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Majkol "Zaru" Robuschi

Gal Gun Returns

Sviluppatore: Inti Creates
Distributore: Pqube
Formato: Digital+retail
Localizzazione: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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Senza girarci troppo intorno, Gal Gun Returns non è altro che un porting del primo, storico episodio della serie Inti Creates, un capitolo rimasto fino ad oggi una stramba esclusiva orientale di Xbox 360, successivamente approdato su PS3 con contenuti esclusivi. Esattamente come vuole la tradizione di questa serie shooter-on-rail, il giocatore si trova a vestire i panni di un giovane studente giapponese in balia di disservizi angelici ed eccessi ormonali, tutti ovviamente causati dalla scarsa professionalità di un’angioletta e dei suoi dardi di Cupido.

Condannati ad essere l’oggetto del desiderio dell’intero genere femminile, ci si troverà presto di fronte a un bivio che lascia spazio a pochi fraintendimenti: per 24 ore potremo godere dell’interesse di tutte le studentesse del proprio liceo, ma al termine della giornata non ci sarà un solo essere vivente, persona o animale (!) di sesso femminile che non ci detesterà. Converrà dunque arrendersi subito o puntare a conquistare il cuore della propria amata per ottenere un idillio che duri in eterno? La risposta è scontata.

Ci si ritrova nuovamente fra i banchi di una pastellosa scuola giapponese alla ricerca delle zone erogene delle proprie compagne di corso, in modo da placare le loro avances con un unico “ecstasy shot”, l’equivalente dell’headshot di un qualunque altro sparatutto a tema bellico, benché qui il sottotesto sia di ben diverso genere. La natura squisitamente arcade del gioco non viene mai meno sebbene il titolo si presenti come una divertente ibridazione fra dating simulator e shooter-on-rail: conclusa l’introduzione e superato un veloce questionario con cui definire le proprie statistiche, la scelta di una tra le quattro eroine principali alle quali dedicarsi resta una mera formalità. Di fatto, il gameplay rimane lo stesso a prescindere dalla fanciulla prescelta, e a cambiare sono solo le poche sessioni narrative in chiave visual novel (caratterizzate dalle classiche scelte multiple con cui influenzare la percentuale di affezione con la ragazza prescelta) e alcuni mini-giochi. Per il resto, il titolo rivela fin da subito tutte le proprie carte, affidandosi a una rigiocabilità definita da una modalità galleria, vari finali per ogni linea narrativa e diversi livelli di sfida e modalità a difficoltà crescente.

Returns è basato sulla seconda versione del primo capitolo, pubblicata in esclusiva per PlayStation 3. Ciò comporta l’inclusione di un ulteriore love interest e una modalità di gioco Doki Doki Carnival che rompe un po’ la solita azione sparacchina on-rail per imbastire un vero e proprio capitolo aggiuntivo della storyline, il cui fine è raccontare il seguito della storia d’amore tra il protagonista e una delle sue predilette. Doki Doki Carnival è strutturato come una serie di intermezzi visual novel con cui dare maggiore risalto al ricco cast di studentesse femminili che normalmente inseguono il protagonista per qualche secondo su schermo; le sessioni shooter-on-rail vengono sostituite con il solo Doki Doki Mode, vale a dire un super-colpo che nella modalità storia è utilizzato per mettere fuori combattimento tutti i nemici su schermo e al contempo sbloccare maggiori dettagli sulle studentesse. Come? Presto detto: è sufficiente titillare i corpi delle malcapitate con il proprio mirino alla ricerca della parte del corpo più sensibile ai nostri dardi al feromone. Spingere all’estasi ogni ragazza è soprattutto questione di tempismo e abilità, e in Doki Doki Carnival solamente coloro che riusciranno a portare al massimo piacere più ragazze allo stesso tempo potranno effettivamente raggiungere i risultati migliori in fatto di punteggi. Purtroppo però il Doki Doki Mode non si rivela particolarmente divertente da utilizzare proprio per via della sua estrema semplicità, e una volta svanita la sorpresa dei primi minuti – specie se si è del tutto nuovi al franchise Gal Gun – esso finisce per risultare la meccanica più lenta e poco interessante dell’intero comparto ludico.

gal gun returns recensione geekgamer

Questa è senza ombra di dubbio la scena più “ecchi” inclusa nel gioco.

Gal Gun Returns festeggia i dieci anni del franchise senza però apportare alcuna modifica sostanziale alla già poco intrigante formula originale. Se ad oggi, in Occidente, abbiamo potuto godere dei due sequel e uno spin-off in VR, Returns tenta sfacciatamente di proporsi sul mercato senza fare troppo segreto della sua già modesta offerta ludica. In effetti si potrebbe dire che, con questa ultima uscita, tutta la serie abbia trovato spazio sul mercato internazionale; eppure, da un remake pubblicato a dieci anni e a due generazioni di console di distanza dall’originale, sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosina in più di un semplice ritocco ai modelli poligonali e qualche illustrazione inedita. Difficile poi giustificare a chi è del tutto ignaro delle origini e della tradizione del franchise Inti Creates il fatto che il titolo pubblicato nel 2021 presenta un numero inferiore di contenuti e un gameplay decisamente meno interessante e adrenalinico di un capitolo della stessa serie pubblicato nel 2018 (mi riferisco alla mia recensione di Gal Gun 2 che trovate qui).

Insomma, i margini per godere di un miglioramento sensibile dell’esperienza c’erano davvero tutti, ma probabilmente con Gal Gun Returns si voleva soltanto festeggiare il decimo completanno del franchise con un mero porting dell’incarnazione originale leggermente tirata a lucido per le piattaforme di corrente generazione. Il problema rimane, come sempre, uno solo: il pubblico apprezzerà qualcosa di simile offerto ad un prezzo di lancio allineato con quello di prodotti ben più competitivi?

giallo

5

Majkol "Zaru" Robuschi
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.