Amore & Morte

Simone

Catherine: Full Body

Sviluppatore: Atlus
Publisher: SEGA
Genere: Puzzle/Visual Novel
Disponibile: Digital+retail
PEGI: 18+
Lingua: Italiano
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Se si desidera discutere della popolata categoria dei “giochi ingiustamente sottovalutati”, di certo Catherine (anno 2011 su PS3 e Xbox 360) rappresenta uno degli esempi migliori. Fulgida gemma narrativa arricchita da un gameplay assai originale, l’opera a firma ATLUS parlava già allora di temi sorprendentemente attualissimi, che non mancarono di far discutere. Il mix tra visual novel e puzzle game (con strizzate d’occhio al genere platform) veicolava una storia appassionante che metteva al centro un dilemma vecchio come il mondo: cos’è l’amore? E come si fa ad uscirne vivi?

Le premesse narrative sono molto semplici: Vincent Brooks è un uomo di 32 anni che si ritrova a dover affrontare drastici cambiamenti all’interno della sua vita personale e di coppia. Fidanzato da molto tempo con Katherine, ragazza matura e dal carattere forte, si vede porre la fatidica domanda “cosa vogliamo fare della nostra relazione?”. In sostanza, i due hanno raggiunto quel bivio della vita di coppia davanti al quale bisogna decidere se metter su famiglia oppure troncare definitivamente il rapporto e salpare per nuovi lidi. Vincent, tipo tranquillo e decisamente poco incline alle responsabilità, non si dà pace e non vuole chiaramente rinunciare alla sua vita “carefree”. Due ulteriori elementi giungono all’improvviso a rendere la situazione ancora più complicata: per prima arriva la dolce Rin, che Vincent salva per caso da uno stalker minaccioso e che desidera una vita in cui il suo uomo possa fare ciò che più lo rende felice; in seconda battuta giunge la provocante Catherine, bionda ammaliatrice che sembra essere seriamente infatuata per il buon Vincent, ma che allo stesso tempo dimostra modi decisamente possessivi. Incastrato in questo triangolo amoroso (anche se sarebbe più opportuno parlare di quadrato) Vincent si accorge presto che qualcosa non va: il suo sonno è tormentato da incubi tremendi. Sogna di trasformarsi in una pecora e, insieme ad altre, di arrampicarsi senza sosta su una parete formata da cubi di vario tipo. Cosa sta succedendo? Chi sono queste ragazze piombate all’improvviso nella sua vita? E cosa significano questi incubi? Vincent si trova a scoprire ben presto che nulla è ciò che appare, e che l’amore può rivelarsi davvero complicato e pericoloso.

LA DONNA PERFETTA

Il concept alla base di Catherine: Full Body è fondamentalmente geniale, tipico della narrazione “made in ATLUS” che tende a collocare tematiche oscure e sovrannaturali nel contesto del quotidiano tramite l’escamotage dei sogni e delle dimensioni parallele – come già visto nella fortunata serie Shin Megami Tensei / Persona. La storia è sviluppata con grande cura e l’aggiunta di Rin, personaggio introdotto in questa nuova incarnazione “pompata” del titolo originale, espande ancor più le possibilità narrative. L’unico vero difetto, parlando di Rin, è dato dalla sua indole angelica: se è pur vero che al duo di “maschere” tradizionali (Katherine la tsundere e Catherine la yandere) mancava la classica lolita dai modi bambineschi, il nuovo personaggio finisce per spezzare la  tensione dualistica che era alla base del gioco del 2011. L’ansia della scelta tra due donne ugualmente esigenti era percepibile a pelle, e ora la presenza rassicurante di Rin annacqua questa atmosfera con intermezzi di puro romanticismo adolescenziale, abbassando leggermente (molto leggermente) la qualità generale dell’esperienza narrativa. Non mancano poi contenuti LGBT, rappresentati soprattutto dai dialoghi tra Erica (la discussa cameriera transgender del bar Stray Sheep, concept già rivelato all’epoca del lancio originale) e Rin in merito a relazioni omosessuali. Erica ha ricevuto enorme attenzione da parte di alcune delle frange più oltranziste della comunità LGBT, principalmente a causa del modo con cui ATLUS ha inserito e descritto il personaggio. Non intendiamo qui prendere una posizione specifica sul tema della rappresentazione delle cosiddette minoranze, ma se è vero che inserire un personaggio transgender in un’opera videoludica costituisce ancor oggi un atto innovativo – soprattutto quando si considera già coraggioso ficcare i soliti baci saffici tra ragazze (che strana coincidenza eh?) all’interno di trailer di produzioni tripla A – non si può negare che Erica funzioni molto bene. È un personaggio fiero ed orgoglioso, giocoso ed apprezzato dal gruppo di “amici al bar” – con tanto di interesse romantico da parte di un ragazzo etero (Toby). Per quanto riguarda Rin invece, la storia è tutta da scoprire, e non possiamo purtroppo fornire informazioni a causa di seri rischi spoiler.

Tornando al gioco vero e proprio, Catherine: Full Body presenta numerose aggiunte e innovazioni rispetto al titolo originale. La modalità Remix attivabile per lo story mode varia sostanzialmente il gameplay classico: i cubi da spostare si presentano anche in forme complesse e multiple in stile Tetris. Avanzare è assai più complesso e questa modalità mette alla prova anche i giocatori esperti: un vero toccasana per chi ha già spolpato il gioco, in aggiunta alle nuovi funzioni di connettività con la Sfida Online e l’immancabile Babel Tower, croce e delizia degli scalatori più impavidi che vengono privati del vitale comando “Undo” per annullare l’ultima mossa effettuata. Narrazione e gameplay sono strettamente legati dal filo comune della barra Karma: le scelte effettuate durante i dialoghi ed all’interno dei confessionali durante gli intermezzi delle sessioni di scalata variano l’esito della storia.

Il concept alla base di Catherine: Full Body, rimasto praticamente invariato, si dimostra invecchiato benissimo ed è in grado di soddisfare pienamente le esigenze dei giocatori, specie se già avvezzi agli stilemi della videoludica giapponese. Anche la presenza di uno stile grafico fondamentalmente identico al gioco originale non disturba, giacché il sapiente cel shading si combina ancora bene con una direzione artistica invidiabile.

Il comparto sonoro merita una menzione a parte, considerata soprattutto l’assenza del doppiaggio in lingua originale giapponese nel capitolo precedente. Qui si hanno finalmente a disposizione i dialoghi, con tanto di (apprezzabilissima) possibilità di scegliere la voce della sensuale Catherine tra una rosa di doppiatrici. La scelta ha un senso anche a livello di setting, considerando che la bionda ammaliatrice dovrebbe rappresentare la “donna ideale” del giocatore. Ben undici voci differenti (l’originale più altre dieci) tra le quali spiccano Rie Kugimiya (Toradora!, Fullmetal Alchemist, Fairy Tail) Kana Asumi (Hyperdimension Neptunia, Project X Zone, Fire Emblem Heroes) Nana Mizuki (Persona 5, Death Stranding, Metal Gear Solid V) e Rina Sato (Persona 5, Sailor Moon Crystal, Tales of Berseria). Nuovi brani arricchiscono la già superlativa colonna sonora, con ulteriori aggiunte anche per il Jukebox del bar Stray Sheep. L’unica pecca da segnalare (che resta comunque soggettiva) è la chiara differenza qualitativa e di stile tra le cutscene animate originali e quelle nuove introdotte in Full Body.

 

 

 

 

Dove posso acquistarlo?

PS Store

Catherine: Full Body porta nell’attuale generazione un titolo di grandissimo pregio che è passato fin troppo in sordina al tempo del lancio originale. Rin funziona a metà, ma a parte questo il gioco mantiene intatta la sua narrazione superlativa, integrata con nuove sfide e contenuti online con “contorno” di tematiche LGBT toccate in modo elegante e ben costruito. Un “must have” per qualunque possessore di Playstation 4, ed in generale per chiunque ami i videogiochi elevati a forma d’arte narrativa.

verde

Good

  • Storia, personaggi, vicende: tutto è appassionante, intrigante e ben narrato.
  • Gameplay ricco e coinvolgente, con le apprezzabili aggiunte della versione attuale.
  • Presenti numerosi riferimenti a controversi temi d'attualità.

Bad

  • Rin fornisce un supporto morale decisivo, smorzando il livello di ansia generale che accompagnava il primo capitolo.
  • Le nuove cutscenes mostrano un livello qualitativo leggermente inferiore alle precedenti.
8.5

Simone
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta