistra) e lo sviluppo verticale delle mappe è limitato essenzialmente ai soli dungeon, costruiti come tradizionali sistemi di livelli sovrapposti. Al di fuori della gestione dei menu, tutte le operazioni prevedono un’interazione orizzontale con gli elementi sensibili dello scenario (risorse da raccogliere, edifici da costruire, nemici da abbattere) attraverso semplici combinazioni di tasti.

A scanso di equivoci, Niffelheim non può essere definito come un gioco d’azione, nonostante il sostrato tematico sia di carattere essenzialmente bellico: questo perché il successo in battaglia non dipende quasi per nulla dall’abilità immanente del giocatore, quanto dalla presenza di valori numerici sufficienti a garantire l’annientamento progressivo degli avversari, sia che si tratti di equipaggiamento, sia che si tratti di statistiche fisiche o intellettuali. In altre parole, il farming è condizione essenziale per sperare di sopravvivere anche solo scontrandosi con i mostri di livello più infimo. La natura sostanzialmente “manageriale” del titolo è del resto manifesta sin dalle primissime battute, visto che il protagonista non può quasi nemmeno mettere piede fuori dal suo rifugio prima di essersi equipaggiato a dovere e prima di aver provveduto ai bisogni primari (cibo e riposo). L’impresa può essere affrontata in multiplayer, collaborando con un massimo di altri quattro giocatori, contro i quali si può anche finire per concorrere, in una sorta di lotta di prevaricazione dai chiari accenti survival. Si tratta di un’opzione tutto sommato simpatica, che aiuta a scongiurare (almeno in parte) il principale punto debole di un titolo come Niffelheim: la monotonia.

A causa della sua impalcatura ludica, fondata interamente sull’accumulo compulsivo e sulla gestione minuziosa delle risorse, Niffelheim soffre infatti di una ripetitività congenita dalla quale è davvero difficile sfuggire. Lo staff di Ellada Games dimostra in più occasioni di essere chiaramente consapevole del problema e di aver tentato ogni sorta di correttivo, variando per quanto possibile il gameplay in modo da incorporare attività diverse e recuperando contaminazioni da generi quali RPG e tower defense. Non sempre le buone intenzioni si risolvono al meglio e la ripetizione ciclica delle varie operazioni di farming, nonché i combattimenti risolti dalle sole statistiche numeriche, possono risultare piuttosto tediosi sulla lunga distanza, soprattutto se si resta indifferenti all’ambientazione scandinava e alla trama che pesca a piene mani da tutti i relativi stilemi. La curva di apprendimento risulta davvero molto ripida, tanto più che non si viene mai introdotti al gioco in modo adeguatamente graduale e esaustivo. Non esiste infatti alcun tutorial in game se non quello testuale messo a disposizione in un sotto-menu, assolutamente insoddisfacente poiché organizzato per “voci enciclopediche” quasi del tutto inutili ai fini della comprensione immediata del gioco.

Il fascino di Niffelheim, a conti fatti, risiede in larga parte nel suo inusuale comparto grafico, che si fregia di bellissimi sprite disegnati a mano e animati come fossero le tradizionali marionette di carta di certe tradizioni di teatro folklorico, soprattutto slavo. La cura riposta nella facies estetica del titolo traspare anche dalle minuzie più infinitesimali, come per esempio i pezzi intercambiabili dell’equipaggiamento, tutti rigorosamente visibili sul corpo dell’avatar giocante. La veste grafica, pur non unica nel suo genere, ha però il pregio di conferire a Niffelheim un carattere identitario molto forte, indispensabile se si considera il tenore della diretta concorrenza. Non sempre la qualità artistica degli sprite si riflette anche sugli sfondi, che indugiano qualche volta su “vichingate” dal gusto non sempre impeccabile, ma si tratta di dettagli tutto sommato trascurabili. Una colonna sonora adeguatamente epica e selvaggia accompagna bene l’intera esperienza di gioco.

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

PS Store

XBOX MARKETPLACE

Niffelheim non è un capolavoro né un gioco irrinunciabile, parliamoci chiaro: si tratta infatti di un survival gestionale altamente punitivo e ancora non del tutto rifinito – a quando un tutorial degno di questo nome? – che rischia di venire presto a noia se non si fa parte del pubblico d’elezione. Lo sforzo compiuto da Ellada Games per distinguersi dai concorrenti è comunque lodevole, soprattutto sul piano grafico, un aspetto che contribuisce senz’altro a rendere il titolo degno di essere perlomeno sperimentato. Se fate parte di coloro che restano affascinati a prescindere dalla mitologia norrena, considerate pure l’acquisto a prezzo pieno. Per gli altri, conviene attendere uno sconto.

semafori indie-02

Good

  • Grafica bidimensionale molto interessante.
  • Colonna sonora gradevole.
  • Nonostante i limiti del genere, la trama è piacevole.

Bad

  • Molto punitivo, soprattutto all’inizio.
  • Assai criptico in alcuni passaggi.
  • Il farming può venire a noia.
6.9

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.