Plot Device ingiustificati e adolescenti in piena teen angst

Riccardo

La vita è strana, ma questo lo sapevo già. Quel che forse non sapevo è quanto incasinata potrebbe diventare se mi ritrovassi improvvisamente col potere di viaggiare nel tempo, magari per salvare qualcuno a me caro e se allo stesso tempo iniziassero ad arrivare tutti i segnali di un’imminente fine del mondo…

Ho trovato interessante fin da subito la premessa di Life is Strange, ma l’impostazione episodica scelta da DONTNOD mi ha tenuto lontano dal titolo fino a quando, il 20 ottobre, non è finalmente stato pubblicato l’epilogo. Vi assicuro che mi stavo mangiando le mani nella lunga attesa, iniziata a gennaio di quest’anno, ma penso che tutto sommato ne sia valsa la pena.

Nel tunnel dello spazio-tempo.

life is strange artworkLife is Strange prende a piene mani dalla recente storia videoludica scritta da TellTale (The Walking Dead, Game of Thrones, Back to the Future) e Quantic Dream (Fahrenheit, Heavy Rain, Beyond) proponendo un gioco fortemente basato sullo sviluppo della trama e sulle relazioni tra i numerosi personaggi evitando, fortunatamente, il ricorso ossessivo ai QTE. Il risultato è un titolo nel quale ogni decisione presa influenza il mondo in cui si muove Max, sia con dettagli forse trascurabili – al livello di semplici easter egg – sia con conseguenze irreversibili sui protagonisti e sulla loro psicologia.

La meccanica del viaggio nel tempo serve proprio a valutare accuratamente le conseguenze di ogni interazione, pur rendendo consapevole il giocatore del fatto che non è possibile fuggire di fronte a un bivio, imboccandogli il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Il motivo per cui questo exploit narrativo funziona, secondo me molto bene nonostante alcuni problemi di cui parlerò a breve, è che il mondo di Max è un “realistico”: anche se di Arcadia Bay sappiamo poco e niente, l’accademia artistica Blackwell e gli altri tre, quattro ambienti sono studiati alla perfezione per restituire una sensazione di “quotidianità” che ci si aspetta dalla vita di una diciottenne. L’unica sospensione di incredulità richiesta è l’accettazione del super potere, mentre il bullismo scolastico, la ribellione adolescenziale e le tragedie familiari sono elementi della vita di tutti i giorni affrontati quasi sempre con la giusta dose di serietà. Persino i collezionabili – fotografie opzionali che Max può scattare mentre interagisce coi vari ambienti – sono sistemati in modo da non risultare (quasi) mai fuori luogo.

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L’attenzione ai dettagli e la trave nell’occhio.

C’è un però: dal mio punto di vista l’uso di una meccanica così poco “plausibile” come il viaggio nel tempo richiede una giustificazione che a mio avviso i ragazzi di DONTNOD non hanno saputo integrare a dovere nel comparto narrativo. Il potere di Max non ha dei limiti ben precisi e per questo funge spesso da deus ex machina che si evolve o crea problemi esclusivamente per accompagnare le necessità narrative, persino quando questo porta a delle incoerenze parecchio evidenti: per dirne una, la prima esperienza col viaggio nel tempo di Max è un vero e proprio riavvolgimento degli eventi – l’unica cosa che resta immutata è la sua coscienza, mentre il corpo torna alle proprie “condizioni iniziali” – ma successivamente lo stesso potere permetterà all’eroina di “teletrasportarsi” nello spazio. Anche l’evoluzione narrata nel terzo episodio mi sembra venga fuori totalmente dal nulla, puzzandomi molto di becero plot device risolutivo per un vicolo cieco incontrato da una storia non pianificata con sufficiente attenzione. Ancora, il fatto non giustificato che il rewind possa avvenire solamente all’interno di intervalli ben definiti e che, in sostanza, sia limitato ad alcuni punti chiave della linea temporale (non è possibile iniziare o terminare il rewind nel bel mezzo di un dialogo, per dire) mi sembra una restrizione del tutto insensata, o semplicemente di comodo.

Certo, pretendere rigore da un qualcosa che di scientifico (per ora) non ha nulla potrebbe essere troppo, me ne rendo conto, ma la mancanza di coerenza con cui questo escamotage viene sfoderato potrebbe far arricciare il naso a più di un giocatore. Quello che invece posso sicuramente rimproverare agli sviluppatori è una certa mancanza di attenzione nella gestione delle conversazioni con personaggi impegnati a fare altro. L’interazione con i personaggi di sfondo è sempre possibile, anche quando sono impegnati in un’azione o mentre conversano con altri volti di sfondo; semplicemente una volta selezionati rispondono immediatamente alla chiamata di Max senza nemmeno scusarsi con l’altro interlocutore, restituendo la forte impressione di muoversi in un mondo creato al servizio della protagonista.

Un bel libro, à la Newton-Compton.

Nonostante questi dettagli trovo che il comparto narrativo funzioni molto bene, considerando anche il fatto che mi sono trovato praticamente incollato alla sedia dall’inizio fino alla fine di ogni episodio a scapito dei miei impegni personali. A proposito, al termine di ogni iterazione è possibile confrontare le scelte prese durante l’avventura con quelle dei giocatori del resto del globo, in modo del tutto simile a quanto proposto da TellTale Games.

Il fatto che il comparto tecnico sia tremendamente al di sotto della media dei prodotti contemporanei non è una pecca alla quale abbia fatto troppo caso: è vero, ogni tanto i personaggi sfoderano sguardi da pesce lesso, ci sono evidenti problemi di lipsync e le texture in generale risultano plasticose e poco dettagliate (l’acqua della piscina e l’effetto della pioggia sono cose da cavarsi gli occhi, davvero). Ma se un libro dalla storia bellissima  viene stampato con un pessimo font, alla fine chi se ne frega? Soprattutto considerato che, lipsync a parte, il commento audio mi è sembrato decisamente ben realizzato, con una soundtrack favolosa sfoderata in concomitanza delle scene cinematiche più importanti per sottolinearne il pathos. In fin dei conti è una scelta che, anzi, aiuta chi (come me) sceglie di giocare la versione PC ma non ha a disposizione gli ultimi ritrovati della tecnologia: il mio giocattolo assemblato con un Intel i5-4460@3.20 e una nVidia GTX 560 1GB non ha mai sofferto, nemmeno con le impostazioni grafiche più elevate. Segnalo infine che dal 22 gennaio, data in cui la versione retail di Life is Strange verrà pubblicata sul mercato europeo per PC, Xbox One e PS4, verrà sottotitolata completamente in italiano, ma mi pare opportuno credere che l’edizione digitale verrà patchata di conseguenza per godere del medesimo trattamento.

Life is Strange

Sviluppatore: DONTNOD
Publisher: Square Enix
Genere: Avventura Grafica
Disponibile: Retail + Digital
PEGI: 16+
Lingua: Inglese
Sito Ufficiale

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

La seconda opinione

Life is Strange entra in un genere dominato da TellTale, e lo fa da protagonista. Senza licenze e mondi precostruiti alle spalle, i ragazzi di Dotnod hanno dovuto focalizzarsi tanto sulla realizzazione tecnica del titolo quanto su quella artistica. Ed è proprio in quest’ambito che la stella di Life is Strange brilla più luminosa: il tratto del “disegno”, l’attenzione verso l’aspetto musicale – tanto nelle melodie, quanto nei testi -, i comportamenti di tutti i personaggi non protagonisti… la cura è maniacale, e, forse, fa stridere ancor di più qualche debolezza tecnica e di gameplay, in particolare nella gestione del potere di Max. Rimane in ogni caso un’esperienza emotiva da provare.

Luca “LkMsWb” Balducci

Non posso non essere soddisfatto dell’esperienza di Life is Strange: mi ha tenuto incollato allo schermo con il suo realismo, mi ha dato l’impressione (che The Walking Dead, ad esempio, non mi aveva assolutamente dato) che davvero avessi la possibilità di controllare lo svolgersi della trama e mi è rimasto il desiderio di riprendere in mano il gioco appena possibile per vedere quali conseguenze avrebbero avuto le scelte che non ho fatto. Il finale mi ha lasciato un po’ perplesso, ma lo considero un punto a favore del gioco: mi sento più incapace di accettarlo, prova di quanto mi sia legato alla storia. Insomma, è stato un ottimo acquisto che non mi ha mai deluso. Consigliato.
E perché non dargli 9, direte voi? Semplice: il gioco mi è piaciuto, ma degli errori tanto banali nella gestione del fulcro narrativo – il viaggio nel tempo – non posso non considerarli. A un passo dal considerarlo un vero capolavoro ma azzoppato da vere e proprie banalità.

verde

Good

  • Storia avvincente
  • Colonna sonora d'atmosfera
  • Ottima rigiocabilità
  • Gira tranquillamente anche su PC più datati

Bad

  • Il viaggio nel tempo non è gestito al meglio
  • Bastava poco per rendere l'universo di Max più credibile
  • Amanti della graficona: vade retro!
7.8

Riccardo
Sono una persona comune. Nato in una famiglia comune, ho ricevuto una comune educazione, ho una faccia comune, prendo voti molto comuni e penso cose comuni. Videogioco dacché ho memoria, sonaro d'elezione ma non mi piace perdere tempo a ribadire l'ovvio. Quando arrivo alla current gen, è sempre troppo tardi.
  • Zarusama

    Onestamente anche io mi son trovato spesso perplesso di fronte alla superficialità con cui veniva spiegato “il potere” della protagonista, ed è uno dei motivi per i quali non sono mai andato oltre il primo ep :X