Flopponi spaziali

Roberto Di Letizia

I tie-in sono prodotti di intrattenimento tratti da altre opere rappresentate da media differenti e con le quali condividono contenuti e personaggi. Solitamente, i tie-in sono lavori rischiosi in quanto non sempre una storia o un mondo fittizio nati in un medium riescono a rendere allo stesso modo quando sono rappresentati da media con caratteristiche differenti. Uno dei primi videogiochi tie-in tratti da opere cinematografiche è stato proprio Star Wars: The Empire Strikes Back, uscito nel 1983, nel pieno dell’età dell’oro dei videogiochi arcade. Da allora le avventure delle guerre stellari si sono continuamente susseguite nei mondi virtuali con grandi successi come lo sparatutto in prima persona Star Wars: Dark Forces (1995) e i due episodi Star Wars: Battlefront usciti nel 2004 e 2005. Sarà riuscita la nuova fatica di DICE a farsi carico di questa importante eredità videoludica?

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DICE, non sono tuo padre

Il modo migliore per mettere fuori combattimento un nemico coriaceo.

Prima di ogni cosa, occorre osservare che, a differenza degli episodi precedenti, il nuovo Star Wars: Battlefront presenta un numero inferiore di contenuti: pianeti (4), mappe (12), veicoli (11), personaggi (5 razze), armi (11), fazioni (2) ed eroi (6). Inoltre, la software house svedese, nota sopratutto per la serie Battlefield, ha rinunciato anche ad inserire una campagna, quindi un qualsivoglia contenuto narrativo, discostandosi anche da questo punto di vista dai suoi illustri predecessori. Il giocatore può switchare dalla prospettiva in prima alla terza in qualsiasi momento del gioco, integrando così meccaniche FPS e TPS. Nel gioco troviamo solo quattro pianeti – le lande desertiche di Tatooine, i ghiacciai di Hoth, la luna boscosa di Endor e il piroclastico Sollust – ciascuno dei quali contiene quattro mappe, per un totale di 12, sebbene dall’8 dicembre se ne aggiungeranno altre quattro con il pianeta Jakku presente nel nuovo DLC. Le modalità giocabili in singolo, in coop online o con split-screen, sono solamente due: sopravvivenza (dove si deve sopravvivere ad undici ondate) e battaglie (contro l’AI o un altro giocatore, in cui vince chi raccoglie 40 monete lasciate dai nemici morti). Ben più varia è l’offerta multiplayer, con 9 modalità tra i quali ricordiamo Supremazia, Zona di lancio, Squadroni di caccia, Corsa ai Droidi, caccia all’Eroe, Eroi contro malvagi.

Ma a volte non basta.

Come detto, le mappe sono solo 12. Il game level design appare molto semplice, sciatto, povero, ai limiti della mediocrità, se si escludono le quattro mappe estese (una per pianeta), inglobanti le altre, e dove hanno luogo le battaglie campali di Supremazia. Quest’ultima modalità è certamente il punto di forza di Battlefront di DICE, non a caso un gioco sviluppato prettamente per il multiplayer. Fino a 40 giocatori si affrontano in scontri epici e nei quali si possono utilizzare diversi veicoli sia terrestri, come i camminatori AT-T, le speeder bike, che volanti, tra i quali troviamo gli Snowspeeder, X-Wing e i Tie-Fighter. Le grandi mappe possono essere percepite sia dall’alto, dalla prospettiva dei piloti, che dal basso, da quella della fanteria o dei veicoli motorizzati. Certamente, valgono una menzione altre due modalità: gli Squadroni di caccia e la Caccia all’eroe. Nella prima, i giocatori si scontrano nei cieli in gigantesche battaglie aeree, nella quale può fare la sua comparsa il Millenium Falcon del capitano Han Solo. La simulazione aerea, dalla spiccata impronta arcade, risulta essere particolarmente coinvolgente, soprattutto in prima persona, con un taglio evidentemente cinematografico, e certamente rappresenta una delle cose migliori del gioco. La seconda modalità, invece, consiste in un eroe (come anticipato ce ne sono solo sei: Darth Vader, Luke Skywalker, Boba Fett, l’imperatore Palpatine, Han Solo e Leila), impersonato da un singolo giocatore, che deve sopravvivere alla caccia di una squadra formata da altre persone in carne e ossa. Si tratta di uno spunto nuovo e interessante che vale la pena di provare e riprovare.

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Che la noia sia con te

Purtroppo, tutte le modalità multiplayer, per non parlare del singolo, risultano essere velocemente noiose e ripetitive. Anche il punto di forza, Supremazia, sebbene riesca a coinvolgere inizialmente dando l’impressione al giocatore di partecipare ad uno scontro epocale tra i Ribelli e la Repubblica, in realtà presenta delle meccaniche non convincenti in quanto non premiano le abilità dei giocatori. Le battaglie, infatti, sono caotiche, disordinate, prive di una qualsiasi strategia. Spesso ci si ritrova a vagare in lungo e in largo per la mappa nel tentativo di liberare o occupare un avamposto, mentre i proiettili arrivano ovunque e le morti casuali non sono l’eccezione, bensì la regola. La ripetitività, pertanto, è uno dei limiti incolmabili di questa edizione di Battlefront. Essa viene accentuata anche dai sistemi di abilità/equipaggiamento, di esperienza e di personalizzazione inseriti nel gioco. Il giocatore raccoglie punti esperienza a seconda dei nemici uccisi e degli obiettivi raggiunti nelle modalità multiplayer, mentre in singolo può acquisire solo dei crediti. Le armi, solo 11, e le abilità/equipaggiamento (in tutto 24) possono essere sbloccate solo aumentando il proprio rango (livello esperienza). Il giocatore non viene premiato nel gioco, ma da un sistema esterno nel quale si può visualizzare già tutto ciò che è acquistabile o sbloccabile. A ciò va aggiunto il ridicolo sistema di personalizzazione in cui, mediate i crediti, si può acquistare un nuovo volto, maschile o femminile, per il proprio sturmtrooper o ribelle. La fisionomia selezionata è identica indipendentemente dalla fazione che si decide di difendere, inoltre non ci sono abilità connaturate alle specie: ciò rende la personalizzazione superflua, puramente estetica, ma anche totalmente anonima.

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Questi sistemi sono più adatti ad un qualsiasi sparatutto uscito per dispositivo mobile, piuttosto che per un gioco con le pretese di essere una grande produzione. Le suddette meccaniche si ritrovano facilmente sparse nel campo mobile e c’è da chiedersi che cosa aggiungerebbe alla nostra esperienza il prodotto della DICE se non avesse sfruttato il marchio di Star Wars. Alcuni giochi che includono evidentemente meccaniche ripetitive, si pensi a Destiny o a Diablo III (sebbene generi diversi rispetto a Battlefront), hanno ovviato a questo problema installando un sistema di esperienza in game in cui ogni singola battaglia ha un preciso senso dato dall’aumento dei punti exp e dalla possibilità di trovare oggetti, armature o armi, rari e potenti. Al contrario, qui tutte le partite non presentano quella tensione verso il miglioramento così come un qualsiasi senso di scoperta e novità.

Particolarmente limitante è anche la scelta di inserire delle modalità “a modulo” ciascuna sconnessa dall’altra, incapsulata e fine a se stessa. Forse un mondo condiviso, su cui ha puntato, ad esempio, Bungie, avrebbe insinuato nella mia mente l’idea di essere nel mondo di Star Wars, piuttosto che di giocare a modalità che hanno come scenario ambientazioni simili a quelle dei film.

Star Wars senza storia, guscio vuoto è

Inspiegabile è l’assenza di mappe che permettano gli scontri aerei nello spazio, come ad esempio la battaglia contro la Morte Nera. Dico “inspiegabile” perché proprio questi scenari rappresentano il climax anche dei film di cui, evidentemente, Battlefront risulta essere imperdonabilmente menomato. Non sappiamo se in futuro verranno aggiunte di questo tipo, ma già il fatto che dobbiamo attendere un ipotetico DLC che arricchisca i contenuti delle mappe è indice della pochezza del titolo pubblicato da EA. Ho letto giudizi entusiasti riguardo, invece, l’aspetto grafico-estetico. Obiettivamente penso che questi giudizi possano essere espressi da chi ha provato Battlefront su un PC, perché la versione PS4 (900p), e suppongo anche, se non peggio, quella Xbox One (720p), non ha nulla di importante in questo senso, con l’effetto aliasing che non fan apprezzare assolutamente gli scenari, ma che ne peggiorano fastidiosamente la qualità. Sotto la scocca c’è il motore grafico Frostbite 3, che verrà impiegato anche per il nuovo capitolo di Mass Effect e che fece un egregio lavoro in Dragon Age: Inquisition. Probabilmente questo pesante downgrade su console, operato dagli svedesi, è dovuto all’obiettivo di mantenere 60 fps solidi, cosa che effettivamente gli riesce benissimo.

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Sciagurata è stata anche l’idea di non sviluppare alcun tipo di campagna, e quindi di contenuto narrativo, nel videogioco. Chiaramente, DICE ha voluto puntare totalmente sul multiplayer, aggiungendo le due insignificanti modalità in singolo, nelle quali i nemici presentano un’AI a dir poco semplice e povera. Si potrebbe dire che la storia, in giochi nati da questi concept, potrebbe essere del tutto irrilevante, sebbene persino i Battlefield ne presentino una. Ma il punto è che anche si vuole scommettere tutta la propria posta sulla modalità multigiocatore ti devi assicurare che ciò non renda il gioco troppo ripetitivo, soprattutto a breve termine. Una strategia per ovviare a questo problema è fornire al giocatore tutti gli strumenti per creare una propria storia, non progettata bensì emergente, dandogli un mondo di gioco condivido, persistente, coerente, con una propria storia, e la possibilità di personalizzare, non solo esteticamente, ma anche funzionalmente il proprio personaggio. Ed è un peccato perché l’universo narrativo di Star Wars è ricchissimo e si sarebbe prestato molto bene ad un’operazione di questo genere.

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Storytelling transmediale, dove sei?

DICE ha sostenuto che durante il processo di ideazione e sviluppo avevano come obiettivo primario la costruzione di un gioco così come desiderato da ogni fan della saga di George Lucas. C’è da chiedersi, pertanto, se questa missione sia stata compiuta dal loro prodotto. La mia risposta è chiaramente no. Ciò che un fan cerca non è solamente l’aspetto bellico di Guerre Stellari, ma soprattutto la possibilità di vivere, rivivere e fare esperienze ricche, sia nuove che già visionate nei film, di quell’universo fittizio, in altre parole l’opportunità di seguire o creare delle storie in quel mondo. Privare di qualsiasi proprietà narrativa il mondo di Star Wars significa privare questo mondo di ciò che lo ha reso unico e amato. In breve, significa produrre un guscio vuoto, privo di anima e non rispettare non solo i giocatori, a causa delle meccaniche analizzate in precedenza, ma anche e soprattutto i fan della serie. Come detto, creare una grande storia non era poi necessario al conseguimento di un obiettivo di questo genere, ma sarebbe stato sufficiente dare la possibilità di muoversi liberamente in un mondo di gioco condivido e persistente,  creare e curare un proprio personaggio che cambia in relazione all’esperienza di gioco, potenziandosi e raccogliendo oggetti unici. In questo modo il giocatore sarebbe indotto a creare una propria storia nel mondo che lui ama di più. La risposta ai fan non è quella data dal prodotto di DICE, in cui si è catapultati come personaggi anonimi in un mondo anonimo con le sembianze di Star Wars, ma ciò che Henry Jerkins chiama storytelling transmediale, ovvero la possibilità di fare esperienza di una storia o differenti storie che hanno luogo in un unico e coerente universo fittizio attraverso media diversi, ciascuno con le proprie caratteristiche. In altre parole, l’impossibilità di esplorare o di muoversi liberamente in un mondo di gioco globale, l’assenza di storie e contenuti, rende Battlefront un gioco ormai obsoleto o, se si vuole, più adatto al settore mobile, e poco rispettoso nei confronti dei fan nella misura in cui sfrutta, senza aggiungere nulla, l’universo di Star Wars. Al contrario, il prodotto di DICE rimane ancorato ad un concept del tie-in, il quale poteva andare bene forse nel 2005, e dico “forse” in quanto sarebbe risultato anche allora povero di contenuti come confermato dall’impietoso paragone con i suoi predecessori.

Star Wars Battlefront coverStar Wars: Battlefront

Sviluppatore: DICE
Publisher: EA
Genere: Shooter Online
Disponibile: Digital + Retail
PEGI: 16+
Lingua: Italiano
Versione testata: PS4
Sito ufficiale

Contenuti

  • Coinvolgimento
  • Narrazione
  • Interazione
  • Linearità
  • Condivisione

Star Wars: Battlefront presenta meccaniche stantie, ripetitive. Il piacere iniziale delle grandi battaglie lascia velocemente ad un gameplay piatto, noioso e ripetitivo, qualità negative che non vengono affrontate e limitate con un sistema di abilità, personalizzazione e di esperienza adatte più ad un gioco su mobile o al massimo alla componente multiplayer di un videogioco che punta tutta sulla campagna o la storia principale. La povertà dei contenuti della meccaniche si estende non solo ai contenuti di gioco, come le poche mappe, armi o le sole due fazioni, ma anche all’assoluta assenza dello storytelling di cui un gioco su Star Wars, cioè che cerca di rappresentare eventi che hanno luogo in quell’universo fittizio, avrebbe sempre bisogno.

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Good

  • Partecipare alle grandi battaglie campali
  • Scontri aerei coinvolgenti

Bad

  • Meccaniche ripetitive e noiose
  • Totale assenza di contenuti narrativi
  • Poche mappe, molte semplici e povere
  • Manca totalmente il senso di avventura e scoperta
5

Roberto Di Letizia
Ha mosso i primi passi con il Commodore 64. Ha un'insana tendenza a scovare tutto ciò che di filosofico, estetico ed etico si insinua nel medium videoludico. Sogna un giorno di scrivere un trattato dal titolo "Trattato logico-filosofico sui Polli di gomma con la carrucola in mezzo".
  • Devo ancora provarlo e da fan di Guerre Stellari ero già rimasto sconcertato dalla beta. Si notava quello che hai spiegato tu Roberto, ovvero l’assoluta piattezza del gioco rispetto all’Universo creato da Lucas. Il tipico “specchietto per le allodole”, a ridosso del lancio del nuovo film. Anche la EA ha ammesso di aver creato una mezza bufala!

  • Ho giocato qualche ora finalmente a BF e posso dire che se non fosse marchiato Star Wars, gli concederei il fatto di essere un massiccio FPS multiplayer. Così si tratta solo dello sfruttamento del mondo creato da Lucas per rifilarci l’ennesima fotocopia di fotocopia.