Mai provato il MUGEN?

Cosa lega a doppio filo Kirito e Asuna di Sword Art Online alla protagonista di Shakugan no Shana e a Taiga di Toradora? Oltre all’apparente desiderio di riempirsi di botte gli uni con gli altri, sono uniti dal fatto di essere protagonisti dei racconti pubblicati su Dengeki Bunko: la rivista raccoglitore di Light Novel mirata a lettori teenager di Ascii Media Works, casa editoriale proprietà del colosso multimediale Kadokawa.

Com’è naturale aspettarsi da storie indirizzate principalmente a ragazzi di età compresa tra i 13 e i 18 anni, molte di queste light novel presentano protagonisti stereotipati, eroi combattenti alimentati a deus ex machina come Kirito e Shana, belle ragazze pronte per essere incasellate nei topoi più stantii della narrazione; divise tra tsundere nevrotiche, action girl e giovanotte dagli occhi di cerbiatta tanto moe quanto snervanti, aggiungiamo come collanti un paio di proprietà intellettuali SEGA e il gioco è fatto: il cast ideale per una bella royal rumble è servito!

Dengeki Bunko Fighting Climax art2

O forse no?

Dengeki Bunko Fighting Climax artChe il pensiero degli alti papaveri di Ascii Media Works e SEGA fosse quello di creare il picchiaduro crossover definitivo quando hanno deciso di reclutare i capaci programmatori di French Bread/Ecole è ben chiaro, eppure in quello che sembrerebbe essere un dream team perfetto per dare vita a scontri epici vi sono delle discontinuità piccole ma fastidiose che, sommate a numerosi elementi fuori posto, danno al giocatore l’impressione di trovarsi di fronte a un prodotto di dubbia qualità tecnica.

A fronte di un team di sviluppo di comprovata capacità, in grado di portare sulle nostre console picchiaduro solidissi come Melty Blood, o trame divertenti e mai scontate come quella del recente Under Night InBirth:Exe, Dengeku Bunko Fighting Climax sembra dimostrare un impegno proattivo da parte del team creativo nel compiere scelte, se non apertamente sbagliate, parecchio discutibili.

A partire dal pretesto narrativo che dovrebbe giustificare gli incontri tra i vari protagonisti e il loro improvviso desiderio di scontrarsi con perfetti estranei, in questo caso fornito da un’entità , chiamata Zetsumu, capace di assorbire interi universi e acquisire i poteri di tutti i personaggi che ne facevano parte.
Naturalmente, a fronte di un’entità malefica qual è Zetsumu viene messa in gioco una figura divina positiva: Denshin, già protagonista dell’anime “Sega Hard Girls” è una bella dea tematicamente ispirata alla compianta console Dreamcast che evocherà il protagonista da voi scelto per opporsi al malvagio mutaforma mangiatore di mondi.

Una soluzione senza dubbio deludente per chi sperava in una vera e propria battle royale tra i suoi beniamini, che vedrà invece il proprio personaggio scontrarsi contro un mero replicante filtrato dall’anonimo e stereotipico bad guy del gioco.

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Chi resta in panchina?

Dengeki Bunko Fighting Climax art02Ma se la trama è basata su una premessa banalotta e insoddisfacente, le più grandi aspettative dei giocatori sono sicuramente riposte sul roster, con un numero così elevato di proprietà intellettuali da cui pescare avranno certamente tirato fuori un cast giocabile più che degno, no? No.
Da ben ventidue light novel incluse nel mondo di gioco i personaggi selezionati per far parte del cast primario sono solamente quattordici, due dei quali – Akira Yuki di Virtua Fighter e Selvaria di Valkyria Chronicles – sono personaggi sbloccabili soltanto una volta portata a termine la modalità Arcade e soddisfacendo particolari condizioni.

Ad arricchire le fila e offrire un altra dose di meritato fan service al giocatore sarà il ben più nutrito cast di personaggi di supporto, ventitrè alleati tra i quali potremo scegliere chi verrà in aiuto al nostro protagonista durante il combattimento.
Inspiegabilmente, alcuni dei personaggi più carismatici delle rispettive serie sono stati relegati alla posizione di “aiutante”, tagliando fuori dal roster dei lottatori principali personaggi ben più adatti a un picchiaduro quali Celty di Durarara o Accelerator di A Certain Magical Index.
Il character design inconsistente, poi, accorpa senza soluzione di continuità personaggi dal tratto più realistico come Rentaro Satomi di Black Bullet con graziose loli dagli occhi di dimensioni sproporzionate come Tomoka di Ro-Kyu-Bu, senza mai cercare un compromesso di design che possa rendere più omogeneo il cast e che alleggerisca la sensazione di trovarsi di fronte a un mash up improvvisato.

Gli sprite dei personaggi, belli ma molto lontani dalla qualità a cui dovrebbe aspirare un picchiaduro moderno nell’era di Blazblue e Under Night, riempiono lo schermo con le loro animazioni bombastiche e mirate più all’immediata riconoscibilità delle tecniche dei personaggi che a un corretto bilanciamento necessario alla creazione di un gioco competitivo.

Se il bilanciamento delle mosse è discutibile, la scelta di un battle system semplificato fino all’osso per permettere la partecipazione anche ai giocatori che non hanno mai giocato ad un fighting game è il colpo definitivo capace di fare la differenza tra un gioco imperfetto ma godibile e un completo buco nell’acqua.

Il buon vecchio Akira sbarca in Dengeki Bunko Fighting Climax dopo essersi preso una vacanza in quel di Dead or Alive 5. A quando un suo ritorno in nuovo episodio di Virtua Fighter?

Il buon vecchio Akira sbarca in Dengeki Bunko Fighting Climax dopo essersi preso una vacanza in quel di Dead or Alive 5. A quando un suo ritorno in nuovo episodio di Virtua Fighter?

L’attacco dei cloni

Sebbene esteticamente ogni personaggio si comporti in modo diverso, infatti, le meccaniche centrali sono identiche indipendentemente dal personaggio selezionato: il sistema di auto-combo, eseguite premendo a ripetizione il solo tasto di attacco leggero, permette di inanellare sequenze di 6-8 colpi senza bisogno di alcun altro input, le mosse “Climax” sono relegate all’esecuzione di una semplice mezzaluna in avanti o indietro e le meccaniche di “burst” e attacco medio e pesante si rivelano utili solo per schivare o affondare un singolo colpo extra.

Questa semplificazione estrema porta a un appiattimento della libertà di gioco tale da rendere la selezione del personaggio di assist l’unica vera discriminante in grado di differenziare lo stile di un giocatore rispetto all’altro, facendo perdere l’elemento di libertà dell’approccio fondamentale in un picchiaduro moderno.

Dengeki Bunko Fighting Climax coverDengeki Bunko Fighting Climax

Sviluppatore: Ecole Software / French Bread
Publisher: SEGA
Genere: Picchiaduro/Tie in
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Sito Ufficiale

 

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Dengeki Bunko: Fighting Climax ha poco da offrire oltre al suo quantitativo massiccio di fan service e proprietà intellettuali rappresentate. Se il gioco sarà in grado di regalare qualche ora di divertimento a chi cerca soltanto un pretesto per vedere il proprio personaggio preferito menar le mani su schermo, inevitabilmente lascerà l’amaro in bocca a chi cerca un fighting game competente. A fronte di una versione “arricchita” di diversi personaggi giocabili extra, la IGNITION, di prossima uscita nella terra del Sol Levante e di una ricca selezione di picchiaduro migliori disponibili sulle stesse piattaforme, non mi sento di consigliare l’acquisto a chiunque non sia un fan veramente sfegatato di una delle serie rappresentate.

rosso

Good

  • Finalmente possiamo malmenare Kirito
  • Le animazioni dei personaggi sono iconiche

Bad

  • Sprite di qualità e consistenza altalenanti
  • Meccaniche talmente semplificate da perdere ogni attrattiva
  • Scelta dei roster molto discutibile
5

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.