Assassin’s Creed Valhalla è proprio quello che ti aspetti

Assassin's Creed Valhalla GeekGamer

Dopo svariati mesi di trailer e anticipazioni, alla prova concreta Assassin’s Creed Valhalla si comporta esattamente come ci si poteva attendere, né più, né meno. Dipende ora dalle singole aspettative di ciascuno decidere se si tratta di una notizia positiva o negativa.

Una volta diradate le dense nebbie della promozione commerciale ad alto budget – per intenderci, quella che ad ogni nuova uscita ti presenta il tripla A di turno come fosse una rivoluzione copernicana dell’industria tutta – nella prima ventina di ore di gioco ciò che emerge è un light-RPG d’azione manierato ma competente pensato per un pubblico ampio e dai gusti popolari. Se la pubblicizzata reintroduzione della lama da polso aveva incoraggiato i vecchi fan ad aspettarsi un ritorno all’epoca d’oro della serie, quella degli Ezi Auditori e delle grandi città rinascimentali, il disappunto potrebbe essere dietro l’angolo. Da purissimo prodotto intergenerazionale qual è, Assassin’s Creed Valhalla è infatti costruito quasi per intero sull’impalcatura di Origins e Odyssey, dei quali eredita la struttura da open-world diluito ai limiti del sandbox nonché quasi tutte le meccaniche principali. Il motore grafico è ben collaudato e gli ingranaggi ludici sono più che lubrificati, sicché se da un lato non ci si può davvero attendere alcuna novità rilevante, dall’altro va ammesso che molti dei difetti dei capitoli precedenti sono stati compresi e smussati ove si poteva. Valhalla può contare del resto su un’ambientazione più rustica ed eccitante dell’Egitto ellenistico o della Grecia antica, e la maggiore varietà e verticalità degli spazi percorribili giovano al risultato complessivo.

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Certi dialoghi sono davvero inverosimili…

Certo, la saga vichinga di Eivor ha pochissimo di nuovo da raccontare a chi ha già masticato e digerito la non trascurabile mole di produzioni pop a sfondo norreno che l’industria culturale ci propina da anni in ogni salsa. E a ben vedere la principale delusione è costituita, al momento, proprio dalla qualità generale della scrittura: i colpi di scena e i toni solenni non bastano a nascondere il fatto che sì, stiamo interpretando l’ennesimo protagonista in cerca di vendetta a cui hanno trucidato la famiglia da piccolo (seriamente, non si poteva inventare niente di diverso?) e che sì, affezionarsi realmente a tale protagonista è dannatamente difficile. Eivor pare progettato/a in tutto e per tutto per sembrare una quintessenziale Mary Sue in salsa scandinava, ancora più estrema della pur molto estrema Cassandra di Odyssey: perfetto/a in ogni ambito, combatte magnificamente, conosce qualsiasi cosa e si esprime con l’eloquenza impeccabile di un retore antico. Praticamente una sigla di Cristina D’Avena. Non aiuta del resto il tenore dei dialoghi, che se da un lato stanno sempre ben attenti a non eccedere i limiti di un registro da collegiali altoborghesi – stando a Valhalla, i guerrieri nordici dovevano imprecare con molta educazione e parlavano di sesso solo attraverso soffici metafore – dall’altro prevedono che i personaggi se ne stiano costantemente a raccontarsi tra loro i miti del pantheon nordico, giusto per far sì che il giocatore sia sempre ben informato su dove ci si trova.

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Sul piano estetico, poco da dire: le ambientazioni funzionano alla grande

Se si tralascia un contenuto narrativo ben lontano dal dirsi rilevante, Assassin’s Creed Valhalla ha da offrire un’esperienza ludica comunque robusta, che dà il meglio di sé nell’interazione ambientale e nelle azioni di combattimento. Pur nell’assenza di strutture urbane che giustifichino la presenza del parkour, la Norvegia delle prime ore di gioco e l’Inghilterra dei capitoli centrali garantiscono molte occasioni di interesse, non solo dal punto di vista meramente estetico.

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Rispetto a Origins e Odyssey, salutiamo con piacere una più spiccata verticalità delle ambientazioni

Oltre che visivamente spettacolari, gli spazi percorsi da Eivor sono ben progettati sul piano della fisica e restituiscono una vivida sensazione “tattile”, differenziata a seconda del terreno e delle superfici. Si tratta di un aspetto centrale di una IP che fa del moto perpetuo il suo storico cavallo di battaglia, ed è bello notare i progressi di Ubisoft su questo fronte rispetto alle prove non molto brillanti di Origins e Odyssey. La componente bellica si affida ai soliti gruppi di minion un po’ scemi e ad alcuni boss in media più divertenti, ma risulta comunque sufficientemente variata per consentire approcci diversificati. Sempre rispetto ai capitoli precedenti, un punto a favore di Assassin’s Creed Valhalla è il suo voler incoraggiare molto di più l’azione furtiva e l’uccisione silenziosa, per le quali gli ambienti di gioco propongono diverse piattaforme interessanti e spesso non banali. Siamo più dalle parti di Shadow of Mordor che di Assassin’s Creed 2, ma ci si può accontentare.

Insomma, una volta che lo si prende per quello che è, vale a dire un classico action-RPG adolescenziale, popolaresco e bombardone basato su grandi aree da attraversare, grandi quantità di roba da collezionare e quest secondarie copiaincolla, Assassin’s Creed Valhalla pare al momento un convincente rappresentante del suo genere, e di sicuro il migliore e il più compatto tra le moderne incarnazioni della serie. Resta da capire se “quello che è” incontra i vostri gusti e le vostre aspettative. Ne parleremo magari più avanti, nella recensione completa.

Ringraziamo il publisher per averci fornito una copia review

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Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.