Le dive del tubo

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Neptunia Virtual Stars

Sviluppatore: Compile Heart
Distributore: Idea Factory
Formato: Digital+retail
Localizzazione: Inglese
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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In un momento storico in cui i videogiochi cyberpunk sono sorprendentemente meno cyberpunk della realtà stessa, mentre la popolazione di praticamente tutto il pianeta è segregata nelle proprie case e, purtroppo, impossibilitata a presenziare ai concerti delle idol – sono sorti i V-tuber.

Chi, o cosa, è un v-tuber? È presto detto – sono degli idol virtuali. Se a molti di voi le idee non si sono schiarite per niente, è naturale: quello delle idol è un fenomeno nato in Giappone e poi esportato nel resto del mondo, che vede giovani ragazze tentare la strada del successo esibendosi in canti e coreografie, spesso in gruppo, e legando la propria immagine a doppio filo con un’etichetta che ne curi le relazioni e l’identità pubblica. Le idol di maggior successo hanno schiere di fan adoranti, e sicuramente in tempi recenti vi sarà capitato di venire a contatto almeno una volta con le sempre più popolari boyband coreane: nient’altro che lo stesso fenomeno, ma declinato al maschile. Una V-tuber non è altro che un avatar (generalmente un’avvenente o adorabile ragazza dai tratti anime) definito da una modellazione in cel-shading, animato tramite il body-tracking di una webcam e “pilotato” da una persona in carne e ossa che gli dona, così, voce, movenze e personalità, esibendosi e intrattenendo il proprio pubblico durante lunghe trasmissioni in streaming.

Il successo colossale delle V-tuber nella terra del Sol Levante (ma inizia a prendere piede anche negli USA, con la nascita di numerose idol virtuali anglofone) è percepito in Italia come un eco lontano, ma la minacci all’orizzonte è quella di un temporale carico di stridule vocine “kawaii” e capelli multicolore.

Non nuova a fare da catalizzatore e apripista per le trovate più stravaganti di matrice prettamente nipponica, Idea Factory, con Compile Heart alla guida, cristallizza il successo delle V-Tuber rendendolo il tema centrale dell’ennesimo, immancabile, spin-off dell’ormai lunghissima serie di titoli Neptunia, e proprio questo Neptunia Virtual Stars promette di rivoluzionare ancora una volta le sue meccaniche di gioco tipicamente JRPG dopo le passate sperimentazioni in ambito shooter e ed Action RPG.

Neptunia Virtual Stars

BELLEZZE ARMATE E PERICOLOSE

Il pretesto narrativo, purtroppo, non osa più di tanto: Emote, pianeta della galassia virtuale Virtual and, dove si produce il preziosissimo Content, è minacciato dall’avanzare degli Anti, entità che mutano il Content in Obsolescenza, tanto da costringere la divinità Faira a invocare entità da tutte le dimensioni per riceverne il soccorso. A rispondere alla chiamata sono le ormai celebri divinità di Gamindustri: Neptune, Noire, Blanc e Vert, ma anche Me e You, coppia di V-idols che insieme forma il gruppo Mewtral, oltre a un ragguardevole cast di V-Tuber realmente esistenti che, però, verranno immediatamente catturati. Starà al quartetto di eroine, insieme alle due idol novizie, attraversare mondi e dimensioni ispirati al mondo di internet e dei videogiochi nel tentativo di respingere l’invasione degli Anti.

A fronte di un plot device semplice e abusato come quello del “segnale d’aiuto da un’altra dimensione” si cela un grande passo avanti per la serie Neptunia, che ampia lo spettro d’interesse in modo marcato, slacciandosi dal mondo videoludico per allargare il respiro verso l’intera realtà del World Wide Web, con un occhio di riguardo per YouTube e Twitch, il tutto con la solita capacità di catturare lo zeitgeist del momento in modo sopraffino, merito anche della rapidità con cui i Neptunia vengono prodotti e presentati al pubblico.

 

Il gameplay di Neptunia Virtual Stars, nascosto dietro quaranta minuti abbondanti di filmati e sezioni testuali in stile visual novel – autentico fil rouge che unisce praticamente ogni capitolo della serie -, unisce le meccaniche di un third persone shooter a quelle di un più classico hack’n’slash, ovviamente sempre attraverso il filtro esplosivo delle solite coloratissime sovrastrutture kawaii e citazionistiche senza le quali Neptunia non sarebbe ciò che è.

 

Capiamoci meglio: le quattro dee di Gamindustri hanno a loro disposizione delle pistole con cui occuparsi dei nemici a suon di proiettili, mentre le due Mewtral preferiscono combattere corpo a corpo. Ogni nemico che popola i dungeon risulta debole a questo o quel personaggio, suggerendo tacitamente al giocatore di saltare da un membro del party all’altro e alternando così i diversi approcci ludici.

Affrontare i nemici col personaggio giusto permette di ricevere energia da parte degli spettatori, manifestata attraverso commenti a schermo reminiscenti del servizio di streaming giapponese Niconico, dandoci la possibilità di effettuare potenti attacchi finali chiamati Finish Drive, ma anche Emotion Spheres, necessarie per effettuare le Emotion Arts – attacchi speciali che coinvolgono i V-Tuber reali qui utilizzati come vere e proprie “invocazioni” da battaglia.

Questo sovraccarico di modalità, contatori e strumenti è tristemente costruito su fondamenta poco solide: il gameplay hack’n’slash delle due Mewtral, ad esempio, è piagato da scelte di design poco convincenti, come l’assenza di un tasto di parata o la presenza di una schivata poco reattiva. Due scelte che finiscono per punire chi decide un approccio diretto agli scontri con i nemici, rendendo quasi immediatamente preferibile – per ovvia convenienza – limitarsi all’uso delle quattro dee di Gamindustri e i loro attacchi a lunga gittata. L’utilizzo delle Emotion Arts e dei vari Finish Drive, invece, diventa presto una fastidiosa e ripetitiva routine fatta di lunghe animazioni, piuttosto che l’esaltante evento in grado di rovesciare le sorti delle battaglie.

A fare da oasi di riposo dall’eterno grind è l’area in cui spendere i propri sudati risparmi – la V-Plaza. Questa funziona come un hub centrale in cui investite le Emotion Spheres raccolte durante gli scontri. Col tempo la piazza digitale si arricchisce di edifici dalle funzioni più variegate, dando accesso anche a modalità extra come la possibilità di riguardare video delle V-Tuber, accedere a simulazioni di battaglia, ecc. Purtroppo l’eccessiva dispersività delle attività offerte, oltre a un design dell’area e dei personaggi presenti eccessivamente anonimo, non aiuta a godere al massimo di questa piccola parentesi di calma in un titolo dal ritmo spesso incalzante.

Anche la struttura dei dungeon, al solito composti unicamente da stanzoni squadrati collegati da corridoi in linea retta e dotati per tutta la durata del gioco di un unico tema al neon/cyberpunk, non aiuta a combattere la sensazione che le sezioni di esplorazione e grind di esperienza, strumenti e “kawaii points” non sia altro che un noioso prolungamento artificiale da attraversare solo per avere in premio la prossima boss fight con conseguente sezione visual novel e progresso della strampalata linea narrativa, piuttosto che una parte integrante del gameplay pensata per mettere alla prova le abilità del giocatore.

A rendere così appetibile il “premio” delle sezioni di dialogo e avanzamento della trama, è la punta di diamante del gioco e il vero motivo per cui la stragrande maggioranza dei giocatori ha acquistato Neptunia Virtual Stars: le ragazze.

Il motore grafico di Megadimension Neptunia VIII è tanto poco performante nella rappresentazione degli ambienti di gioco quanto perfettamente ottimizzato nelle istanze in cui ci si dedica ad ammirare in dettaglio i modelli poligonali delle tantissime fanciulle che costellano il mondo di gioco – dalle quattro dee alla trentina di V-Tuber senza ignorare la dea Faira e la malefica regina di Obsoletia, Kado, la varietà stilistica e la vasta scelta di tropi caratteriali presente rende praticamente certo che ogni giocatore possa trovare almeno un personaggio di suo gusto. Alla pletora di ragazze, poi, si aggiunge un sistema di costumi e personalizzazioni estetiche piuttosto ricco, che strizza l’occhio a tutti i possibili fetish e citazionismi del mondo anime – tra orecchie da gatto, costumi da bagno e completi da cameriera inglese – e nel caso non fosse sufficiente sono previsti una pletora di DLC con nuove V-Tuber e completini annessi.

Anche la scrittura dei dialoghi, estremamente stereotipici ma leggeri e ricchi di battute, come la soluzione dell’intreccio improntato fortemente sul registro della parodia (gli Anti non sono altro che gli hater – veri nemici di ogni creatore di contenuti nel mondo reale), fanno sì che Neptunia Virtual Stars non si distacchi in alcun modo dalla raison d’etre dei suoi predecessori: essere un prodotto d’escapismo destinato a giovani maschietti pronti a innamorarsi di una delle protagoniste e ignorare le pesanti lacune di gameplay pur di scoprire le nuove avventure (e costumi!) della propria bella.

Il comparto sonoro, pur godendo di un focus maggiore rispetto al passato – grazie soprattutto ai cameo sonori di V-Idol realmente esistenti, accompagna bene le sessioni di gioco, ma risulta banale e facilmente dimenticabile. L’opzione del doppiaggio in lingua inglese, presente in tutti i capitoli precedenti, è stata completamente rimossa, probabilmente anche per non snaturare i numerosi interventi delle guest star. Bisogna dire che sicuramente avrà inciso positivamente nei costi di localizzazione, e in fondo chi giocherebbe un titolo simile con una traccia audio anglofona?

giallo

Neptunia Virtual Stars – nonostante il tentativo di espansione della sfera d’influenza – continua a prendere di mira uno specifico tipo di appassionato: chiunque si lasci affascinare dai più comuni stereotipi moe e si accontenti di vedere le proprie eroine preferite interagire con un cast ancora più grande di giovani ragazze dai design improbabili. Nel caso vi riconosciate in questa descrizione si può certamente comprare con fiducia, ma chiunque altro farebbe meglio a rivolgere la propria attenzione altrove.

Good

  • Sistema di personalizzazione fantastico.
  • Un esercito di ragazze.
  • Trama leggera ma competente.

Bad

  • Sovraccarico di colori e informazioni a schermo.
  • Tecnicamente troppo arretrato.
  • Niente lingua italiana.
6.5

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A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.