I sogni oscuri non muoiono

Majkol

Dall’autore di Deadly Premonition arriva D4: Dark Dreams Don’t Die, titolo che sicuramente ricorderete per essere una delle pochissime esclusive per Xbox One non ancora finite su altre piattaforme di gioco. E considerata la natura Kinect centrica del punta e clicca di Access Games, potrebbe anche restarlo. (Il titolo è ora disponibile anche per PC – NdR) Parto col dire che D4 è un titolo bizzarro proveniente direttamente dalla fervida immaginazione di Hidetaka Suehiro, meglio conosciuto dai fan come SWERY65. Il game designer nipponico è già noto ai più per aver lavorato ad alcuni titoli bizzarri, come Extermination, Spy Fiction e il già citato Deadly Premonition, quest’ultimo capace di creargli attorno la fama di “Ed Wood del mondo videoludico”. Vediamo se l’esclusiva foraggiata dalle casse di Microsoft Games vale la pena di essere vissuta.

Da Boston con D

D4 Dark Dream Dont Die imgDavid è un investigatore privato con un dono speciale: è in grado di viaggiare indietro nel tempo sfruttando le sensazioni e i ricordi racchiusi in specifici oggetti chiamati “memento”. Questo potere nasce da un trauma attorno al quale ruota l’incipit di tutta la vicenda, ossia la morte della fidanzata, la giovane Peggy. Questa, sul punto di spirare, disse a David di cercare “D.”. Chi o cosa sia questo D – casualmente la lettera con la quale inizia il nome del protagonista – non è dato a sapersi, fatto sta che il nostro eroe è fermamente convinto che la risposta a questo interrogativo sia celata nel passato.

Sviluppandosi come un punta e clicca dove cursore e interazioni sono legati a gesti e movimenti del corpo rilevati dal sensore della console Microsoft, D4 inscena una strampalata quanto brillante rilettura delle avventure grafiche investigative impregnando l’intera esperienza con uno stile narrativo fuori dagli schemi e un cast di personaggi al limite dell’assurdo.

David non deve vedersela solo con i sospettati dell’omicidio della fidanzata, ma anche con le continue apparizioni del fantasma della stessa o di altri personaggi assurdi, come un enorme gigante di colore vestito da chirurgo che ondeggia forchetta e bisturi come se fosse un direttore d’orchestra. Il suo sguardo vacuo, malgrado la caratterizzazione grafica all’apparenza parodistica, è un chiaro tentativo di introdurre un elemento horror/dark non del tutto esplicitato in questi primi due episodi. Sarà quindi notevolmente interessante constatare come la sceneggiatura deciderà di evolversi nelle prossime uscite di D4.

I riferimenti alla cultura pop sono tantissimi, così come i rimandi alla cinematografia, ma in linea di massima si può parlare di una sceneggiatura talmente solida da risultate gradevole anche al grande pubblico. Questo grazie anche alla capacità dell’autore di tenere col fiato sospeso chi gioca utilizzando cliff hanger e frasi interrotte come stratagemmi narrativi talmente sdoganati da risultare credibili. La prima stagione attualmente in vendita sullo store Microsoft include un prologo e due episodi ambientati su un misterioso aereo di linea. Non è ancora dato a sapersi quanti episodi comporranno l’avventura nella sua interezza né la data di uscita della prossima “infornata” di storia made in Access Games; quel che è sicuro è che la conclusione del gioco, al momento, culmina su un cliff hanger che vuole ovviamente ancorarci alla produzione.

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Graphic Novel interattiva

D4 Dark Dream Dont Die art00Ludicamente parlando, D4 non si allontana dalle intenzioni ludiche dei titoli TellTale Games, pur introducendo elementi più giocosi, come indicatori per la salute, vigore e concentrazione. Se la salute dell’eroe si spiega da sé, il vigore è un parametro che andrà via via calando a ogni singola azione e interazione con l’ambiente. Per tenere David in forze è necessario procacciarsi cibo e qualsiasi cosa possa fornire forze. Infine, la concentrazione permette di sfruttare un aiuto grafico che evidenzia nello spazio intorno al giocatore tutti i punti interattivi dello scenario.

Ogni elemento scoperto e ogni azione portata a termine ricompensa il giocatore con nuovi dettagli sulla trama, l’universo narrativo e un punteggio. Il sommarsi di questa cifra, sempre visibile in alto a destra dello schermo, è poi investibile in un negozio interno gestito da un gatto (!) che offre, oltre a oggetti lenitivi, anche tanti contenuti extra, come nuovi costumi, musiche e quant’altro.

Sono presenti Quick Time Event che prevedono – nel caso si scegliesse di utilizzare Kinect – il movimento di mani e braccia per far sì che David esca vittorioso da ogni situazione pericolosa. Se il sensore di movimento made in Redmond arranca durante gli spostamenti nelle ambientazioni, nelle sequenze d’azione riesce a scansionare con efficacia tutte le gesture richieste. Ammetto, però, che mi aspettavo un maggiore perfezionamento dell’utilizzo di Kinect, visto quanto la periferica pesi nell’economia ludica di Dark Dreams Don’t Die. Il gioco venne infatti annunciato quando la telecamera Microsoft era ancora obbligatoria per poter usufruire di Xbox One e il conseguente adattamento dei comandi al joypad Xbox One risulta sì conveniente, ma incapace di rendere lo stesso feebdack che solamente il movimento del corpo può offrire.

Graficamente il titolo si regge in piedi sfruttando una resa poligonale sufficientemente dettagliata e un reparto texture che fa il verso a un altro titolo TellTale Games: The Walking Dead. Il cel shading usato da D4 non è tuttavia particolarmente convincente sotto profilo tecnico, pur svolgendo la sua funzione di immergere il giocatore in una visual novel in movimento. La colonna sonora sfrutta in gran misura musicalità leggere e scanzonate, ma non manca di infilare qua e là temi musicali che potrebbero ricordare ai fan più sfegatati della filmografia di David Lynch i componimenti di Angelo Badalamenti. Il paragone con Lynch non è del tutto casuale: se Deadly Premonition era una sorta di versione videoludica lontanamente ispirata alla serie Tv Twin Peaks, D4: Dark Dreams Don’t Die sembra pescare a piene mani dall’immaginario visivo dell’artista americano, pur filtrandone l’estetica e l’iconografia attraverso l’occhio a mandorla di SWERY65.

La prima stagione può essere portata a termine in 5-6 ore, ma sbloccare tutti i contenuti offerti dal titolo e scoprire tutti i retroscena nascosti qua e là – così come completare i compiti secondari – richiede almeno il doppio se non il triplo delle ore di gioco. Un parametro, quello della rigiocabilità, che potrebbe suonare davvero assurdo considerando la tipologia di avventura story driven quale è D4, ma che trova risposta nello spirito arcade con cui il modello interattivo è stata gestito. Ogni click su un elemento interattivo, una ricompensa sotto forma di punteggio; ogni punteggio, un nuovo contenuto sbloccabile. Una trovata tanto semplice quanto geniale che ci ricorda quanto Hidetaka Suehiro meriti l’appellativo di artista e game designer nell’attuale contesto videludico contemporaneo.

D4 Dark Dream Dont Die coverD4: Dark Dreams Don’t Die

Sviluppatore: Access Games
Publisher: Microsoft / Playism
Genere: Punta e Clicca/Avventura
Disponibile: Digital
PEGI: 16+
Lingua: Italiano
Sito Ufficiale

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

I primi episodi di D4: Dark Dreams Don’t Die introducono un mondo di gioco e degli eroi palesemente figli di un percorso autoriale sfociato in passato in produzioni controverse come “Deadly Premonition”. Chiaramente, nel caso abbiate già apprezzato le vicende dell’agente dell’FBY York Morgan potrete fin da subito prendere confidenza con lo sgraziato sistema di gioco di D4 e i suoi personaggi strampalati, mentre se siete alla ricerca di un’avventura grafica investigativa dai canoni più “seriosi” forse è il caso di rivolgersi a un altro tipo di prodotto. Vedremo se gli elementi dark solamente accennati in questi primi due episodi riusciranno ad evolversi in una storia drammatica nelle prossime uscite.

verde

Good

  • Sceneggiatura interessante e personaggi sopra le righe
  • Buon numero di extra sbloccabili

Bad

  • Kinect non funziona sempre come dovrebbe
  • Stile narrativo non per tutti
8.3

Majkol
C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.