Ho provato il Final Fantasy cinese: Xuan-Yuan Sword VII

Xuan-Yuan Sword

Caratteristiche della serie sono le belle cover in stile acquerellato (qui un esempio dal quarto episodio)

Chiaramente il titolo dell’articolo è un maldestro tentativo di fare del clickbait come i content creator di successo, ma la sostanza non è poi così lontana dal vero: la saga RPG di Xuan-Yuan Sword, ben poco nota in Occidente al di fuori di una ristretta cerchia di appassionati, può essere a ragione paragonata a una Final Fantasy in lingua cinese.

Grazie a una longevità ormai trentennale (il primo capitolo risale al lontano 1990), a sei giochi ufficiali e altrettante espansioni standalone, a uno spinoff e a una serie televisiva di 58 episodi, Xuan-Yuan Sword costituisce infatti una realtà molto consolidata in Cina – che ne rappresenta il mercato di riferimento privilegiato, seppure i videogiochi siano effettivamente sviluppati da Softstar Entertainment, con base a Taipei.

La serie Xuan-Yuan Sword si compone essenzialmente di giochi in stile JRPG ispirati alla storia e alla mitologia cinese – Xuan-Yuan, o “Imperatore Giallo” è infatti è il nome del primo, leggendario sovrano della Cina. Che si tratti di prodotti destinati esclusivamente al mercato interno è del resto evidente dalla complessità del corpus di tradizioni che fa da sfondo alle vicende narrate, una complessità che dà per scontate parecchie nozioni indispensabili.

Non sorprende dunque che il successo della serie al di fuori del pur sterminato territorio nazionale sia stato decisamente ridotto. Quasi tutti capitoli non hanno mai goduto di una versione ufficiale in lingue occidentali e risultano difficilmente rintracciabili se non illegalmente, o per mezzo di copie da collezione.

Xuan-Yuan Sword

Xuan-Yuan Sword: The Gate of Firmament

Un elegante gaiden del sesto episodio, Xuan-Yuan Sword: The Gate of Firmament (2015, per PC, PS4 e Xbox One), è stato il primo titolo della saga ad aver beneficiato di una vera e propria traduzione in inglese; nonostante alcune idee di gameplay interessanti, l’adattamento a dir poco approssimativo – quando non del tutto incomprensibile – non ha giovato troppo alla sua fama. In breve, l’unico modo per ricavare una panoramica completa della serie in tutte le sue incarnazioni è quello di conoscere molto bene il cinese o, in alternativa, accontentarsi delle poche informazioni disponibili in inglese.

Con l’imminente settimo titolo della serie, Xuan-Yuan Sword VII, la cui uscita è prevista per il prossimo 29 ottobre su PC e per il 10 dicembre su PS4, Softstar Entertainment sembrerebbe però voler puntare a mete più ambiziose. Del gioco è stata pubblicata pochi giorni fa una demo gratuita scaricabile da Steam che consente di assistere all’incipit della trama, di esplorare alcune delle mappe iniziali e di combattere contro un miniboss. Ho approfittato dunque di un weekend non particolarmente luminoso per dare uno sguardo complessivo e, in termini generali, posso dire di essere rimasto soddisfatto.

Si tratta di un annunciato capolavoro? Proprio no. E non ci arriva nemmeno troppo vicino, almeno a giudicare da questa demo. Le avventure dello spadaccino solitario Taishi Zhao e di sua sorella Xiang si muovono, almeno in apparenza, su strade che suonano davvero molto battute persino per coloro (quorum ego) che non possono definirsi proprio degli aficionados del genere JRPG. Sul piano tecnico-grafico siamo dalle parti della tarda PS3 e anche certi espedienti di gameplay (tipo i QTE) fuoriescono da un’epoca della storia del videoludo fortunatamente già morta, sepolta e dimenticata.

Xuan-Yuan Sword

Le ambientazioni sono sicuramente affascinanti

Si tratta di una demo da consigliarsi? Assolutamente sì, e in parte anche (o soprattutto?) per i suoi difetti. Con le sue interazioni bizzarre, le sue lunghissime cutscene cariche di dramma e il suo esotico sistema di controllo (ebbene sì, il tasto B è quello dell’azione…), agli occhi di noi incolti occidentali Xuan-Yuan Sword VII pare provenire da una sorta di dimensione alternativa, particolarmente benvenuta in un momento storico in cui la next gen sembra aver ancora molto poco di next e in cui dobbiamo aspettarci dosi massicce della consueta slavina beige di open world tutti identici. Osserviamo, giusto per fare un esempio, un recente video-gameplay di un Assassin’s Creed Valhalla qualsiasi e cerchiamo di essere onesti: c’è davvero bisogno di giocare nuovamente a una roba simile?

In questo contesto, la demo di Xuan-Yuan Sword VII, se non altro, assume un interessante valore didattico: ci mostra infatti che è ancora possibile immaginare universi non necessariamente concepiti per genuflettersi di fronte ai suscettibilissimi focus group statunitensi. I personaggi rispondono a stereotipi e meccanismi tipici di un’industria culturale “altra”, dotata di una propria tradizione che non deve suonarci per forza familiare: raccontano le proprie fiabe e cantano le proprie canzoni in cinese, invece che nell’inglese del Midwest. Senza contare che, dopo l’eclatante successo di Genshin Impact, sarebbe se non altro lungimirante cominciare a familiarizzare maggiormente con il panorama dello sviluppo cinese – sforzo che, in prospettiva, risulterà forse più produttivo rispetto all’inseguimento giornaliero dell’ennesima news su Horizon, God of War o Crash Bandicoot.

Xuan-Yuan Sword

Il rapporto tra i due fratelli, per quanto convenzionale, convince

E poi, ci sono alcuni innegabili pregi. La colonna sonora, da sempre noto cavallo di battaglia della saga Xuan-Yuan Sword, è ariosa ed evocativa e la grafica, sebbene tecnicamente arcaica, riesce a costruire ambientazioni suggestive. Il rapporto affettivo tra i protagonisti è messo in scena con grazia – impresa sempre molto difficile, quando si ha a che fare con la rappresentazione dell’infanzia – e la regia, per quanto semplice, funziona. Il maggiore punto di forza, per il momento, sembra risiedere nel sistema di combattimento, smaccatamente action (una novità per la serie) e tutto sommato efficace – anche se talora impegnativo e ancora bisognoso di politura.

Oh, e poi è una demo, ed è gratis. Nel peggiore dei casi si disinstalla e via.

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.