Sony Playstation State of Play, edizione agosto 2020: next, please…

Crash Bandicoot 4 Playstation

Se volessimo limitarci a giudicare l’attuale condizione del panorama sulla base del Playstation State of Play mandato in streaming ieri sera da Sony, verrebbe spontaneo domandarsi perché mai avremmo bisogno di una Playstation 5 – o di una nuova generazione in toto. In altre parole, era più che lecito aspettarsi molto di più da un evento dedicato alle terze parti, se consideriamo che proprio tale tipologia di trasmissioni sarebbe deputato a sostituire le fiere e le convention estive di settore, quest’anno rese impossibili a causa della pandemia.

C’è solo da sperare che Sony abbia deciso di modificare il proprio calendario per risparmiarsi i proiettili migliori in vista dell’assalto finale a una Microsoft apparsa in grande forma – grazie anche alle notevoli promesse dell’XBox Pass – perché quest’ultimo State of Play sembrava veramente voler raschiare il fondo del baule degli scarti. È del resto davvero difficile credere che alla vigilia della prima stagione next gen si possa pensare di fare affidamento a glorie resuscitate quali Braid Anniversary Edition o Spelunky 2, a prodotti semi-settoriali in VR (Hitman 3 e Vader Immortal: A Star Wars VR Series), a indie tanto graziosi quanto apparentemente dimenticabili (The Pedestrian), o addirittura a scacchi robotici (Autochess).

Assenti i maggiori partner Playstation, la parte del leone è stata interpretata da Crash Bandicoot 4: It’s About Time, che certo piacerà agli appassionati della serie ma che nel complesso è sembrato troppo debole per trainare da solo un intero State of Play, specie quando il resto del repertorio sembra voler navigare a vista (Genshin Impact, TemTem). The Pathless, nuova creatura di Giant Squid, è senza dubbio fascinoso ma non pare discostarsi troppo dalla zona di conforto “zen-naturista” dei propri creatori – che meritano comunque fiducia per l’ottimo Abzu. Sopra la media Anno Mutationem dei cinesi di ThinkingStars, che cavalcano l’onda cyberpunk con una suggestiva commistione tra due e tre dimensioni e un gameplay che sembrerebbe convincente: lo vedremo pubblicato a dicembre, e vi sapremo dire.

Anno Mutationem

Anno Mutationem, il titolo che ha convinto maggiormente tra quelli proposti

Il trailer più vistoso e intrigante del lotto, quello del picchiaduro fumettistico Aon Must Die, è in questo momento al centro di una grave controversia che ha visto il team di sviluppatori licenziarsi in massa poche ore fa accusando il CEO della software house Limestone Games, tal Yaroslav Lyssenko, di abusi, maltrattamenti e sottrazione di proprietà intellettuale: a quanto risulta da documenti circolanti in rete, il trailer mostrato ieri sera sarebbe stato prodotto da personale costretto a lavorare privo di contratto. Nel momento in cui scriviamo, non sono state rilasciate dichiarazioni ufficiali dagli accusati.

La chiusura dell’evento è stata affidata al multiplayer medievaleggiante Hood (da rivedere quando si avrà a disposizione qualche video di gameplay) e all’appariscente hack ‘n’ slash Godfall, che ha devastato le gonadi del pubblico dilungandosi per quasi nove minuti su ogni singola arma e tecnica presente nel gioco – come se le meccaniche di schivata, crafting e double-weapon fossero qualcosa di cui rimanere stupefatti nel 2020.

Per concludere: uno State of Play transitorio, fuori fuoco e nel complesso deludente, dal quale era lecito aspettarsi parecchio di più. Rimandiamo Sony a settembre e ci auguriamo che per allora si incominci a fare sul serio. 

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.