È un mondo piccolo

Ilya Muromets
Little Nightmares 2

Little Nightmares II

Sviluppatore: Tarsier Studios
Distributore: Bandai Namco
Formato: Digital+retail
Localizzazione: Italiano
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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La differenza tra un filetto alla Wellington e un macaron non sta tanto nella lista degli ingredienti o nelle modalità di cottura, quanto nella loro destinazione d’uso: l’uno è un secondo ricco e sostanzioso progettato per restare a lungo nella memoria dei commensali, l’altro un dolcetto frivolo e vezzoso, da morsicare con delicatezza per godersi un’esperienza effimera della durata di cinque secondi. Il primo Little Nightmares (2017) era molto simile a un macaron: volatile, seducente quanto bastava, fondato quasi interamente su illusionismi da fiera che avvincevano il giocatore facendo leva sul sempiterno fascino dell’inespresso: fumi colorati, indizi lasciati cadere quasi casualmente, tante ombre e atmosfere lugubri che servivano a suggerire più di quanto poi effettivamente non ci fosse. Si trattava chiaramente del progetto di una software house già esperta e consapevole di cosa fosse possibile fare con il materiale umano e creativo a disposizione. Ai tempi, lo apprezzammo per quello che voleva essere: un’esperienza breve à la Limbo costruita con criterio e capace di affascinare il giocatore con i suoi studiati trucchi da casa dell’orrore del luna park. Niente di più, niente di meno.

Little Nightmares 2

Il successo del gioco deve aver comportato una ridefinizione delle ambizioni generali, e forse tutto ciò non è stato necessariamente un bene. Saranno state le aspettative di un pubblico forse più ampio di quello che ci si attendeva, ma sembra che Little Nigthmares abbia voluto trasformarsi in qualcosa di più grande di lui. Un macaron che vuole fare il filetto, insomma. Tra DLC, giochi mobile e persino una serie a fumetti, la creatura di Tarsier Studios si è tramutata in una vera e propria saga, un franchise le cui basi sembrano onestamente un po’ troppo evanescenti per poter sostenere il peso di una realtà cross-mediale. Quello che Little Nigthmares aveva da dire era stato già detto con sufficiente efficacia, e lo scavare più in fondo di quanto si dovrebbe non può che nuocergli, poiché finisce per proiettare una luce troppo intensa su quelle zone di mezz’ombra che costituivano il 90% del suo fascino.

A pagare il prezzo di un’operazione non del tutto a fuoco è soprattutto questo sequel/prequel, Little Nightmares II, che è costretto giocoforza a muoversi entro gli spazi ristretti concessigli da un gameplay dalle possibilità limitate e da un immaginario che resta quello di sempre, basato com’è sul tema della corruzione dell’innocenza puerile e sul rapporto conflittuale tra un mondo adulto depravato e un mondo infantile non poi così angelico. Non fosse che questo stesso tema è stato già sviscerato da decenni di animazione e videoludica giapponese, e infatti non sembra un caso che la linea narrativa di Little Nightmares II ricalchi in modo semi-palmare quella della serie animata Puella Magi Madoka Magica – e in particolare quella del terzo film, “La storia della Ribellione”.Little Nightmares 2

Per il resto, gli espedienti restano i medesimi, ma la voglia di strafare e, di contrasto, la necessità di tenere desta l’attenzione degli appassionati della prima ora finisce per mietere le sue vittime. Little Nightmares II non può più contare sull’effetto sorpresa del suo predecessore, e la stringatezza delle sue potenzialità ludiche mostra la corda sin troppo presto. Il repertorio di mosse a disposizione del giocatore resta limitatissimo e l’impiego di tali mosse non è sufficientemente stimolato dalle situazioni, che si ripetono troppo a lungo e per troppe volte. Non essendo un vero e proprio puzzle game (come potrebbe essere l’ottimo Darq, per esempio), Little Nightmares II sfrutta i propri meccanismi al solo scopo di trascinare il giocatore da una cutscene all’altra, senza caricarli di effettivo senso ludico. Non aiuta il fatto che la farraginosità dei controlli e delle reazioni dei personaggi già caratteristica del primo episodio non sia stata minimamente corretta, cosicché ci si ritrova ancora una volta a dover affrontare intere sezioni di puro trial and error, qui ulteriormente aggravate da una lunghezza complessiva decisamente sovrabbondante e dall’introduzione di alcune parti action che sono puro ‘ndo cojo, cojo.

Little Nightmares 2

Pur essendo molto meno compatto e più sfilacciato del precedente titolo, sul piano dei contenuti diegetici Little Nightmares II ha il pregio di mettere in campo idee piuttosto valide, talora persino coraggiose: si veda, per esempio, il motivo dei bambini di porcellana, metafora certo “ammorbidita” rispetto a quello che poteva essere ma comunque piuttosto inattesa in tempi di ipercorrettismo e perbenismo ipocrita come sono i nostri. Il cast dei “cattivi” si rinnova senza poi rinnovarsi troppo – si tratta pur sempre dei consueti adulti inquietantemente artificiosi e deformi, creature più allegoriche che reali – e l’ambientazione perde un po’ delle sfumature steampunk del primo episodio per guadagnarci parzialmente in qualità oniriche, specie nella seconda parte.
Al netto della sua inconsistenza ludica, Little Nightmares II resta un titolo nel complesso godibile, ma altrettanto non indispensabile, soprattutto se preso come sequel di un prodotto di per sé già autoconclusivo. Agli appassionati piacerà comunque molto, e ad essi lo consigliamo senza riserve. Gli altri, possono attendere.

giallo

7.1

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.