La risposta di Microsoft a Red Dead Redemption 2 e Marvel's Spider-Man

Monica Neddi

Crackdown 3

Sviluppatore: Sumo Digital
Publisher: Xbox Game Studios
Genere: Avventura azione 3D
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: Xbox One X, PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Solamente qualche tempo parlavo proprio su queste pagine di come State of Decay 2 somigliasse più ad un remake del primo capitolo che ad un vero e proprio sequel, e in occasione della pubblicazione di Crackdown 3, nuovo titolo in esclusiva per la sfera del gaming targata Microsoft, non posso che ripetermi.

Ecco un esempio di quello che NON vedrete in Crackdown 3.

Il gioco è infatti un action adventure con fasi third person shooter che ricalca fedelmente la struttura del capostipite della serie, ormai passata tra le grinfie di ben tre sviluppatori differenti. Questa nuova iterazione tutta esplosioni e azioni sovrumane confeziona gli sforzi della britannica Sumo Digital in un videogioco che sembra essere stato concepito per un mercato di almeno dieci anni fa, e tutto sommato il primo Crackdown venne pubblicato proprio nel 2007. Nei panni di un generico “agente” affiliato ad un’associazione di soldati geneticamente modificati, il giocatore è catapultato nella metropoli di New Providence, una sorta di parcogiochi urbano che si estende per una vasta regione zeppa di compiti da portare a termine. Parlare di Crackdown senza citare David Jones, il suo creatore, sarebbe comunque poco rispettoso: trattasi infatti della mente dietro a icone del mondo videoludico come la saga di Lemmings e nientepopodimeno che Grand Theft Auto, artista caduto in disgrazia nel 2010 dopo l’insuccesso di APB: All Points Bulletin, sorta di precursore dell’oggi amatissimo GTA Online.

Bisogna quindi intendere Crackdown come una sorta di figlio bastardo della saga Rockstar Games, una sorta di “what if” futuristico in cui il protagonista è investito di poteri sovrumani che possono essere coltivati raccogliendo sfere colorate sparse per la mappa, ma non solo: ogni azione portata a termine, infatti, va influire sulle statistiche del proprio avatar, andandone a definirne la portata delle capacità con un’immediatezza tale che fa quasi dimenticare la sua componente RPG latente. Questo concept, di per sé estremamente semplice, riuscì a fare la fortuna del titolo al tempo del suo debutto su Xbox 360 (facilitato anche dalla presenza di una demo di Halo 3 all’interno di ogni copia), tanto da spingere i Microsoft Studios a trasformarlo in una serie. Con la scomparsa del team di sviluppo diretto da David Jones, la compagnia di Redmond dovette affidarsi al team di Ruffian Games per poterne produrre un vero e proprio sequel, andando incontro a diverse problematiche: il gioco era tutto sommato troppo simile al predecessore, ma risultava ancora divertente e soprattutto molto accessibile, anche grazie ad una modalità online cooperativa che godeva della struttura sandbox dell’esperienza. Era il 2010.

RINSE AND REPEAT

Balziamo quindi ad oggi, agli albori di un 2019 sospinto dal successo di titoli come Marvel’s Spider-man di Insomniac Games o Red Dead Redemption 2 di Rockstar Games: c’è ancora spazio per un titolo “nato vecchio” come Crackdown 3? La realtà è che Sumo Digital ha portato a casa un lavoro tutto sommato fedele all’originale, sotto la supervisione del già citato game designer e la collaborazione di Ruffian Games. Uno sforzo congiunto che, in poche parole, è stato direzionato verso la creazione dell’esperienza di Crackdown più completa e accessibile di sempre. Il problema rimane uno solo: il gioco è essenzialmente lo stesso, incapace di districarsi da una messinscena e da un game design che affonda le sue radici in un modo di fare videogiochi ormai vetusto e poco competitivo se rapportato al mercato odierno.

In effetti c’è poco da dire su Crackdown 3 che non si fosse già detto sui due precedenti capitoli; in questo videogioco ad ambientazione urbana il giocatore può guidare veicoli sulle strade di una grande città(!), sparare a più non posso contando su un ricco arsenale di armi da fuoco ed esplosivi (wow) e al contempo divertirsi nella scalata di imponenti palazzi inizialmente percepiti come insormontabili, ma che collezionando sfere di esperienza e migliorando le proprie capacità ginniche diventano facilmente accessibili rivelando presto sedi di altre attività sparacchine.

La prima (di due) scena cinematica che vedrete in Crackdown 3.

Il gioco, per quanto ripetitivo ed estremamente semplice (consiglio fin da subito di giocarlo al livello di sfida più alto) rimane comunque costellato di attività che fanno da sfondo al progresso del proprio avatar, definendone la progressione ad un ritmo anche fin troppo spedito. Esattamente come Breath of the Wild, Crackdown 3 permette un assalto non lineare alla struttura criminale nemica: ci si può dedicare ai “pesci piccoli” ed eliminare passo a passo i vari esponenti del cartello o cercare di inseguire i piani alti anche subito dopo i primi vagiti del proprio avatar; purtroppo questa meccanica, molto interessante sulla carta, non influisce in modo sensibile sull’esperienza come dovrebbe: si suppone che affrontando i capi delle varie fazioni, il giocatore possa effettivamente godere di facilitazioni sensibili o in un’esperienza di gioco diversificata nelle fasi avanzate, ma in realtà l’eliminazione dei boss minori non contribuisce ad altro se non alla collezione di esperienza da parte del giocatore (e quindi di incrementi statistici). Rigiocando la campagna single player con un avatar a livello massimo è persino possibile dirigersi direttamente verso il boss finale, saltando a pié pari il tutorial, e concludere la campagna a livello di difficoltà massimo in meno di dieci minuti.

Detto questo, il gioco funziona esattamente come il capostipite del 2007: ci si bea di un level design urbano che si evolve in verticale, si contribuisce alla raccolta di numerosissimi collezionabili e ci si può cimentare in attività collaterali, come corse sui tetti a tempo o sfide sulla strada a bordo di veicoli a quattroruote. Per quanto riguarda il resto, Crackdown 3 mostra quel che è fin dai primi minuti di gioco: un third person shooter caciarone (ma mancante dell’estro degli ultimi capitoli della serie Saints Row), pressapochista e davvero poco originale. La modalità cooperativa online riesce in qualche modo a lenire la mancanza di pepe di un’esperienza breve e inspida come quella offerta dalla campagna single player, ma rimane comunque collaterale e forse evitabile, se si pensa che il videogioco in questione si finisce da solo già così com’è.

Una delle poche boss fight che son riuscite a mettermi in difficoltà durante il gioco.

Non dimentichiamoci poi che il progetto in questione avrebbe dovuto sfruttare il cloud-processing per gestire la distruzione in tempo reale di qualsiasi superficie delle ambientazioni, un’ambizione spesso mostrata da Microsoft negli anni passati con roboanti demo tecniche circolate per anni in rete. Il risultato finale, ahinoi, è molto meno ambizioso e benché il gioco fili liscio come l’olio su Xbox One X a 30fps (e con qualche acciacco in più su PC, seppur a frame rate sbloccato, anche utilizzando configurazioni hardware di alto livello) e si distinga per un buon utilizzo dell’HDR per rinvigorire il fascino della futuristica città tutta neon ed esplosioni, Crackdown 3 esce sconfitto dal confronto con qualsiasi altro titolo di fascia alta pubblicato da competitor come i già citati Sony o Rockstar Games. Questo non significa che il videogioco del team britannico non appaia tutto sommato coerente con quanto visto nella corrente generazione: il gioco è estremamente pulito (anche se non è in vero 4K su Xbox One X come sbandierato, ma usa una risoluzione video dinamica) e non incappa mai in cali di frame rate anche nelle situazioni più chiassose (e credetemi, sono all’ordine del giorno), ma la direzione artistica non è riuscita a coprire le evidenti pecche di un comparto poligonale spesso asettico e senza vita, tanto da inscenare una metropoli che se confrontata con quelle sfoggiate da tanti altri titoli lanciati ad inizio generazione (come Infamous: Second Son), rimane vuota e poco credibile. E sì, il cloud-processing è totalmente assente nella campagna single player.

Non si può dire che l’evoluzione del proprio avatar da semplice soldatino a vera e propria macchina da guerra non regali qualche soddisfazione.

A dirla tutta bisognerebbe anche parlare del pessimo motore fisico del gioco, in grado di rendere difficoltosa qualsiasi evoluzione a bordo dei veicoli come di mettere in scena ridicoli spettacoli di “scivolamento” di personaggi e ragdoll dei corpi, ma fa parte del “pressapochismo dei titoli anni 2000” già citato in precedenza.

La distruzione ambientale rimane appannaggio della sola modalità multiplayer, già disabitata a meno di un mese dal lancio del titolo e nata comunque all’insegna della povertà di contenuti: due modalità e una manciata di mappe fatte di palazzi evanescenti che si infrangono sotto i colpi di arma da fuoco e le esplosioni non possono davvero reggere il confronto con quanto mostrato per anni da Microsoft durante la promozione del gioco in questione (come questo trailer che non ha nulla a che fare col gioco finale).

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

XBOX MARKETPLACE

È inutile essere disonesti: la nuova esclusiva Microsoft vale a malapena il prezzo di rinnovo dell’Xbox Game Pass di febbraio, in offerta a soli 2€ per 60 giorni di sottoscrizione. Crackdown 3 è un remake del primo capitolo della serie sotto mentite spoglie che arriva sul mercato sbandierando senza alcun ritegno meccaniche stantie e un comparto tecnico tale da far figurare tutto il materiale promozionale distribuito da Microsoft nel corso degli anni come una vera e propria operazione di false advertising. Un action adventure nato scaduto che ha tutto il sapore dei videogiochi (brutti) degli anni 2000, e proprio per questo, invero, potrebbe anche piacere a qualcuno. E ricordatevi che il primo Crackdown ce lo avevano già regalato nelle settimane precedenti alla pubblicazione di questo capitolo. E quello si gioca in 4K per davvero.

giallo

Good

  • È Crackdown. Punto.
  • Col GamePass in sconto vale la pena.
  • Tante attività…

Bad

  • … tutte sfacciatamente identiche.
  • Concezione ludica talmente vecchia da far tenerezza.
  • Multiplayer disabitato a meno di un mese dal lancio.
  • Il primo crackdown, su Xbox One X, gira a 4K. Questo no.
4.8

Monica Neddi
"se non editi sei inutile" cit.