The Waylanders, o delle troppe ambizioni da calibrare

The Waylanders

Davvero un pessimo periodo, questo, per pubblicare un nuovo gioco con la speranza di farsi notare. Il turbine socio-politico che ha investito la società statunitense, unito alla cancellazione di tutti i più importanti eventi estivi del settore e a un più generale fenomeno di revisione dell’industria culturale mainstream, ha generato un groviglio letale di complicatissima lettura, che saremo forse in grado di dirimere solo tra molti mesi. In questo contesto, a farne le spese è sicuramente l’industria indipendente o semi-indipendente, molto più in difficoltà nell’emergere laddove gli sguardi di tutti sono forzatamente rivolti altrove, vuoi sul densissimo polverone che avvolge il “caso” The Last of Us: Part II, vuoi su quella non trascurabile porzione di guru videoludici colpiti da una nuova ondata di scandali a sfondo sessuale.

The Waylanders, RPG party-based sviluppato dai semi-esordienti spagnoli Gato Salvaje Studio, ha sofferto in particolare del contraccolpo dato dal coinvolgimento originario di Chris Avellone, nota leggenda del settore, recentemente accusato di molestie su Twitter e divenuto di conseguenza un personaggio troppo scomodo con cui accompagnarsi. Ai membri di Gato Salvaje è rimasta poca scelta, se non quella di rinunciare a ogni collaborazione con il noto autore e sperare di arginare il più possibile i danni, visto il fresco debutto del loro titolo in early access su Steam. Una dichiarazione ufficiale da parte della lead writer del progetto, Emily Grace Buck (già in Telltale) ha confermato definitivamente l’interruzione del rapporto.

The Waylanders

Non si tratta di un grottesco personaggio a due teste: semplicemente le mesh della barba e della cuffia si muovono in modo autonomo rispetto alla testa…

A voler essere molto sinceri, l’opaca reputazione di Avellone costituisce forse l’ultimo dei problemi di The Waylanders, un titolo al quale per il momento parrebbero mancare i presupposti fondamentali per poter essere immesso con successo sul mercato.
Le ambizioni del gioco sono dichiaratamente elevate, e lo si capisce non solo dal senso di grandeur che sembra permeare l’intero progetto, ma anche e soprattutto dalla specifica branca della videoruolistica dichiaratamente presa a modello in fase di sviluppo. The Waylanders vorrebbe infatti inserirsi in quell’ideale zona franca che passa tra Neverwinter Nights 2 e Dragon Age: Origins, recuperando cioè il principio degli RPG con battle-system dinamico senza passare per il più integralista revanscismo bidimensionale dei vari Pillars of Eternity e compagnia. Nonostante in questi ultimi anni Larian abbia dimostrato maggiori potenzialità di sviluppo con l’ottima formula di Divinity: Original Sin, in linea teorica l’iniziativa di Gato Salvaje potrebbe ancora trovare ampio spazio presso il pubblico di appassionati, specie tra i molti rimasti delusi dal percorso intrapreso dalla saga Bioware con il secondo e con il terzo episodio di Dragon Age.

The Waylanders

Purtroppo, per ora The Wayanders sembra soffrire di notevoli difficoltà di ordine esecutivo, sia sul piano puramente tecnico che su quello narrativo.
Al momento in cui si pubblica questo articolo, l’early access proposto su Steam (alla non trascurabile somma di 35,00 euro) costituisce poco più che una demo concepita ad uso e consumo dei soli programmatori, tanto acerbo è lo stadio di sviluppo raggiunto e tanto povera risulta l’ottimizzazione. Allo stato attuale, il gioco cammina con estrema fatica ed è quasi ingestibile sul fronte del gameplay, data la quantità davvero inusitata di bug capaci di far schiantare sul desktop anche le macchine più potenti e veloci. Se si può senz’altro perdonare una preliminare asciuttezza nei contenuti e qualche inadempienza tecnica a un prodotto in accesso anticipato, l’impressione è che gli acquirenti siano stati assoldati (a loro spese) come debugger per accelerare sui tempi della beta. Non certo una buona idea, se si vuole contare su una prima impressione positiva.

The Waylanders

Davvero “charming”.

Anche quando si riesce miracolosamente a procedere per più di dieci minuti senza incorrere in qualche disastro, si rimane davvero molto perplessi sul fronte della narrazione. The Waylanders è ambientato infatti in un curioso universo mitologico ibrido, ispirato alle tradizioni celtico-nordiche con riferimenti precisi all’epos della Grecia antica e dell’Egitto. Se le atmosfere generali sono evidentemente tarate sull’high-fantasy spinto, l’effetto complessivo è un po’ straniante: i vari personaggi fanno esplicito riferimento alla Grecia e all’Egitto come fossero luoghi fisicamente esistenti nel mondo di gioco e sfoggiano fieramente i propri costumi “nazionali”, con il risultato di sembrare un gruppo di cosplayer durante un raduno a tema più che un manipolo di eroi votati alla causa della giustizia – anche a causa della sorprendente assenza di qualsivoglia espediente di ordine metanarrativo che potrebbe giustificare meglio un simile eclettismo.
Da quel che si riesce a comprendere tra un crash e l’altro, la scrittura di The Waylanders si allinea in modo palese ai toni, ai soggetti e agli stilemi a cui Bioware ci ha abituati negli ultimi due decenni, deformandoli spesso in senso involontariamente caricaturale. I protagonisti passano senza soluzione di continuità da registri aulici e drammatici a uno sboccato gergo semi-adolescenziale, manifestando di continuo quegli atteggiamenti di spocchia saputella à la Morrigan che infestano ormai larga parte dei cRPG party-based dai tempi di Baldur’s Gate in avanti.
Stupisce soprattutto che Emily Grace Buck, un’autrice molto impegnata sul fronte del progressismo e del giustizialismo sociale – tanto da aver liquidato Avellone ripromettendosi di “ricontrollarne” quanto prima il lavoro già svolto per evitare rischi di sessismo – abbia finito per concepire un gioco traboccante di stereotipi e che, almeno agli inizi, appare a tutti gli effetti come una quintessenziale sagra della salsiccia. Se si eccettua infatti la possibilità di creare per se stessi un personaggio femminile a inizio avventura, le uniche due donne di rilievo presenti nell’early access di The Waylanders ricadono l’una nel classico topos della figlia ribelle del re, oltrettutto nemmeno giocabile; l’altra, in quello della sacerdotessa immortale, mistica, irraggiungibile e vagamente esotica – ma anche “charming as fuck”, come si legge nello screen qui sopra. C’è da sperare che la versione completa del titolo riesca ad offrire un’esperienza diegetica più matura e strutturata.

Vi sono comunque alcune scintille promettenti, in The Waylanders, seppure ancora sepolte sotto uno spesso strato di cenere. Alcuni scenari sono ispirati e suggestivi, la colonna sonora (a cura di Iron Zur) promette bene e il sistema delle formazioni, per quanto buffo sul piano grafico, comporta effetti interessanti nel gameplay. È davvero un peccato che Gato Salvaje abbia deciso di gettare il proprio lavoro in pasto al pubblico tanto frettolosamente, giacché è evidente che il gioco manca ancora dei requisiti sufficienti per essere considerato fruibile, anche solo per un early access. Considerata l’alacrità con cui lo studio sta lavorando in queste settimane per rispondere alle segnalazioni, ci riserviamo la possibilità di valutare The Waylanders nei prossimi mesi, quando sarà finalmente pubblicato.

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.