Le avventure di Indiana J..ack?!

Kowloon Highschool Chronicle

Sviluppatore: Toybox, Inc.
Distributore: PQube
Formato: Digital+retail
Localizzazione: inglese
Versione Testata: PS4
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PQube Kowloon High-School Chronicle

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Nonostante l’Italia sia uno dei paesi su cui la produzione animata e ludica del Sol Levante ha fatto indubbiamente più presa – diciamocelo: fin da tempi di Mazinga, Harlock o Lupin… – non è raro imbattersi ancora in serie ultraventennali passate quasi completamente in sordina nonostante siano tenute in vita da uno zoccolo duro di appassionati giapponesi. È il caso di Kowloon High School Chronicles, uno dei tanti spin off di un franchise di lunga vita, ovvero Tokyo Majin Gakuen.

La serie di Tokyo Majin Gakuen (letteralmente “Accademia demoniaca di Tokyo”) è un vasto universo multimediale che scaturisce dalla mente del misterioso director Shuuhou Imai, nato come pixel artist responsabile del lato grafico di molti vecchi titoli Atlus. Nel 1998 costui fondò il proprio studio, Shout! Design Works, e diede alle stampe Tokyo Majin Gakuen: Kenpucho – titolo primigenio della saga, un originale mix tra dungeon crawler e visual novel.

Da quel primo titolo per PSX è passata tantissima acqua sotto i ponti, e il brand si è espanso con una decina di giochi tra serie originale, spin off e remake per varie piattaforme, light novel, audio drama e manga. Al pubblico occidentale sono arrivate letteralmente solo le briciole: un anime adattato in lingua inglese, lo spin off Tokyo Twilight Ghost Hunters (che ho avuto modo di recensire per GeekGamer anni fa) e il qui presente Kowloon Highschool Chronicles – remaster, per la prima volta in lingua inglese, dello spin off più avventuroso della saga, originariamente pubblicato su Playstation 2 nel 2004 da Shout! Design Works e Atlus e ora riproposto da Toybox Inc. con il supporto del publisher PQube.

A scuola di geroglifici

Kowloon Highschool Chronicle ci accoglie con i toni ocra e ambra de Il Cairo, calandoci – grazie alla visuale in prima persona – nei panni di un esploratore impegnato a cercare un raro manufatto egizio per conto della Rosetta Society, una misteriosa società di avventurieri. I primi minuti, sotto l’occhio attento del mercante locale Salah, servono a familiarizzare con la natura Dungeon Crawler delle sezioni esplorative del gioco. Chiunque abbia giocato almeno un gioco del genere in vita propria si troverà subito a proprio agio tra le misteriose rovine da esplorare con movimenti da “tank” (il personaggio gira su se stesso prima di avanzare in qualsiasi direzione) scanditi da una griglia a quadretti pensata per tenere conto di ogni passo (e mappare l’intera area su un foglio a quadretti, quando il gioco si fa particolarmente duro e labirintico). Solo dopo una mezz’ora buona di enigmi in salsa geroglifica ed esplorazione di tombe, Kowloon Highschool Chronicle decide mettere tutte le carte in tavola e rivelare la sua seconda anima di… Visual Novel scolastica con un twist romantico.

Dopo una precipitosa fuga dalle rovine del Cairo, l’attacco di una misteriosa organizzazione criminale e il salvataggio da parte della Rosetta Society, il nostro giovane archeologo (il suo nome standard è Habata Kuro, ma potete personalizzarlo come più vi aggrada), viene investito di una missione segretissima: infiltrarsi nella Kamiyoshi Academy di Tokyo fingendosi un normale studente e approfittare dell’occasione per indagare sulle misteriose e sterminate rovine di una civiltà perduta costruite proprio al di sotto dell’accademia. Durante le sezioni “accademiche” di Kowloon Highschool Chronicle il protagonista si trova a legare con compagni di corso, insegnanti e ogni genere di figuro che frequenti gli edifici dell’accademia, attraverso quello che è ormai diventato il “marchio di fabbrica” e unico vero filo conduttore di tutti i giochi del franchise – la “emotion cross”. Durante le lunghe chiacchierate in puro stile visual novel può capitare che appaia una generica “barra delle emozioni” tra le quali scegliere, attraverso la pressione del relativo tasto direzionale, quella che vogliamo esprimere in risposta alle affermazioni appena sentite. Grazie a questo sistema è possibile flirtare, costruire amicizie e relazioni con quasi ogni personaggio dell’accademia e, in breve tempo, reclutare nuovi compagni pronti ad aiutare nelle incursioni esplorative nel dungeon sotterraneo.

Purtroppo, nonostante personaggi ben scritti (e ben disegnati, il character design è piuttosto bello e quasi tutti i personaggi secondari sono ricchi di personalità), le fasi scolastiche diventano troppo spesso un verboso “riempitivo” da dover portare a termine per poter tornare finalmente nel dungeon – vero cuore pulsante del gioco e indubbiamente il suo elemento più solido.
Nelle rovine sotterranee al di sotto della Kamiyoshi Academy, i più avventurosi si trovano di fronte a una pletora di tesori e mostri dai design originali (soprattutto nei boss si sente l’influenza di Persona e la mano di Atlus) e, in particolare, a un’incredibile mole di intricati puzzle ambientali che mescolano l’esoterismo del pantheon shintoista all’estetica di quello egizio. Gli enigmi vanno risolti tramite l’attenta analisi dell’ambiente e l’utilizzo di un sistema di inventario e combinazione oggetti incredibilmente complesso, che farà indubbiamente infuriare più di un giocatore.

A ingarbugliare ulteriormente le cose, poi, si aggiunge un sistema di combattimento basato sull’utilizzo di armi bianche (di scarsissima efficacia) e armi da fuoco e relative munizioni, che impongono al giocatore un’ulteriore riflessione riguardo l’economia dell’inventario e dei preziosissimi proiettili della fidata mitragliatrice Thompson. O ancora, la completa mancanza di una mappa “globale” che permetta di tenere traccia della planimetria delle aree già visitate o delle tante scorciatoie aperte. Nonostante possa essere frustrante per tantissimi nuovi giocatori, però, questo approccio “old school” al gioco d’avventura, che richiede necessariamente un foglio di carta da tenere sottomano per poter prendere appunti, è probabilmente il più grande punto di forza di Kowloon Highschool Chronicle e un valido motivo per consigliarlo a chiunque sia nostalgico del dungeon crawling in prima persona d’impostazione classica – o, in alternativa, a chiunque abbia amato alla follia La Mulana e cerchi qualcosa che possa essere almeno comparabile a esso.

Anche il segmento narrativo, una volta superata una certa “legnosità” iniziale dovuta alle necessità del world building, riesce a dare il meglio di sé quando smette di prendersi sul serio e inizia a impilare complotti su complotti includendo OOPARTS, rapimenti alieni, fantasmi, pervertiti e follie di ogni genere, il tutto mantenendo una struttura episodica con un antagonista ben delineato per ciascuno degli spezzoni da affrontare.

giallo

Kowloon Highschool Chronicle è un prodotto figlio d’altri tempi – con tutti i pregi e i difetti che ne derivano. Se siete disposti a chiudere un occhio su una grafica non proprio al passo con i tempi e con scelte di design piuttosto scomode, e soprattutto se amate il mistero e i setting scolastici, troverete pane per i vostri denti. Al contrario, però, è difficile consigliare il gioco a chiunque non sià già attratto dal suo assurdo mix di generi e stili.

Good

  • Esplorare le rovine è avvincente.
  • La trama, quando riesce a partire, intrattiene nella sua follia.
  • Il sistema di creazione oggetti.

Bad

  • A momenti davvero troppo verboso.
  • Alcuni enigmi rischiano di essere frustranti.
  • Tecnicamente datato.
7

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.