Un rouguelike come un altro?

Ilya Muromets

Children of Morta

Sviluppatore: Dead Mage
Publisher: 11 bit studios
Genere: Roguelike
Disponibile: Digital
PEGI: 12+
Lingua: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Buon senso ed esperienza insegnano che tempi di sviluppo troppo lunghi non costituiscono quasi mai un segnale positivo quando si parla di videoludica indie, e non c’è dubbio che la software house Dead Mage abbia dovuto affrontare non poche difficoltà per portare a termine questo suo Children of Morta – difficoltà peraltro confermate più volte anche in alcune recenti interviste.

Nel contesto di un mercato indipendente giunto ben oltre i limiti della saturazione – soprattutto nei settori roguelike e metroidvania, per i quali siamo giunti ormai a ritmi di pubblicazione settimanali – un prodotto la cui campagna Kickstarter risaliva ormai agli inizi del lontano 2015 rischiava seriamente di affondare nell’oblio, sostituito da decine di altri progetti in corso da parte della concorrenza. Sia come sia, da un paio di settimane Children of Morta ha raggiunto finalmente i banchi vendita di Steam, risvegliando la curiosità intorpidita di quei videogiocatori che, ai tempi dei primi annunci, erano rimasti colpiti in particolar modo dalle atmosfere esotiche ed evocative rivelate negli screen di presentazione. Nel complesso, l’ambiziosa opera dei Dead Mage non riesce a celare del tutto i segni di un processo produttivo perlomeno travagliato, e per dimostrarlo basterebbe elencare le flagranti dissonanze tra quanto visto nei trailer iniziali e quanto riscontrabile nel titolo finale – a cominciare dalla composizione del party giocante. Tuttavia, alla prova dei fatti Children of Morta si comporta più che bene, rivelando una polpa croccante e genuina che gli consente di mascherare alcune delle più evidenti asperità residue.

UNA SAGA FAMILIARE

Children of Morta è, essenzialmente, un tradizionale RPG d’azione di stampo roguelike con dungeon procedurali, caratterizzato da una marcata componente narrativa. In questo senso, il suo relativo alleggerimento rispetto a esempi più hardcore della medesima categoria – è assente la permadeath – costituisce un presupposto necessario per tenere insieme una trama il cui peso si fa molto sentire nell’equilibrio complessivo del titolo, almeno a livello di impressione emotiva. Le sezioni di combattimento, che – com’è lecito attendersi – occupano la maggior parte del tempo di gioco, finiscono infatti per sembrare quasi subordinate agli sviluppi diegetici della fascinosa saga dei Bergson, dinastia votata alle arti belliche e chiamata a proteggere le proprie terre da una misteriosa corruzione oscura che ne sta mettendo a rischio la sopravvivenza.

Pochi dubbi in proposito: nel redigere il copione di Children of Morta, gli sviluppatori di Dead Mage hanno dato davvero il meglio, ed è sorprendente constatare come tanta efficacia narrativa, che ad alcuni potrà persino apparire eccessiva per un semplice roguelike, sia diventata merce rarissima anche per generi che dovrebbero fare della bontà della trama il proprio punto di forza. Più che di originalità – inutile passare sotto silenzio l’evidente ispirazione “martiniana” della famiglia in questione – si deve parlare piuttosto di eccellente artigianato. La storia dei Bergson è raccontata per mezzo di brevi cutscene silenziose, con una sola voce maschile esterna a fare da collante tra un episodio e l’altro: tanto basta per rendere appieno il senso di vicinanza e l’unità corale della membri della piccola comunità, le cui interrelazioni vengono evidenziate da una finissima quanto misurata gestualità. La dimora familiare trabocca di minuti dettagli d’arredamento che lasciano trasparire i gusti e le inclinazioni di ciascun componente senza che se ne parli apertamente, tanto che anche i personaggi non giocanti (la madre incinta del quarto figlio, la nonna veggente, lo zio fabbro) finiscono per acquisire una centralità non solo funzionale, ma anche e soprattutto psicologica.

È solo nel momento in cui i Bergson abbandonano la propria casa e si inoltrano nei dungeon per stanare il nemico che Children of Morta viene restituito per direttissima alla sua canonica normatività di roguelike.

Su questo frangente il gioco si difende bene, senza tuttavia emergere in modo significativo rispetto all’affollata concorrenza. La rosa dei personaggi giocabili è piuttosto variata e copre tutte le tradizionali classi degli RPG, con un leggero sbilanciamento nei confronti degli specialisti del corpo a corpo, che non sempre si rivelano la scelta migliore in termini di resa sul campo. L’abbondanza dei nemici, la loro elevata velocità e le loro tattiche quasi sempre votate al solo inseguimento conferiscono infatti un indubbio vantaggio alle due figlie Linda e Lucy, entrambe specialiste degli attacchi a distanza, e al figlio minore Kevin, dotato delle migliori qualità evasive. I tank invece arrancano un po’, e contro alcuni boss risultano assai poco efficaci nonostante la forza d’attacco maggiore. I primi tre dungeon sono strutturati in modo da incoraggiare in tutti i modi lo sbloccaggio e il conseguente uso di specifici personaggi inizialmente non disponibili, cosicché – per esempio – il primo boss si dimostrerà difficile da affrontare con Linda, difficilissimo con il padre John, e incredibilmente semplice con Kevin, terzo componente della famiglia a poter essere impiegato in partita. Al netto dell’artificialità della soluzione – che può indurre qualche momento di frustrazione – e considerate le premesse di cui sopra, Children of Morta offre un’esperienza piacevole sul piano ludico, anche grazie alla buona quantità di variabili introdotte di volta in volta nei dungeon, dalle reliquie che forniscono bonus in battaglia ai numerosi potenziamenti portatili.

A funzionare meno, sorprendentemente, è la veste grafica, che pure tanto aveva incuriosito ai tempi della campagna Kickstarter. La direzione artistica, spiccatamente orientata verso una rigogliosa ipertrofia organica, appare piuttosto distintiva, pur attingendo alle fonti più diverse, dalla mitologia greca al medioevo nordico, passando per cenni indiani e persiani. Il problema sta nell’esecuzione, evidentemente assegnata a mani differenti (con diversi cali di qualità nella resa dei dungeon) e soffocata da un eccessivo affidamento riposto nei filtri, che annacquano una pixel art già di per sé sovrabbondante. Non si tratta di un difetto insuperabile, ma c’è comunque da rammaricarsi per aver perso l’occasione di produrre una grafica davvero memorabile.

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

PS Store

XBOX MARKETPLACE

Humble Bundle

Siamo tutti d’accordo, in italiano il titolo Children of Morta suona particolarmente infelice, a metà tra un film TV di Lamberto Bava con Anna Falchi e il giochino di ruolo amatoriale di un quindicenne alle prese con RPGMaker 2k nel 2001. Ciò detto, siamo di fronte a un roguelike indipendente di buona fattura e soprattutto molto sincero negli intenti. Se sul piano strettamente ludico l’esperienza non offre elementi di particolare spicco rispetto alla popolata concorrenza, gli sviluppatori di Dead Mage hanno saputo costruire una cornice narrativa poetica e struggente, che da sola vale ben più della metà del prezzo del gioco. Sorvolando su alcuni difetti minori, lo consigliamo senza troppe riserve, a meno che proprio non riusciate a tollerare il genere.

semafori indie-03

Good

  • Atmosfere evocative.
  • Eccellente cornice narrativa.
  • Gameplay funzionale.

Bad

  • Grafica non sempre all’altezza.
  • Localizzato in numerose lingue... ma manca l'italiano!
7.8

Ilya Muromets
Che poi, a ben vedere Cutie Honey era tipo la Edwige Fenech dei giapponesi.