PlayStation 5, ossia la biopsia di una console (cit.)

PlayStation 5, ossia la biopsia di una console (cit.)

Il “cit.” nel titolo stavolta è d’obbligo, visto che “biopsia di una console” non è farina del nostro sacco, ma si deve piuttosto all’intervento brillante di un nostro amico e collaboratore all’interno dell’imperdibile gruppo telegram di GeekGamer.it, che ieri sera ha ospitato il commento in diretta dell’attesissima presentazione di PlayStation 5.

L’evento in streaming organizzato da Sony ha dato l’impressione di essere a una specie di Eurovision videoludico organizzato da una di quelle religioni aziendali yankee tipo Scientology: una coreografia synth lussoriosa e roboante che tentava in tutti i modi di trasformare piccoli ammennicoli da bigiotteria in straordinarie rivelazioni metafisiche. A onor del vero, complice il fatto che non si trattava di una diretta, ci siamo perlomeno risparmiati la sfilata di esagitati in camera da letto di Microsoft, ma l’effetto finale non è stato molto differente. Le cascate di caviale fluorescente e la musica techno di sottofondo non sono stati sufficienti a mascherare la relativa inconsistenza di una carrellata di titoli composta quasi esclusivamente da reboot e/o sequel, fumose demo tecniche e soprattutto una quantità sconcertante di indie messi lì in attesa di una rivelazione che di fatto non c’è stata.

A mancare – ed è il peccato più grave – è stata innanzitutto la prova effettiva della necessità di una console di nuova generazione. Se si esclude il variopinto Ratchet & Clank: Rift Apart, non a caso uno dei pochissimi titoli di cui è stato mostrato del vero gameplay e non il solito trailer acchiappagonzi, praticamente nessuno dei prodotti presentati sembrerebbe aver davvero bisogno di una Playstation 5 per essere fruibile. E non è questione di voler fare i progressisti a tutti i costi: se mi esalti le qualità tecniche della piattaforma, mi aspetto anche che tali qualità vengano effettivamente dimostrate su schermo e non soltanto enunciate all’interno di una schermata animata. Anche volendo giustificare l’assenza di fuochi d’artificio con uno status quo che resta ancora tutto sommato cross-gen – come dimostra il pur fascinoso trailer di Resident Evil 8: Village (o meglio, Resident Evil VILLage, come ha tenuto a precisare Capcom) – resta sempre la sconfortante sensazione di trovarsi di fronte a un colosso multimiliardario dell’intrattenimento costretto a camminare sulle uova per non scoprirsi troppo, o perché privo (per il momento?) di carte valide da scoprire. La trappola di Microsoft resta ben tesa, sicché nessun cenno è stato fatto in merito al prezzo di Playstation 5 e alle eventuali funzionalità legate alla realtà virtuale e alla retrocompatibilità – che in assenza di reali esclusive rappresenterebbero senz’altro il più efficace incentivo all’acquisto.

Sul piano delle impressioni ludico-estetiche, non c’è moltissimo da dire. Dai vari Gran Turismo 7 e NBA 2K21 non ci si può aspettare rivoluzioni, Marvel’s Spiderman: Miles Morales (che sarà una remaster espansa del titolo già apparso su PS4, ma a prezzo pieno), Hitman III e Horizon: Forbidden West ripercorrono essenzialmente sentieri già esplorati ed entrambi i progetti proposti dai pezzi grossi (Project Athia di Square Enix e Pragmata di Capcom) sono ancora troppo fumosi per consentire giudizi. I numerosi indie sembrano per lo più cristallizati in una facies “di genere” tutta metafore e orientalismi rimasta identica dai tempi di Journey – si veda per esempio Solar Ash, che anche basta grazie – con alcune eccezioni che potrebbero far ben sperare. Il malinconico e straniante trailer di Stray, per esempio, ha ben impressionato la redazione, così come lo slapstick picaresco di Little DeviI Inside. Interessante il concept generale di Deathloop in uscita per Bethesda, e molto interessante Ghostwire: Tokyo, con la sua brulicante popolazione di salarymen e scolarette vestite alla marinara. Delude non poco, invece, l’aspetto del remake di Demon’s Souls, al quale viene strappato alla radice l’atmosferico minimalismo dell’originale a vantaggio della consueta baracconata high fantasy dettagliata al millimetro. Meglio, invece, il ritorno di Astro Bot in Astro’s Playroom, titolo di Asobi Team che arriverà preinstallato in ogni console al lancio, sperando che possa ripercorrere l’eccellenza del capitolo VR.

E per chiarire, gran parte di questi annunci non erano altro che reveal di titoli che arriveranno contemporaneamente al lancio anche su PC e Xbox One Series X.

L’evento Playstation 5 in sintesi

In generale, abbiamo ricavato l’impressione che in una fase tanto delicata Sony si trovasse per le mani poco più che “pezzettini, organelli e paraciufoli” (cit.) e che da essi abbia dovuto trarre uno spettacolo degno dell’occasione: più che la presentazione di una rivoluzionaria next gen, abbiamo assistito alla biopsia di una console, appunto. Come già per Xbox, anche per Playstation 5 il contrasto tra la grandeur funambolica della cornice e la relativa inconsistenza dei contenuti è stato amplificato dall’assenza di quel pubblico live da convention internazionale che – lo abbiamo detto più volte – rappresenta l’unica ragione per la quale questa tipologia di promozione riusciva a convincere. Una volta che i palcoscenici di lusso diventano indisponibili, questa retorica dell’hype si rivela tragicamente inefficace e, quel che è peggio per un’industria che vive di innovazione, inequivocabilmente obsoleta. Lo strumentario semantico a disposizione dei produttori e della stampa di settore resta ancora vincolato a equilibri passatisti e pratiche antiquate (vedi alla voce: esclusive) e la trasversalità liquida del sistema, che ingloba fisico e virtuale, Oriente e Occidente all’interno di un unico grande calderone di indifferenza, viene trattata come se fosse una sorta di lontano scenario futuristico invece che una realtà effettiva.

Quante altre presentazioni di questo genere saranno necessarie, prima di accorgersene?

La presentazione è stata introdotta da un trailer che annunciava l’arrivo trifonale di Grand Theft Auto V su PlayStation 5 in una versione riveduta ed espansa. Un videogioco di quasi 10 anni fa, oltretutto illustrato da sequenze di gameplay registrate su PlayStation 4. Chapeau!
Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.