Perché giocare a The Witcher: Farewell of the White Wolf?

The Witcher: Farewell of the White Wolf

Già, perché giocare a The Witcher: Farewell to the White Wolf? Stiamo pur sempre parlando di una mod amatoriale per The Witcher 2, faticosamente sviluppata dai polacchi Konrad Chlasta, Kamil Leniart e Patryk Adamkiewicz e pubblicata su nexusmods per il download gratuito. Una mod che ha tutta l’aria di riservare sorprese sgradite a buona parte del pubblico, al punto che si potrebbe persino cominciare questo articolo riportando le motivazioni per le quali forse preferireste non giocarla.

The Witcher Farewell of the White Wolf

Una lodevole ricostruzione di Kaer Morhen prodotta con l’engine di The Witcher 2. I lettori dei romanzi riconosceranno anche la citazione in alto a destra…

Innanzitutto, perché si tratta di un apocrifo, e per di più un apocrifo incentrato su un evento post-game che sarebbe di per sé difficilissimo da affrontare anche per la penna più esperta: il matrimonio di Geralt di Rivia e Yennefer di Vengerberg. Chiunque abbia una minima dimestichezza con il mondo di The Witcher e i due soggetti in questione – e se non l’avete è anche inutile proseguire con la lettura – può comprendere perfettamente come i rischi di un’operazione del genere siano elevatissimi – e no, non sono stati tutti evitati. Il tema dell’amore romantico nella saga di The Witcher è in assoluto il più arduo da trattare per il semplice fatto che nessuno dei personaggi principali dimostra mai di credere sul serio alla possibilità che si riesca trovare una ragione di vita in esso. La disillusione che permea l’universo dello strigo è tale da rendere l’amore una forza che si subisce proprio malgrado e dalla quale al massimo si può tentare di fuggire, non sempre con successo. Si capisce bene, dunque, come la messa in scena di uno sposalizio tradizionale per due concentrati di pessimismo panico come Geralt e Yennefer risulti, nelle premesse, quanto di più inverosimile si possa concepire, tanto che lo stesso autore della saga letteraria, Andrzej Sapkowski, si è limitato a immaginarne lo svolgimento in un racconto satirico e non canonico che potete leggere qui in traduzione inglese.

The Witcher Farewell of the White Wolf

L’addio al celibato di Geralt è decisamente popoloso…

Gli autori di Farewell of the White Wolf ci credono davvero, a questa possibilità, e tentano ogni espediente per farla funzionare. I risultati, da un punto di vista diegetico, somigliano molto a quelli di una fiction prodotta da fan sin troppo entusiasti. Sfruttando la decadente fortezza di Kaer Morhen come cornice, si approfitta per mettere insieme praticamente tutti i personaggi principali dei tre videogiochi e dei libri, in una specie di rave che spesso conduce a risultati tanto sbilenchi quanto, metanarrativamente parlando, esilaranti. Chlasta, Leniart e Adamkiewicz amano così tanto il colorito cast di The Witcher da immaginare un convivio capace di far sedere allo stesso tavolo i nemici più agguerriti e si impegnano in ogni modo per escogitare improbabili combinazioni romantiche tra i vari ospiti – quello sì, in pieno spirito fanfiction. Su questo fronte, occorre farsi un esame di coscienza: se annoverate voi stessi tra i puristi più integrali della saga dello strigo, se siete tra coloro che hanno riempito il web di altissime grida proto-martiriali per lo “scandalo” della serie Netflix, quanto mostrato in questa mod non vi piacerà.

The Witcher Farewell of the White Wolf

In alcuni momenti l’effetto “reunion dei Bee Hive” pare inevitabile. NB: la tipa con i capelli verdi a sinistra NON è un errore…

Ci sarebbe poi una questione più specificatamente ludica, e su quell’aspetto bisogna purtroppo chiudere più di un occhio. Farewell of the White Wolf assomiglia più a un’avventura testuale che a un GDR, tanto che conviene direttamente impostare la difficoltà al minimo per non perdere troppo tempo con i (pochi) combattimenti da affrontare. Come da tradizione fanfiction, il ritmo complessivo è frammentario e la narrazione risulta poco coesa, essendo composta da brevi scenette molto dialogate intervallate da quest esplorative assai semplici, troppi siparietti e troppi flashback, molti dei quali si potevano tranquillamente evitare, non fosse altro per questioni di registro.

The Witcher Farewell of the White Wolf

La ricostruzione di Camelot è davvero impressionante

Ma allora, perché giocare a questa mod, se è davvero così piena di difetti? Semplice: perché nella sua pomposità pirotecnica ed evidentemente dilettantesca, Farewell of the White Wolf è l’omaggio emotivo più autentico alla saga originale che si potesse mai concepire. Lo è, innanzitutto, per lo sforzo epico con il quale gli autori si sono impegnati a piegare fino allo sfinimento l’invecchiato motore grafico del secondo capitolo della serie allo scopo di plasmare i diversi personaggi e mondi di The Witcher, compresi quelli che non si erano mai visti prima. E se è vero che sul piano dell’interazione c’è davvero molto poco da fare, l’idea di poter attraversare in lungo e in largo la vallata di Kaer Morhen coperta di neve o di poter ammirare per la prima volta in game quella Camelot che Ciri conosce bene (da La Signora del Lago) lascerà difficilmente indifferenti gli appassionati. La costruzione degli ambienti raggiunge spesso livelli professionali e incoraggia l’esplorazione libera, nella maggioranza dei casi inutile ai fini della trama ma comunque molto piacevole, anche grazie all’impiego autorizzato di brani tratti dalle colonne sonore ufficiali.

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La quest dedicata a Eskel è tra i momenti migliori di Farewell of the White Wolf

A sorprendere in positivo, comunque, è il tenore di alcuni dei contenuti, che riescono a non lasciarsi schiacciare dagli squilibri e dall’evidente disarticolazione generale del progetto. Come ogni apocrifo che si rispetti, anche Farewell of the White Wolf ha come scopo quello di colmare le lacune narrative del materiale canonico e venire incontro alle domande che un po’ tutti i lettori e i videogiocatori si sono posti almeno una volta: cosa hanno fatto gli altri witcher di Kaer Morhen mentre Geralt era a Vizima durante il primo gioco? Cosa è accaduto a Geralt durante la sua cavalcata con la Caccia Selvaggia? Come si è salvata Yennefer dopo quell’incontro? Perché non si sono mai visti witcher della Scuola dell’Orso?

The Witcher Farewell of the White Wolf

A Ciri, neo-witcher in prova, spetta la quest più inquietante della mod

Se le risposte a queste domande, pur restando nell’ottica del relativamente plausibile, potranno sorprendere molti tra i fedelissimi della saga, l’espediente ludico escogitato dagli sviluppatori è davvero interessante. In diverse occasioni, infatti, Farewell of the White Wolf ci costringe ad abbandonare i panni di Geralt per rivestire quelli, inediti, dei suoi maggiori comprimari, in una specie di antologia a scatole cinesi (genere Le Mille e una Notte, per intenderci) che vede come protagonisti soggetti del calibro di Dandelion, Ciri, Eskel o Letho. Di là dalla bontà dell’idea, va elogiata in molti casi anche la scrittura, fedele nei toni alle creazioni di Sapkowski e CD Projekt, e talora nella qualità. È il caso in particolare della quest di Eskel che lo vede affrontare suo malgrado una delle più affascinanti trovate della saga originale (chi mi conosce sa di chi parlo); e di quella della neo-witcher Ciri, che ricorda da vicino alcune belle invenzioni atmosferiche viste in Blood and Wine. In certi passaggi, viene quasi da domandarsi se non sia davvero possibile immaginare un ipotetico The Witcher 4 progettato in questo modo.

The Witcher Farewell of the White Wolf

Come sarebbe un The Witcher 4 con Letho come personaggio giocabile?

Come si è detto sopra, Farewell of the White Wolf è ben lontano dall’essere un prodotto perfetto, giacché reca nella sua polpa tutti i difetti tipici di personalità creatrici traboccanti di entusiasmo ma prive di esercitato mestiere. Eppure sarebbe davvero un peccato non concedergli almeno una possibilità, anche solo per rendersi nuovamente conto dell’enorme forza del materiale primigenio, indirettamente capace di tenere a galla (e qualche volta condurre a meta) un progetto amatoriale di tal schiatta. D’altra parte, se quella che resta tutto sommato una fanfiction riesce a farvi risuonare in testa tutte le voci dei personaggi originali, qualcosa di meritevole lo avrà, nevvero?

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.