La conferma di Ryza

Luca 'LkMsWb' Balducci
Atelier Ryza 2 - Cover

Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy

Sviluppatore: Gust
Distributore: Koei Tecmo
Formato: Digital + Retail
Localizzazione: Inglese (testi), Giapponese (audio)
Versione Testata: PC
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Come ogni anno, Gust ci propone una nuova avventura della serie Atelier, che miscela – e mai termine fu più appropriato – avventura, combattimenti in salsa JRPG e alchimia, incarnata in un sistema di crafting immenso e fondamentale ai fini del gioco stesso. Dopo un periodo difficile in termini di vendite, coinciso dapprima con l’eccellente trilogia Dusk e in seguito con l’infelice Atelier Firis (secondo capitolo della trilogia Mysterious), Gust sembra aver trovato in Atelier Ryza la sua pepita d’oro, tanto che l’ormai penultimo capitolo è divenuto in breve tempo il più venduto nei quasi 25 anni di storia della saga. È curioso osservare come Reisalin Stout – Ryza per gli amici – sia in qualche modo riuscita a riconfermarsi attrice principale nel primo sequel diretto della storia degli Atelier, benché il ridotto lasso di tempo intercorso fra i due giochi renda l’ipotesi tutt’al più romantica.

Sono trascorsi tre anni dalle avventure ambientate a Kurken Island, e i giovani protagonisti hanno intrapreso percorsi di vita differenti. Ryza è rimasta sola nell’isola, dove ha proseguito la sua carriera da alchimista diventandone anche insegnante; i suoi amici e compagni di avventura sono invece tutti emigrati inseguendo i propri sogni, o i propri doveri. Improvvisamente una lettera proveniente da Tao invita Ryza nella capitale del regno per investigare su alcune rovine che si trovano nei pressi della città. Approfittando del suo imminente viaggio verso la metropoli, i Brunnen affidano a Ryza il compito di ottenere informazioni su una strana pietra in loro possesso da generazioni, che di recente ha iniziato a emettere luce.

L’incipit è chiaramente solo la scintilla che inaugura un’avventura ben più estesa, tutta incentrata sulle diverse rovine che si trovano nella periferia di Ashra-am Baird, la capitale, oltre che sui classici sipari slice-of-life caratteristici della serie, che intendono esprimere la crescita personale e sociale dei personaggi. Giocare con un cast anagraficamente cresciuto permette di avere un’esperienza leggermente diversa dal solito, benché alcune scene risultino eccessivamente puerili per dei giovani adulti, cosicché l’esperienza complessiva risulta meno coerente rispetto ad altri episodi. A proposito: la storia di Atelier Ryza 2 è autoconclusiva, ma giocare il primo capitolo, sebbene non necessario, rimane sicuramente consigliato.

MIGLIORARE LA RICETTA

Atelier Ryza 2Ashra-am Baird e i suoi dintorni sono puro Atelier sotto steroidi. Al di là della missione principale, i compiti che Ryza si trova ad affrontare sono tradizionali per la serie: raccolta di materie prime, creazione di oggetti, missioni secondarie e missioni “da bacheca”, ossia le classiche richieste da parte della cittadinanza mirate a rimpinguare le tasche (ed in questo caso anche i punti abilità, ci arriverò fra poco) della protagonista. Ognuna di queste possibili operazioni è stata modificata rispetto al prequel, consentendo di porre rimedio alle criticità riscontrate.

Il ramo di abilità alchemiche, centro nevralgico di ogni Atelier che si rispetti, è stato oggetto del più radicale cambiamento: è scomparso il livello di alchimia. Il livello generale del personaggio ne prende parzialmente le veci, ma il sistema che gestisce ricette e potenziamenti è ora molto più libero, con uno schema che prevede punti abilità utili a sbloccare vari elementi di una scacchiera ad albero. Il sistema di crafting è invece quasi speculare a quanto apprezzato nel prequel e comprende la possibilità di sbloccare versioni potenziate delle ricette quando queste vengono realizzate soddisfacendo determinati requisiti. Nel complesso, il nuovo sistema conferisce maggiore libertà d’azione, e ha un potenziale incredibile per i veterani della serie, ma può altresì mettere in crisi i neofiti, specialmente per il fatto che molte delle abilità da sbloccare vengono spiegate solamente dopo essere state acquisite. Creare oggetti rimane in ogni caso un piacere, e farlo davvero bene significa “rompere” il gioco, in senso positivo.

La familiarità della fase esplorativa, con piccole aree open-world e corridoi, fa da contraltare all’unicità che contraddistingue ogni rovina, da esplorare ricostruendone la storia tramite una semplice raccolta di indizi e tramite crafting unici. Il design estetico fa da padrone rispetto ai virtuosismi tecnici, e tanto i paesaggi bucolici quanto le grigie tonalità di un mausoleo non sono mai buttati a caso. Certo, l’interazione ambientale è ai minimi termini, ma ogni area è ben sviluppata e sfugge a quella sensazione di generazione quasi casuale dei livelli che contraddistingue certi JRPG di basso budget. Rimanendo in tema di esplorazione, la raccolta risorse è stata leggermente semplificata e velocizzata, ponendo maggiore enfasi sulla qualità degli strumenti di raccolta e sulle abilità sbloccate, che influenzano in modo importante varietà e pregio delle materie prime. Cambiano anche le missioni generiche, che vedono l’introduzione di un sistema di “fama”: ogni missione viene presto legata ad una parte della cittadinanza (Studenti, Artigiani, Bambini etc.), e a mano a mano che la reputazione di Ryza aumenta, si possono ottenere missioni sempre più difficili, ricompense migliori e sconti nei negozi. Ma è nel sistema di combattimento che Ryza 2 eccelle rispetto al suo predecessore: lo schema a turni attivi è tanto simile quanto decisamente più rapido e funzionale, il ritmo più elevato, i tempi morti ridotti, e le concatenazioni fra le abilità dei personaggi più utili e spettacolari che mai. L’utilizzo degli oggetti in battaglia è sempre fondamentale e vario, e specialmente Ryza può sbizzarrirsi fra bombe elementali, cure e quant’altro, soprattutto considerando che gli oggetti non vengono consumati una volta utilizzati. Il sistema funziona globalmente così bene che risulta valido in senso assoluto, non in termini di Atelier, ed è più divertente di quanto proposto in diversi AAA. Certo non è del tutto esente da critiche: i combattimenti sono generalmente molto semplici, specialmente se – come anticipato – non si è tralasciato il crafting di armi, armature e oggetti. Come da tradizione i nemici sono visibili su mappa, e colpendoli è possibile ottenere dei vantaggi in combattimento. La loro varietà è buona, ma curiosamente per gran parte del gioco si affronta un solo tipo di nemico per volta, quello mostrato su mappa.

Atelier Ryza 2Se Ryza nei tre anni trascorsi dalla prima avventura non è cambiata molto, altrettanto non si può dire dei suoi compagni di avventura. Tao, Lent e Klaudia mostrano in modo decisamente più chiaro il loro percorso di crescita personale, e nei primi passi della storia vanno un po’ ad oscurare le qualità dei nuovi protagonisti, che emergono in pieno solo più proseguendo nella storia. Le storie personali, più che la storia principale, mettono in mostra aspirazioni, desideri, conflitti, difficoltà che ogni personaggio ha affrontato e sta affrontando. Fortunatamente ogni possibilità di interazione viene mostrata sulla mappa, e non serve una “guida strategica” per godere appieno di quanto Atelier Ryza 2 abbia da offrire.

Sul fronte tecnico purtroppo il compito è svolto solo a metà, pur mettendo in conto il budget limitato. I personaggi continuano a mostrare compenetrazioni poligonali e movimenti legnosi, e specie nelle cutscene si ha la sensazione di assistere ad uno spettacolo di marionette. Gli npc generici hanno davvero pochi modelli a disposizione (ma almeno i bambini non sono adulti col corpo rimpicciolito…). Quando piove è presente uno shader che dovrebbe simulare l’effetto bagnato sui vestiti, peccato che l’effetto sia presente solo nei protagonisti (e non tutti, forse…) creando quindi contrasto con tutti gli altri personaggi con cui si interagisce. Perla: se piove, i vestiti son bagnati, se c’è il sole i vestiti sono asciutti, anche uscendo da un lago.
La versione PC soffre anche di parecchio aliasing, di effetti di post-processing mal calibrati – il bloom è talmente forte che sembra essere stato testato solo nelle scene notturne – e di performance non pari alla qualità grafica espressa dal gioco. Note positive invece per quanto riguarda stabilità e opzioni grafiche, ancora ridotte ma decisamente in aumento rispetto a qualche anno fa. Da premiare il reparto audio, con una colonna sonora sempre presente e mai inopportuna, e il solito, curato doppiaggio in lingua giapponese. Presenti i DLC, e si tratta in gran parte di costumi. Prezzo del Season Pass? Folle.

giallo

Atelier Ryza 2: Lost Legends & the Secret Fairy mostra che la direzione intrapresa dalla serie funziona, e sono i dettagli a limitare un prodotto con ottime potenzialità. Più accessibile che in passato, con un ritmo migliore e forte di un sistema di crafting unico e di quel focus slice-of-life che manca in produzioni più grandi, la serie è pronta a fare il definitivo salto di qualità. Ora tocca a Gust.

Good

  • Affinamento del gameplay generale
  • Sistema di combattimento davvero valido

Bad

  • Animazioni
  • Talvolta confusionario per i meno esperti
  • Davvero facile
7.6

Luca 'LkMsWb' Balducci
Dai videogiochi al PC, dal PC ai videogiochi: il cerchio è terminato. Convinto PCistamassterrace, cede puntualmente al lato oscuro delle console ad ogni esclusiva degna di nota.