Nella base che vorrei...

Majkol

Drake Hollow

Sviluppatore: The Molasses Flood
Distributore: The Molasses Flood
Formato: Digital
Localizzazione: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Una premessa: posso anche credere che fra mesi di patch gratuite e ipotetici futuri DLC a pagamento Drake Hollow potrà parlare al grande pubblico forte di nuove meccaniche, modalità e contenuti. Per quanto mi riguarda, ho ricevuto il codice review dallo sviluppatore ben prima del suo sbarco sui listini digitali e, stupito dallo stato delle cose, ho atteso che il titolo venisse lanciato sul mercato fiducioso che una patch al day 1 avrebbe sistemato il sistemabile. Ebbene, questo è quanto.

Catapultati in un mondo desolato subito dopo la fine di un brusco rapporto amoroso, in Drake Hollow ci troviamo a vestire gli scomodi panni di anonimi adolescenti alle prese con crafting ed elementi survival. L’ultima creatura di The Molasses Flood, autori indipendenti già conosciuti per il titolo survival The Flame and the Flood, racchiude in sé tutti gli elementi che, sulla carta, decretebbero il successo di qualsiasi videogioco destinato ai giocatori odierni: forte enfasi sulla componente multiplayer online, possibilità di creare da zero il proprio accampamento, uno stile grafico stilizzato e ben riconoscibile, e mascotte – i Drake, che danno il titolo al videogioco – che risultano adorabili fin da subito.

Ora che abbiamo terminato i convenevoli, mi sembra doveroso far notare come Drake Hollow sia anche – e soprattutto – l’ennesimo videogioco lanciato a prezzo pieno in un mercato nel quale l’atto di “acquistare” rappresenta esclusivamente una sorta di investimento sulla fiducia nei confronti degli sviluppatori. Tutto qui sembra urlare “early access”, a partire da una campagna, percorribile in singolo o in compagnia fino ad un massimo di quattro giocatori in rete, che si chiude in modo brusco e senza nemmeno sforzarsi di mettere in piedi la più basica delle strutture narrative.

Il videogioco dello studio indipendente con sede a Boston riesce, in ogni caso, a inanellare una serie di buone intuizioni, a partire dall’indovinato stile grafico cartoonesco sospeso tra la stilizzazione tipica di Fortnite e atmosfere a tratti quasi (troppo?) malinconiche, unite a un commento musicale che vorrebbe in qualche modo riportare alla mente l’alienazione dei momenti catartici del ben più noto Minecraft. Seguendo una flebile trama raccontata attraverso illustrazioni e brevi fasi dialogiche, si entra nel “loop” di un videogioco che, con qualche mese di sviluppo in più, avrebbe potuto giungere al lancio con una mole di contenuti quantomeno proporzionali all’ambizione che la struttura ludica già presente sembrerebbe giustificare.

In Drake Hollow si è chiamati ad esplorare un universo simile al nostro, generato proceduralmente e diviso in tante piccole isole separate tra loro da un venefico miasma. Il compito del giocatore è, molto semplicemente, quello di provvedere alla creazione di una base in cui difendere i Drake (ossia creaturine magiche la cui sopravvivenza gratifica il giocatore con bonus statistici passivi) e spingersi mano a mano sempre più lontano nell’esplorazione, a caccia di risorse da investire nella costruzione e nella fortificazione del proprio accampamento. Provvedere alla dieta e alla salute dei Drake attraverso meccaniche manageriali – con tanto di percentuali a schermo – è utile all’accrescimento delle proprie statistiche e all’ampliamento delle possibilità in fase di crafting. Tuttavia, bisogna tenere conto che ciclicamente i mostri che di norma popolano le isole attorno alla propria base cercano (goffamente, considerando l’i.a.) di farsi strada nell’accampamento, distruggendo tutto ciò che si troveranno davanti.

Un “loop” logico che si ripete over and over, stagione dopo stagione, fino a scoprire che quanto visto nei primi dieci minuti di gioco è in sostanza tutto ciò che Drake Hollow può offrire: un’intrigante ossatura sulla quale i contenuti si tengono a malapena in piedi. Con solo quattro varietà di nemici, isole esplorabili tutte uguali, bug in abbondanza e un sistema di combattimento talmente basico da far costantemente sperare di vederlo ampliarsi man mano che si procede (spoiler alert: non accade), è difficile credere che l’esperienza in questione possa in qualche modo risultare divertente al di fuori del multiplayer con amici. Mancano diverse cose all’appello: un senso di progressione che ricompensi il giocatore con nuovi dettagli sull’universo di gioco, un pantheon di nemici sufficientemente variegato (perché variare le stagioni se poi il gioco non cambia di una virgola?), una linea narrativa intrigante. Per lo meno, le operazioni di crafting e base building riescono a regalare al giocatore un contentino che in qualche modo lo gratifichi per il tempo speso a compiere tre azioni base che si imparano nei primi minuti di gioco.

Come anticipato in apertura, Drake Hollow è chiaramente l’ennesimo esempio di titolo early access senza troppe pretese lanciato sul mercato a prezzo pieno. Le sue idee più interessanti sono praticamente tutte mutuate da tanti titoli ben più noti (per esempio, la possibilità di creare una rete di collegamenti con cui attraversare più agevolmente la mappa, in pieno stile Death Stranding) e vengono introdotte in modo un po’ maldestro. Nel momento in cui scrivo, l’unico consiglio che posso dare a chiunque si ritenesse in ogni caso intrigato dal materiale promozionale di Drake Hollow è quello di rivolgersi all’Xbox Game Pass di Microsoft: solamente quel prezzo potrebbe valere la candela.

semafori indie-01

5

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.