Destra o Sinistra, si finisce sempre al 2

Luca 'LkMsWb' Balducci

Amaro in bocca e affaticamento sono le sensazioni che accompagnano i titoli di coda Game of Thrones di TellTale Games. Dispiacere perché l’occasione è di quelle perse: il mondo fantasy creato da G.R.R. Martin è uno dei più credibili, completi e pieni di sfaccettature scaturiti dalle penne d’oca, biro, stilografiche del mondo; un universo che può dare vita ad avventure di ogni genere, eppure tanto difficile da “mettere in scena” proprio perché completo.

Fatica, perché in un certo modo è proprio questa la sensazione che rimane al giocatore dopo aver portato a termine la prima stagione composta da 6 episodi. Non si tratta di una sensazione dovuta alla lunghezza dell’opera, comunque pubblicata nel corso di quasi un intero anno, bensì al senso di impotenza che pervade il giocatore nel constatare come, bene o male, le scelte intraprese non hanno modificato poi molto il destino dello sfortunato Clan Forrester.

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TellTale ha scelto di ambientare il suo GoT nello stesso continente e nello stesso periodo storico trattato dai libri di Martin e dalla serie TV di HBO; per essere precisi, ci si trova a navigare fra la terza stagione e l’inizio della quinta. L’ispirazione al telefilm è tale che ogni episodio è introdotto dall’iconica sigla, con tanto di main theme preso in licenza. Una presenza tanto forte si rivela, però, un boomerang a livello narrativo per più di un motivo: il primo è che fin troppe volte si fanno riferimenti a fatti, persone e luoghi senza una minima spiegazione per chiunque non conoscesse le disavventure dei membri della famiglia Stark; in sostanza si dà per scontato che il giocatore conosca già il lore di GoT. Il secondo motivo, molto più concreto, è la già anticipata sensazione di impotenza, poiché si ha la certezza che qualsiasi cosa si decida di fare non si potrà nulla contro determinati avvenimenti o personaggi. Insomma, che la storia da giocare sia in qualche modo secondaria, non potendo ovviamente intaccare fatti che chi conosce Game of Thrones può anticipare, specie dopo aver conosciuto la conclusione della quarta stagione andata in onda in televisione durante l’anno corrente; anzi, proprio l’ottemperanza a tutto ciò che è già stato scritto e girato finisce per influenzare l’esperienza, grazie a giudizi e pregiudizi già formatisi nei riguardi dei personaggi della saga principale che fanno capolino e, ovviamente, a ciò che il futuro riserva loro.

Una famiglia, un giocatore, mezzo cervello

La gestione dei protagonisti risulta piuttosto discutibile. Al centro della narrazione si trova una famiglia nordica, i Forrester, fedeli vassalli degli Stark protagonisti della storia principale, ma mai realmente apparsi né nel libro, né nell’adattamento firmato da HBO. Ci si trova il ruolo di più personaggi, spesso in luoghi e situazioni molto differenti fra loro. Eppure i bivi che il gioco propone sembrano sempre dello stesso tipo, tarate su UN giocatore piuttosto che su multiple personalità: è davvero forte la sensazione di essere un’unica entità che interpreta più ruoli. Con vari protagonisti – e in un mondo ideale – dovrebbe essere naturale per chi ha il controllo dell’azione trovare almeno una personalità affine, o perlomeno più in linea con il proprio carattere. In Game of Thrones ciò non è mai favorito e mi sono sentito avulso dalle scelte di conversazione: troppo spesso la soluzione ideale viene omessa tra le possibili risposte, talvolta in modo quasi forzato; senza tirare in ballo le cosiddette decisioni importanti, dove si è chiamato a scegliere solamente fra due possibilità, andando a frantumare la splendida atmosfera di sfumature di cui è composta l’opera originale. Vero, non sempre la scelta bianca è la migliore, ma francamente questo tipo di ragionamento risulta insufficiente davanti alla complessità e all’arcobaleno di sfaccettature presente nel materiale che presta nomi e location all’ultimo prodotto dei creatori della celebrata avventura grafica The Walking Dead.

Al di là della qualità intrinseca del pensiero e delle azioni dei personaggi, la narrazione riesce a evocare un senso di timore riguardo il peso che le decisioni possono avere riguardo lo svolgimento della storia. C’è un sottofondo di disperazione che permea ogni evento che ruota attorno alla famiglia Forrester e i loro associati, e la cosa funziona benissimo nei primi due, tre episodi. La fase introduttiva e di costruzione della vicenda è, infatti, sicuramente la più riuscita, ma quando tutte le frasi e azioni si rivelano pressoché vane, è facile sentirsi mortificati. Una sensazione che viene amplificata dall’episodio conclusivo, in cui gran parte delle conseguenze delle decisioni prese in precedenza si palesano in tutta la loro drammaticità, essendo anche l’unico a presentare due filoni narrativi differenti legati alla conclusione dell’immediato prequel.

Altre due cose vanno inevitabilmente ad incidere sul giudizio: la prima riguarda l’ironwood, un legno talmente resistente da essere equiparabile al metallo. Nel lore creato da Telltale, in tutta Westeros, ovvero il continente in cui si svolgono molte delle vicende di GoT, solo la famiglia Forrester sa mantenere correttamente l’equilibrio per il taglio degli alberi da cui si ricava questo legno, inoltre sembrano gli unici in grado di lavorare il materiale al meglio. L’ironwood compare più volte nei vari episodi e in varie forme, eppure il ruolo dei Forrester e degli abitanti di Ironrath non viene calcolato da nessuno; viene menzionato, sì, e poi abbandonato. Una risorsa del genere, nel mondo creato da Martin, sarebbe importantissima e da sola sufficiente a garantire un enorme potere di scambio, ma per necessità di trama diventa invece quasi una trivialità superflua. La cosa peggiore, tuttavia, è un’altra: Game of Thrones prevede una seconda stagione, annunciata per il prossimo anno. Conseguentemente il cliffhanger finale non è assolutamente risolutivo e non esiste la percezione di aver concluso la vicenda; il sesto episodio sembra avere solamente il ruolo di ricomporre le scelte fin lì intraprese, offrendone di nuove a cui si darà risposta solamente comprando e giocando i capitoli successivi; l’impressione, in sostanza, è che in seguito ad un buon inizio si sia cambiata destinazione in corsa, allungando il brodo e creando debolezze narrative e qualche incongruenza solo per poter spianare la strada a un sequel.

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Telltale lontano un miglio

Telltale Tool? Presente. La casa californiana utilizza sempre il suo software proprietario per la creazione, e il senso di Deja-Vu è netto. Game of Thrones ricalca fedelmente The Walking Dead e The Wolf Among Us a livello di gameplay, con tempo limitato nelle opzioni di dialogo, serie di QTE nei momenti d’azione e senza la possibilità di saltare i dialoghi – magari perché si vuole cambiare una scelta o perché si è fallita una sequenza interattiva. A livello tecnico siamo di fronte a un titolo che ha voluto mantenere la compatibilità con dispositivi old gen e piattaforme mobili, infatti non ci sono novità rispetto ai giochi sopra menzionati, e l’età inizia a farsi sentire. Sono d’accordo quando si dice che polycount e qualità degli shader non siano gli aspetti prioritari, ma forse è ora di iniziare a lavorare solo sulla “current generation”, anche a livello di animazioni. Stilisticamente si è optato per un filtro “olio” molto forte, specie nei primi episodi, che personalmente non ho apprezzato – e come me in molti, visto che è stato ridotto mano a mano in seguito al responso dei giocatori.
Nulla da dire invece sulla colonna sonora, sia quando prende direttamente in prestito brani dal telefilm sia nelle composizioni originali – in particolare quella  che si trova al termine del secondo episodio, che potrebbe benissimo far parte del mondo di GoT al pari de “Le piogge di Castamere”. Buono anche il doppiaggio, e molto apprezzata è la presenza degli attori originali nel dare voce ai personaggi visti nel serial tv.

Game of Thrones - A Telltale Game Series coverGame of Thrones – A Telltale Game Series

Sviluppatore: TellTale Games
Publisher: TellTale Games
Genere: Avventura
Disponibile: Digital
PEGI: 18+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Sito Ufficiale

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Game of Thrones rievoca pedissequamente l’atmosfera dell’adattamento televisivo, ma lo fa per le ragioni sbagliate. Il desiderio di sfruttare ulteriormente un marchio tanto forte ha portato Telltale a deragliare, e le potenzialità mostrate dai primi episodi si infrangono sugli scogli del Dio denaro, configuratosi in una seconda stagione che nessuno aveva chiesto e non era nemmeno stata suggerita in precedenza. Il prodotto è chiaramente dedicato agli appassionati, eppure proprio questi rischiano di essere i più delusi: dopo aver rimirato le meraviglie di Westeros, è il latte di papavero ad anestetizzare il piacere dei sensi.

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Good

  • Colonna sonora e doppiaggio degni della serie TV
  • I primi episodi sono interessanti e godibili…

Bad

  • …in seguito casca l’asino
  • Tecnicamente è un semplice “reskin” di The Walking Dead
  • Chi non conosce il lore a volte deciderà bendato
  • Il “filtro olio”
6

Luca 'LkMsWb' Balducci
Dai videogiochi al PC, dal PC ai videogiochi: il cerchio è terminato. Convinto PCistamassterrace, cede puntualmente al lato oscuro delle console ad ogni esclusiva degna di nota.