Una piaga di RPG

Black Legend

Black Legend

Sviluppatore: Warcave
Distributore: Warcave
Formato: Digital
Localizzazione: Inglese
Versione Testata: PC
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

Una volta preso atto che si tratta di un prodotto indipendente e che di soldi – sospettiamo – ne sono girati ben pochi, si può senz’altro soprassedere sulle farraginosità estetiche di questo Black Legend, RPG tattico messo in commercio dalla casa di produzione belga Warcave. E in effetti, sul piano della presentazione, il gioco non fa nulla per ammaliare lo spettatore: ambientato all’interno di una reinterpretazione immaginaria Paesi Bassi del XVII secolo, unisce alla crudezza tecnico-grafica un’atmosfera grigiastra, fangosa e opprimente che si preserva integra, senza soluzioni di continuità, dall’inizio alla fine dell’esperienza.

Questa schermata le vale tutte: il gioco è completamente grigio e marrone

Il registro tragico e decadente è del resto del tutto funzionale a raccontare una vicenda altrettanto truce. In Black Legend interpretiamo infatti un mercenario chiamato a mettere fine alla tirannia di una setta di cultisti oscuri fondata dal misterioso santone/alchimista Mephisto, che ha di fatto preso possesso della città di Grant decimandone gli abitanti e gettando i superstiti nel panico. La trama, estremamente lineare, vede dunque il protagonista farsi strada attraverso i vicoli devastati uccidendo tutto ciò che gli si para davanti, con l’aiuto di un terzetto di compagni assoldati all’uopo. Niente di più complesso di questo. Sul piano del gameplay, stiamo parlando di un gioco di ruolo tattico, che si fonda essenzialmente sulla gestione continua di inventari con lo scopo di affrontare al meglio un numero elevatissimo di scontri a turni, quasi mai evitabili data la rigida struttura a corridoio delle mappe. Non vi sono vere e proprie implicazioni “ruolistiche” in Black Legend, se non quelle derivate dall’esito di certe quest secondarie che restano comunque prive di conseguenze reali sul lungo termine.

Il titolo punta infatti gran parte delle sue cartucce sul fronte strettamente bellico, sul quale sono state investite tutte le idee principali. Inizialmente, il combat system si presenta davvero molto classico, basato com’è su griglie isometriche sulle quali il giocatore deve, alternativamente, far muovere o attaccare i propri personaggi sfruttando al massimo gli ostacoli e i vantaggi di posizione – in linea di massima limitati ad elementi sopraelevati su cui piazzare i balestrieri. Con il procedere del gioco, entrano in ballo componenti più articolate, tra cui armi e corazze speciali e soprattutto un sistema di abilità piuttosto ampio con le quali caratterizzare al meglio le (ben) quindici classi a disposizione. Trattandosi di un prodotto dall’ambientazione pseudo-realistica non è prevista magia, ma si fa uso piuttosto della teoria degli “umori” alchemici per produrre armi ed effetti distruttivi sui nemici.

Black Legend

La gilda dei mercanti è praticamente l’unico luogo in cui vedrete vegetazione vivente

Se sulla carta il progetto sembrerebbe valido – anche se non sconvolgente – sul piano dell’esecuzione Black Legend arranca, e parecchio: il titolo è, semplicemente, troppo aspro e spartano per sperare di attrarre un pubblico più ampio della cerchia dei talebani del genere. Le battaglie sono funestate da un’esasperante lentezza e si ripetono sempre identiche per ore intere, anche a causa della limitata varietà dei nemici e di una AI non particolarmente brillante. I menu sono generici, indifferenziati e poco inclini a facilitare la navigabilità e la gestione dei numerosi oggetti disponibili, aspetto questo particolarmente sconfortante in un gioco così tanto incentrato sul micromanagement di personaggi e risorse. Le atmosfere cupissime, che sarebbero tollerabili e persino affascinanti se sostenute da una narrazione vigorosa e da appropriate variazioni di ritmo ludico, contribuiscono in questo caso a trasformare l’esperienza in un’ipnotica litania fatta di nebbia, lanternine, bauli nascosti e inevitabili scontri su mappa. La seconda parte del gioco, in particolare, sembra essere stata tirata via di malavoglia, tanto che non esiste neppure un vero e proprio finale. Senza spoilerare (anche perché sarebbe impossibile!): sconfitto l’ultimo boss, compare un pop up che si complimenta con voi per aver sbloccato il NG+, più o meno come in un platform da cabinato alla fine degli anni ’80.

Il genere degli RPG tattici richiede al giocatore troppa attenzione e troppa dedizione per potersi permettere di annoiarlo. Black Legend casca con tutte le scarpe nella trappola dell’autoreferenzialità e, forse, dell’eccessiva ambizione: come tale, è consigliabile solo ai più stretti appassionati, e con riserve. C’è molto, molto di meglio in giro, specie a quel prezzo.

5

Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.