Prima di Anthem c'era Neverwinter Nights

Vittorio Bonzi

Neverwinter Nights: Enhanced Edition

Sviluppatore: Bioware/Beamdog
Publisher: Beamdog
Genere: RPG
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 12+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PC
Copia regolarmente acquistata dal membro della redazione.

Uscito dalla spelonca e presomi del bel tempo per riabituarmi alla luce del sole, esordisco su questo spazio per riferire dell’ultima uscita di Beamdog, che propone ancora una volta una Enhanced Edition di una vecchia gloria della Bioware che fu. Saltati a tempo indeterminato i piani di una riedizione di Icewind Dale 2 – per problemi, pare, di reperimento del codice sorgente – la casa, come preannunciato, è passata direttamente all’uscita successiva, vale a dire il non saprei dire se più famoso o più famigerato Neverwinter Nights. Ai tempi della sua prima pubblicazione il titolo rappresentò senz’altro una svolta fondamentale per Bioware, se non altro perché segnò l’abbandono dell’Infinity Engine, 2D e originariamente concepito per un RTS, all’Aurora, 3D e probabilmente più famoso oggi nella versione migliorata alla base dei due Star Wars: Knights of the Old Republic (nonché, su licenza, del primo The Witcher).

Qui cono costretto a fare un passo indietro e andare sull’autobiografico. All’epoca, non in grado di avere un sistema debitamente aggiornato, avevo abbandonato in gran parte il gioco per PC in favore della PlayStation – sostituita poi dalla 2 – che inaugurò la mia fase prevalentemente consolara. Pur essendomi fatto una debita scorpacciata dei giochi basati sull’Infinity, arrivati a Neverwinter Nights non ero più al passo. Oltre ai problemi logistici, dalle recensioni avevo maturato l’idea che si trattasse di un gioco non adatto a me, nonché un decadimento per Bioware: pesantemente orientato al multi – per me, allora, insostenibile e di nessun interesse – dalla grafica 3D funzionale ma sgradevole (a cui preferivo senz’altro gli scenari, solidi e particolareggiati, di Infinity) e al servizio di una modularità di cui non vedevo il potenziale; insomma, avevo l’impressione di un gioco non all’altezza della fama dei padri, troppo semplificato, anche perché si poteva creare un personaggio solo, al massimo accompagnato da un mercenario scriptato. Lo mancai, e con poco rincrescimento. Questa Enhanced rappresenta per me un recupero – soddisfacente, devo ammettere.

PERFEZIONATO

Innanzitutto, Neverwinter Nights si distingue dai predecessori per un fattore chiave: non è solo un gioco. Anzi, il gioco che era incluso nella confezione originale (la cosiddetta “Original Campaign”) era l’elemento meno rilevante, e oggi è considerato il punto debole dell’operazione. Piuttosto, con Neverwinter Nights si acquistava un prodotto aperto, duttile e intrinsecamente modulare, capace di far vivere ai giocatori i più svariati generi di avventura ruolistica. Ciò grazie alla promessa di nuovi moduli commerciali ma soprattutto all’Aurora Toolset incluso, un potente editor di campagne con cui Bioware invitava i giocatori a costruire e diffondere le proprie avventure; cosa che prosegue a tutt’oggi, trascorsi 17 anni dall’uscita (come documentato da Ilya Muromets in questo articolo sui moduli da provare).

Questa duttilità si dimostrava anche nell’invito a divertirsi con i personaggi: come già accennato, nella campagna in single player è possibile muoverne solo uno, affiancabile ai cosiddetti henchmen, comprimari già pronti e su cui non abbiamo alcun controllo diretto, e arruolabili solo uno alla volta (che passano a due nei moduli più recenti); possiamo dunque pertanto formare un gruppo vero e proprio solo in multiplayer. Al contempo, però, entrava in gioco il regolamento 3.0 di D&D, che rimpiazzava quello di AD&D usato per i giochi Infinity e si rivelava molto più idoneo a un’esperienza su computer, grazie al suo sistema fatto di skill incrementabili, talenti selezionabili e passaggi di classe assai più disinvolti anche grazie alla disponibilità di alcune classi di prestigio (speciali vocazioni ottenibili al raggiungimento di determinati requisiti): ciò consentiva di rendere il proprio alter ego molto più personalizzabile e completo – la community, peraltro, offre a tutt’oggi un’estesa enciclopedia di build. Il sistema costituisce persino un migliore incentivo al roleplay rispetto ai titoli precedenti (Torment escluso), per quanto sempre blandamente: l’allineamento morale del personaggio è infatti influenzato dalle azioni, e durante il gioco sarà consigliabile evitare di deviarvi troppo, visto che costituisce un vincolo all’acquisizione di molte classi.

Gestire le abilità è molto più semplice e meno farraginoso che con l’astrusa pulsantiera dell’Infinity, combinando un menu a raggiera memore di Planescape: Torment alle barre delle abilità personalizzabili, che oggi sono standard in qualunque MMOG. Le abilità di uso continuato – tipicamente lo stealth e la ricerca, per esempio di trappole – sono affidate a icone standard per qualunque personaggio, e la ricerca è persino automatica se il personaggio è fermo. Niente di nuovo oggi, certo, ma che in quest’epoca di revival delle belle legnosità di una volta, fa sempre piacere ritrovare. E comunque tutto il sistema è ancora impressionante per praticità d’utilizzo, tra scenari ruotabili e zoomabili a piacere, funzioni affidate a finestre che non si accavallano mai e un praticissimo drag & drop per gestire inventario e compravendita. Qualunque funzione speciale, tipicamente azioni connesse a vari puzzle ambientali, è poi affidato alla finestra di dialogo. Scarno, spartano, e ci si fa tutto: non si potrebbe chiedere molto di più.

Venendo ai contenuti inclusi nell’edizione, essi corrispondono a quelli di Neverwinter Nights Diamond, la raccolta che comprendeva tutte le espansioni ufficiali: oltre all’original campaign abbiamo allora il dittico Shadows of Undrentide e Lords of the Underdark, che insieme consentono di portare un personaggio fino ai cosiddetti livelli epici (superiori al 20, e che danno accesso a talenti altrimenti indisponibili) e al trittico di Kingmaker, con tre brevi avventure slegate, parte della serie di Premium Modules che poi sarebbero stati interrotti dall’uscita di Neverwinter Nights 2. Di suo la versione Enhanced si inserisce nel solco di quella di Planescape: Torment nella misura in cui non si preoccupa di aggiungere contenuti: essezialmente abbiamo bugfix vari, il supporto alle risoluzioni 1080p e 4k, la possibilità di scalare di conseguenza le finestre e le icone dell’interfaccia, che altrimenti facilmente risulterebbero troppo piccole, e vari nuovi asset grafici che regalano un’esperienza un po’ più sbrilluccicosa. Nulla viene aggiunto a livello di feature e classi; e chi possiede già l’edizione Diamond potrebbe trovare ingiustificabile l’acquisto. A tutto questo si aggiunge una nuova release commerciale dei Premium Modules non inclusi e fattisi difficili da reperire – ovvero Wyvern Crown of Cormyr, Infinite Dungeons e Pirates of the Sword Coast – ora acquistabili presso il vostro negozio online preferito a mo’ di DLC; e soprattutto la release ufficiale di Darkness over Daggerford, ambizioso modulo di Ossian Studios cancellato brutalmente a suo tempo e disponibile, finora, solo sottobanco in una versione non del tutto finalizzata.

Ciò detto e tornando al pacchetto base, non si può non rimarcare come la Original Campaign non sia all’altezza: non brutta, anzi abbastanza piacevole e forse maltrattata oltre i propri demeriti, ma che non può nascondere la sua natura di enorme tutorial, la sua tendenza a mostrare gli asset del gioco e le potenzialità dell’editor senza preoccuparsi di molto altro. Ne risulta un gioco troppo facile e diluito in scontri con innumerevoli e insignificanti minion, tutto teso a strattonare il protagonista in ambientazioni visivamente differenti con delle scuse qualsiasi – e che per aumentare il grado di sfida si affida in modo esagerato alle trappole: si è quasi costretti a crearsi un ladro o ad assoldarne uno. Per mettere alla prova un personaggio nuovo dal livello 1, mi sento di raccomandare di passare direttamente a Shadows of Undrentide, che offre un’esperienza più compatta, impegnativa e interessante; stordita giusto in finale dal tipico boss in stile Bioware, sbilanciato e la cui sconfitta è eccessivamente questione di fortuna e sfruttamento dei limiti dei suoi script. Per quanto riguarda gli altri moduli nel pacchetto, avremo modo di riparlarne.

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

Neverwinter Nights: Enhanced Edition rappresenta in definitiva un altro bel colpo da parte di Beamdog, che sembra aver abbandonato le velleità espansive che contraddistinguevano le riedizioni di Baldur’s Gate in favore di un aggiornamento apprezzabile in sé e per sé dagli appassionati. L’offerta complessiva è crassa e ricca – senza contare poi le varie espansioni illustri a prezzi modici – e risulta tuttora piacevole e rassicurante per la varietà di approcci che garantisce. Insomma, una manna per il giocatore di ruolo, sia occasionale che esperto, specie se un po’ attempato.

verde

Good

  • Supporto rinnovato.
  • Sistema di gioco divertente e duttile.
  • Niente aggiunte fatue.
  • Tanti moduli da provare fin da subito…

Bad

  • … ma la campagna base è davvero prescindibile.
  • Aurora Engine esteticamente inferiore all’Infinity, allora come oggi.
  • Niente aggiunte, punto.
8

Vittorio Bonzi
Spirito contemplante semilibero, tra il regno degli Asura e il West.