“Fuoco, brucia, e calderone gorgoglia!”

Atelier Sophie 2: The Alchemist of the Mysterious Dream

Sviluppatore: Gust – Koei Tecmo
Distributore: Koei Tecmo
Formato: Digital+retail
Localizzazione: Inglese
Versione Testata: PS4
Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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Atelier Sophie 2. The Alchemist of the Mysterious Dream - Playstation 4

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Cantava qualcuno che “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, ma a sei anni di distanza dall’uscita del predecessore, Atelier Sophie 2: The Alchemist of the Mysterious Dream in alcuni momenti ricorda più quell’ex ormai dimenticato da tempo che decide di rifarsi vivo ex abrupto con un messaggio sui social. A farla da padrone, almeno nel paragrafo d’apertura della mia recensione originale, è stato il discorso sulla prolificità della storica saga di Atelier, che nei venticinque anni di onorata carriera ha dato alla luce ben ventidue capitoli, incluso il titolo che abbiamo ora sotto mano.

Nonostante il numero in bella mostra nel titolo, Atelier Sophie 2: The Alchemist of the Mysterious Dream è in realtà la terza iterazione della trilogia “Mysterious” che, oltre al primo Atelier Sophie, include anche lo sfortunato e forse troppo ambizioso Atelier Firis. Viste le innovazioni e i cambiamenti introdotti nei due precedenti capitoli, è naturale aspettarsi che Gust (ormai perfettamente integrata nel suo ruolo di costola di Koei Tecmo) abbia tentato ancora una volta di portare un refolo d’aria fresca alla saga.

Tra sogno e realtà

La storia prende il via esattamente dove l’avevamo lasciata al termine di Atelier Sophie: The Alchemist of the Mysterious Book, e una funzione “riassunto” nel menu principale permette di dare una spolverata ai ricordi. Sophie è ormai diventata un’alchimista più che competente ed è decisa a realizzare il suo sogno di ottenere una licenza da alchimista ufficiale recandosi nella capitale insieme alla sua mentore Plachta – che, ricorderete dal primo gioco, è passata dall’essere rinchiusa in un libro parlante all’“infestare” una bambola umanoide nell’attesa speranzosa di poter un giorno ritrovare il proprio corpo originario.

Durante il viaggio verso la capitale un misterioso albero attira l’attenzione di Sophie e Plachta, e non appena la giovane alchimista vi si concentra per più di un istante si ritrova catapultata e sola in un mondo completamente diverso dal proprio. Raggiunta immediatamente da Ramziel e Alette (le due comprimarie femminili del gioco), Sophie scopre di trovarsi nella strana landa di Erde Wiege, un posto apparentemente fuori dallo spazio e dal tempo, governato dall’enigmatica Elvira.

Una volta giunti alla città “hub” di questo capitolo, la sfavillante Roytale Town, l’incontro con una Plachta “inedita” nel suo corpo originale crea più domande che risposte, soprattutto in virtù del fatto che sembra non conoscere affatto Sophie. Fortunatamente bastano pochi minuti perché questa “nuova” Plachta si affezioni alla protagonista e le lasci utilizzare il proprio atelier come base per le operazioni, inaugurando così il gioco vero e proprio.

Proprio attorno al calderone e al sistema di creazione oggetti ruota (come sempre) buona parte del gameplay di Atelier Sophie 2: The Alchemist of the Mysterious Dream. Le meccaniche di crafting, infatti, sono immediatamente familiari a chiunque abbia esperienza con i giochi precedenti e in ogni caso facilissime da apprende per i neofiti. La parte principale consiste nell’esplorare liberamente i vasti ambienti di gioco, fortunatamente ricchi di punti adibiti alla funzione di “viaggio rapido” e raccogliere i vari ingredienti sparsi per le mappe o lasciati cadere come loot dai nemici sconfitti. Una volta ottenuti tutti gli ingredienti necessari per creare un determinato oggetto sarà sufficiente metterli nel calderone alchemico e disporli con attenzione nella “griglia” del crafting, un po’ come in Tetris. Se gettare gli ingredienti alla rinfusa permette comunque di ottenere l’oggetto desiderato, prestare attenzione alla disposizione degli stessi, confezionando “combo” di linee dello stesso colore o rispettando le richieste elementali della ricetta rende possibile ottenere oggetti di qualità maggiore e dagli effetti secondari spesso devastanti: un sistema semplicissimo da imparare ma complesso da padroneggiare completamente.

Per rendere più avvincenti le missioni a caccia di materiali, il gioco prevede un sistema di combattimenti (rigorosamente a turni) che si avvia ogni volta che si sfiora uno dei tanti mostri che abitano le varie zone esplorabili. Le meccaniche degli scontri non fanno certo gridare al miracolo e il principale elemento “dinamico” è lasciato alla possibilità di spostare al volo i membri del party dalle retrovie alla prima linea, con tanto di “azioni istantanee” inanellabili per massimizzare il danno inflitto ai nemici in un solo turno o utilizzare al meglio la guardia istantanea, sostituendo un personaggio temporaneamente preso di mira dal nemico. La difficoltà degli scontri è inoltre completamente subordinata alla capacità alchemica del giocatore, e coloro che sanno dosare al meglio gli ingredienti e realizzare ricette di altissima qualità si ritrovano presto ad avere equipaggiamenti e oggetti di battaglia decisamente troppo potenti per le aree in cui ci si trova. Affrontare battaglie con nemici di dieci o addirittura quindici livelli superiori alle protagoniste non è affatto un’impresa titanica per chiunque sia familiare con i sistemi di gioco.

D’altra parte, il vero punto di forza della serie Atelier non è mai stato l’intrattenimento garantito dal crafting, dal combattimento e dall’esplorazione: la raison d’etre di Atelier, in particolar modo della saga “Mysterious”, va ricercata senza dubbio nella capacità di proiettare il giocatore in un mondo fiabesco e dai toni pastello, nel quale dimenticare le proprie preoccupazioni in compagnia di personaggi adorabili, caratterizzati con toni da anime “moe”. Atelier Sophie 2: The Alchemist of the Mysterious Book riesce perfettamente nel compito prefissato, in primis grazie al comparto grafico competente, che pur senza far gridare al miracolo presenta un cel-shading che si sposa perfettamente con lo stile di gioco e il character design; in secondo luogo per merito di un intreccio rilassante (a momenti anche troppo) che mette realmente le carte in tavola solo all’apice della storia, mentre ci si appresta a giungere alla conclusione.

verde

Atelier Sophie 2: The Alchemist of the Mysterious Dream apporta una notevole quantità di migliorie alla fluidità e godibilità della serie. L’unione quasi perfetta tra trama slice of life, crafting soddisfacente e battaglie mai realmente frustranti lo rendono senza dubbio il più user friendly tra i titoli della serie Atelier. Purtroppo, vista la sua natura di sequel, è difficile consigliarlo come possibile punto d’ingresso per i potenziali nuovi fan della serie, per chiunque abbia già amato le avventure di Sophie e Plachta, invece, si tratta di un acquisto caldamente consigliato.

 

Good

  • Gameplay sveltito in quasi ogni frangente.
  • Grafica e character design adorabili.
  • Sistema di crafting sempre allo stato dell'arte.

Bad

  • Il battle system annoia presto.
  • La vera sfida arriva solo nel post-game.
8

A differenza degli altri mammiferi, non è capace di mantenere la temperatura corporea costante: a causa di questa caratteristica, che lo rende simile ai rettili, il recensore vive tra console accese e schede video surriscaldate per tutto l'anno. La sua caratteristica lentezza lo rende la preda perfetta per il Caporedattore Horribilis. Abbandona il suo nido di cavi e controller solo occasionalmente, per nutrirsi e leggere e scrivere storie di fantascienza.