Genshin Impact: sarebbe anche ora di prenderlo sul serio…

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Poco da fare, si può continuare a disquisire per settimane di aspettative, desideri e requisiti tecnici relativi alle console next gen o ai più acclamati blockbuster in uscita: più spesso di quanto sarebbe opportuno fare, i veri fenomeni di successo, quelli che generano flussi incontenibili di denaro e potere, restano sorprendentemente relegati a conversazioni secondarie o maldestramente sottovalutati con sufficienza.

Il caso di Genshin Impact, che abbiamo qui recensito, può essere forse annoverato tra questi. Non sono mancate, in rete, centinaia di commenti polemici o sarcastici relativi alla natura derivativa del titolo dei cinesi MiHoYo, o alla mancanza di etica delle sue meccaniche gatcha – come se il resto dell’industria videoludica contemporanea non fosse basata primariamente su business plan e ricerche di mercato, o come se le tanto amate “vecchie glorie” dell’epoca arcade non fossero progettate per far sparire il numero più alto possibile di monetine nei cabinati.

Piaccia o meno, Genshin Impact ci ha visto giusto. Il sito di analisi App Annie ha da poco divulgato dati impressionanti relativi alle sole piattaforme mobile: il gioco sarebbe stato scaricato almeno 17 milioni di volte – il che lo renderebbe il prodotto videoludico cinese dal lancio più fortunato nella storia. Non sono stati ancora divulgati dati ufficiali relativi a PC e PS4, ma un recente commento dell’analista Daniel Ahmad pubblicato su IGN sembrerebbe confermare un guadagno di circa 50 milioni di dollari nella prima settimana.

Che dire? Si può discutere a lungo sui massimi sistemi della morale e su quanto operazioni commerciali come quella di Genshin Impact percorrano la strada della pura speculazione ai danni di una presunta scala di valori che l’industria videoludica, proprio in quanto industria, non ha mai dimostrato di voler applicare a se stessa. Allo stesso tempo, possiamo senz’altro continuare a crogiolarci nell’illusione che le dichiarazioni entusiaste, empatiche ed inclusive dei portavoce delle multinazionali siano sincere, nessuno lo vieta. Sarebbe per lo meno intelligente, però, smettere di deridere o passare sotto silenzio fenomeni quali Genshin Impact – ma vogliamo metterci anche Phantasy Star Online 2 – come fossero appendici trascurabili o “meno serie” rispetto al “vero videogioco”, e magari cominciare a esaminarne e comprenderne i contenuti con occhio meno pregiudizialmente condizionato. Altrimenti, nel prossimo futuro, il rischio di sbattere la testa contro una realtà più sgradita del previsto rischia di essere assai elevato.

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.