Un salto nel buio

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The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel Iv

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV

Sviluppatore: Nihon Falcom
Distributore: NIS
Formato: Digital
Localizzazione: Inglese
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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Prima di avventurarci nella recensione di questa edizione occidentale di Trails of Cold Steel IV, pubblicata a distanza di due anni da quella giapponese, è necessaria una premessa. La saga di The Legend of Heroes è composta da una moltitudine di titoli distribuiti a partire dall’ormai remoto 1989 sulle più disparate piattaforme. I vari titoli si raggruppano in saghe legate tra loro dall’appartenenza a uno stesso universo narrativo: nel caso specifico di Trails of Cold Steel IV il mondo di gioco e i protagonisti che lo abitano partecipano dello stesso filo logico che parte dal primo Cold Steel e comprende apparizioni di temi e personaggi secondari dalla saga di Trails in the Sky, Trails from Zero e Trails to Azure, due delle quali mai ufficialmente adattate in lingua inglese.
Avendo giocato solo di sfuggita alcuni dei giochi facenti parte della serie, e dopo apposite ricerche sulle wiki dedicate, in questa recensione analizzerò Trails of Cold Steel IV come titolo a sé stante. Dopotutto, chiunque abbia avuto il coraggio di sorbirsi i nove titoli da più di cento ore ciascuno che lo precedono non avrà certamente bisogno di leggere questo pezzo prima di buttarsi a capofitto sul capitolo conclusivo delle avventure della Classe 7.

Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IVPartorita dalle prolisse menti di Nihon Falcom, la più antica casa di produzione di giochi di ruolo giapponesi ancora in attività – nota anche per la più fruibile e immediata saga di action RPG di Ys – la saga di Trails of ha l’ambizione di costruire una narrativa sia corale che seriale. L’obiettivo è quello di formare un gruppo di fan fidelizzati in grado di seguire la storia in ordine cronologico, senza quasi mai permettere facili “punti d’ingresso” ai nuovi giocatori che vogliano intraprendere l’avventura a partire da un capitolo qualsiasi della serie. Una volta avviato il gioco, però, scopro che molte delle mie preoccupazioni erano infondate. Nello schermo principale, infatti, è presente una comoda sezione ribattezzata “backstory”: uno slideshow non dissimile da quello a cui ci hanno abituato le visual novel, nel quale viene illustrata a grandi linee la storia del mondo di gioco oltre che le avventure dei protagonisti della saga di Trails of Cold Steel dal primo al terzo gioco.
Dopo un’oretta di lettura ed esplorazione, necessarie a portarsi in pari con gli intrighi e le disavventure che hanno caratterizzato i tre giochi precedenti, ci si sente finalmente pronti a premere il fatidico “Start New Game”.

UN ENORME “ROMANZONE” CORALE

Ed è proprio qui che cominciano le tribolazioni – mie, e presumibilmente di chiunque non sia un fan sfegatato non solo della serie, ma dell’intera saga. Ad accoglierci, al termine di una prolissa introduzione non interattiva che mostra come gli effetti dell’apocalisse “morbida” iniziata con la fine dello scorso capitolo stiano sconvolgendo gli abitanti di Erebonia, è infatti un prologo ambientato in un dungeon altamente tecnologico dove prendiamo le redini di personaggi “estranei” alla saga di Trails of Cold Steel ma già protagonisti o co-protagonisti della altre avventure del mondo di Legend of Heroes. Tra tutti, troviamo Estelle e Joshua Bright, fratelli adottivi e amanti già al centro delle avventure narrate in Trails of the Sky per PC e PSP, e naturalmente non presenti nei riassunti iniziali. Una volta superato questo divertissement iniziale e preso il controllo della nuova Classe VII ci renderemo conto che sin dal primo capitolo di gioco i personaggi sono già a livelli piuttosto avanzati.
Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IVA complicare ulteriormente le cose, ci si mette un battle system ormai appesantito da quasi un decennio di aggiunte, alle quali si sommano nuove trovate – molte delle quali superflue – che mescolano elementi a turni molto vicini a quanto già visto in Final Fantasy X a una sovrappopolazione di barre utilizzate per lanciare i più variegati attacchi, da soli o all’unisono, a tempo o ad esecuzione immediata, con effetti che variano a seconda della combinazione degli stessi e numeri sfolgoranti a schermo. Un attacco di base all’inizio del gioco sottrae tra i 1000 e i 3000 punti danno a nemici che ne possiedono svariate decine di migliaia, cosicché i giocatori sono invogliati ad abbandonarsi all’uso sconsiderato di bombastiche tecniche di combattimento che riempiono lo schermo di effetti di luce pirotecnici. Gli scontri, fortunatamente accelerabili tramite l’irrinunciabile “turbo mode”, costellano l’esplorazione di corridoi piuttosto anonimi decorati da texture ridondanti e design a stanzoni che ricordano da vicino certi espedienti di design risalenti all’era Playstation 2.

PENSAVATE FOSSI MORTO E INVECE NO

A premiare la pazienza dei giocatori, poi, intervengono i dialoghi tra i personaggi, sempre fin troppo prodighi di interventi spesso decisamente inopportuni. La semplice osservazione di una porta chiusa dà vita a innumerevoli finestre di dialogo nelle quali ogni membro del gruppo si sente in dovere di fornire la propria opinione su cosa potrebbe esserci dietro la suddetta porta, o su quanto l’insuperabilità della stessa urti i propri sentimenti. Piaccia o no, questo è un tema dominante nel design e nella narrazione di Trails of Cold Steel IV, l’esasperazione del concetto “corale” della storia, la necessità che ciascun personaggio dimostri il proprio carattere a ogni pie’ sospinto in modo che qualsiasi giocatore ritrovi un tropo in cui identificarsi (il nerd, il ribelle, il saputello perfettino) o, ancor meglio, una ragazza da considerare come proprio ideale romantico. Da parte sua, il gioco riserva una speciale attenzione alle protagoniste e la telecamera dedica parecchio spazio alle forme dei loro (pur arretrati) modelli poligonali.

Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV
L’intreccio della storia poi, ormai talmente convoluto da essere diventato un vero e proprio nodo gordiano, è quasi una parodia di se stesso: ogni evento è orchestrato non da una, non da due ma da oltre cinque organizzazioni antichissime e segrete – dal clan delle streghe a quello degli gnomi, dai residuati della prima setta della serie, Ouroboros, ai servizi segreti imperiali. Ogni personaggio ripetutamente dato per morto torna a palesarsi di nuovo, e queste “resurrezioni” improvvise sono così numerose e comuni da eliminare qualsiasi senso di stupore: sono infatti tutte gestite con deus ex machina a caso che, cadendo letteralmente dal cielo, intervengono per salvare il gruppo nelle situazioni più disperate.

Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IVLa trama si divide in due macro sezioni. La prima è più lenta e focalizzata sui membri della nuova Classe VII e sulla loro ricerca di Rean Schwanzer (protagonista dei primi giochi); nella seconda riprendiamo invece il controllo di Rean, ora dotato del nuovo potere sovrannaturale “Demon Unchained”, che sembra voler ripercorrere a ritroso la serie (fino ai Trails in the Sky) e introdurre retroattivamente ancora più colpi di scena. Si tratta di una trovata di sicuro successo nei confronti dei fan più accaniti della saga, ma dal sapore fin troppo scontato e autocelebrativo.

A rendere impenetrabile Trails of Cold Steel IV ai non appassionati della serie non è unicamente la notevole mole di titoli precedenti da recuperare, ma anche e soprattutto il suo impianto narrativo estremamente ingenuo, basato su tropi così abusati da sembrare, a volte, una presa in giro delle trovate degli anime più mainstream: dall’eroe perfetto manipolato fin dalla nascita all’antagonista che tradisce per poi redimersi in extremis, passando poi per scenette umoristiche che rompono la quarta parete e commedie degli errori. D’altra parte, questo è anche uno dei suoi più grandi punti di forza se ci si mette nei panni del suo pubblico d’elezione: coloro che apprezzano la semplicità o vogliono solo un gioco che ricordi da vicino gli anime per ragazzi troveranno indubbiamente pane per i loro denti.

giallo

Trails of Cold Steel IV è un gioco arretrato, logorroico, imbolsito da un gameplay ridondante e da un eccesso di colpi di scena. Si tratta di un immenso polpettone da un centinaio di ore pieno di fanservice e fantasie adolescenziali: l’epilogo delle avventure di un protagonista fortissimo, buono e perfetto e allo stesso tempo una lettera d’amore a tutti i fan che sono riusciti ad arrivare fino a questo punto. È un acquisto tanto sconsigliato a chi cerca un gioco “adulto” quanto imprescindibile per chi ama perdersi in arzigogolate trame di poteri antichi messe in scacco da adolescenti dai capelli multicolore. Con esso si chiude una storia che è diventata sin troppo autoreferenziale, adagiata com’è sui meccanismi narrativi di cui ha abusato al punto tale che il finale lascia più un senso di liberazione che uno di tristezza. La promessa è quella di un prossimo capitolo totalmente slacciato dagli eccessi del passato.

Good

  • Wordbuilding fin troppo ricco
  • Atmosfere da anime ricreate alla perfezione
  • Grande longevità

Bad

  • Tecnicamente arretratissimo
  • Ingiocabile senza la modalità veloce
7

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A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.