Ruina: Fairy Tale of the Forgotten Ruins – Dai meandri del Giappone riemerge un gioco di alta qualità

Ruina: Fairy Tale of the Forgotten Ruins – Dai meandri del Giappone riemerge un gioco di alta qualità

Chi scrive queste righe vanta un personalissimo (e abbastanza profondo) rapporto con i vari RPG Maker, serie di tool di game-making “user friendly” ormai storica dapprima in mano a ASCII-Enterbrain e ora a Kadokawa Corporation. Ruina: Fairy Tale of the Forgotten Ruins - Dai meandri del Giappone riemerge un gioco di alta qualitàDa sviluppatore di videogiochi indipendente che ha iniziato la sua carriera proprio grazie ad RPG Maker (versione MV) posso affermare di conservare un enorme debito di gratitudine verso questo tool. La stessa cosa – ne sono sicuro – vale per i creatori del celebre To The Moon, l’esempio per eccellenza quando si parla di titoli di successo sviluppati con questo strumento.

Con un percorso ininterrotto, RPG Maker ha attraversato molte epoche videoludiche: le sue radici risalgono addirittura al 1988, quando venne prodotto il tool targato ASCII, utilizzato però solo internamente al team di sviluppo. Nel 1992 venne rilasciata la prima versione “ufficiale” per il pubblico esterno, RPG Tsukuru Dante 98, chiamata in questo modo per richiamare il gaming computer NEC PC-9801 sul quale la versione girava inizialmente.

Da quel tempo, il tool ha fatto molta strada e per un certo periodo è diventato quasi sinonimo di “sviluppo indipendente”, almeno fino all’avvento di strumenti più potenti come gli odierni Unity, Unreal e Game Maker. Da qualche anno RPG Maker è stato relegato allo status di “tool per dilettanti” o comunque – spesso ingiustamente – considerato come uno strumento di bassa qualità, adatto a progetti di scarso valore. Inutile dire che, come spesso accade, simili opinioni sono fondate unicamente su quanto è possibile trovare all’interno del nostro “orticello occidentale”. In Giappone, terra d’origine del tool, la possibilità di ottenere successo grazie a titoli indipendenti realizzati con RPG Maker è più che concreta, com’è dimostrato da giochi come Yume Nikki, Corpse Party e The Witch’s House – tutti prodotti noti anche da noi. A causa dell’assenza di traduzione inglese, poi, l’Occidente è rimasto all’oscuro di creazioni non meno meritevoli e certo non meno famose, quali Ruina: Fairy Tale of the Forgotten Ruins – a cui vorrei dedicare questo articolo.

Ruina: Fairy Tale of the Forgotten Ruins - Dai meandri del Giappone riemerge un gioco di alta qualità

Un successo trascinante che ha portato alla creazione di una serie di romanzi ispirati al mondo di Ruina.

Cos’ha di tanto particolare questo Ruina: Fairy Tale of the Forgotten Ruins? In primo luogo si tratta di un titolo che ha ottenuto ampio plauso e consenso nella Terra del Sol Levante, creato nel 2008 dallo sviluppatore indipendente Shoukichi Karekusa e realizzato su RPG Maker 2000, versione abbastanza “old” del tool ma considerata ancora oggi una delle migliori. Già vincitore di alcuni importanti premi in Giappone, Ruina è un gioco assai peculiare per il mercato di riferimento, un mix sapientemente concepito di elementi occidentali ed elementi orientali che convivono all’interno dello stesso universo. A ben vedere, lo sviluppatore sembra aver inteso donare un feeling tipicamente giapponese ad una struttura ludica chiaramente ispirata ai più classici giochi di ruolo occidentali degli anni ’80 e ’90 – viene in mente, tra tutti, Darklands. Ruina racconta la storia del ducato di Kness, minacciato da una misteriosa “calamità” che stende la sua ombra malefica su tutti gli abitanti. Nei panni di un personaggio creato a scelta tra alcuni pre-costruiti, il giocatore è chiamato esplorare zone selvagge, caverne e città nel tentativo di scoprire il mistero.

Cosa rende Ruina così apprezzabile? In primo luogo l’idea alla base di tutto, concepita probabilmente per aggirare le limitazioni tecniche/di movimento che RPG Maker si porta appresso da anni. Niente party di personaggi su schermo, niente sprite animati meccanicamente in 3 frame: l’unico strumento di esplorazione è il cursore, che si sposta su schermate fisse. Interagendo con specifici punti attivi è possibile spostarsi su mappa, avviare dialoghi o intraprendere scontri con i nemici.

Il secondo punto forte della produzione targata Shokuichi Karekusa è senza dubbio la direzione artistica. Archiviati immediatamente i tileset classici di RPG Maker (nonostante quelli di default presenti sulla versione 2000 fossero decisamente apprezzabili), lo sviluppatore ha optato per ambientazioni e nemici disegnati a mano. Un lavoro di gran classe che, soprattutto in una fase di “retrogaming di ritorno” come la nostra, è sicuramente in grado di farsi apprezzare da molti giocatori.

Finalmente, da poche settimane è stata messa a disposizione una traduzione inglese, distribuita con il consenso dello sviluppatore originale – è bene precisarlo. Si tratta di un’ottima occasione per provare con mano un prodotto certo figlio d’altri tempi ma certamente unico nel suo genere. Se avete voglia di un’esperienza diversa dal solito, Ruina: Fairy Tale of the Forgotten Ruins è ora liberamente scaricabile: sarebbe un vero peccato lasciarlo sparire di nuovo nell’ombra.

Simone "Simon Belmont" Granata
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta