NOSE, il Soulslike indie di un talentuoso game designer scartato da From Software

nose fromsoftware

Se dico “Dark Souls”, intendo più cose allo stesso tempo.

È difficile quantificare in modo corretto ciò che la serie ideata da Hidetaka Miyazaki ha fatto per plasmare il mondo videoludico dell’ultimo decennio. Fortunatamente (e lo dico con gran soddisfazione) sono salito sul treno dei soulslike in deciso ritardo rispetto alla massa. Questa scelta mi ha permesso, tra le altre cose, di esaminare questo particolare sottogenere in modo più distaccato, restando alla larga dalla community (quasi sempre iper-tossica) dei fan di Miyazaki e del suo stile riconoscibilissimo.

Di cosa si parla quindi quando si legge la parola “soulslike”? Va innanzitutto specificato che il termine coniato dal fandom viene usato, quasi sempre, per semplificare un concetto molto più ampio. Dark Souls (e il suo predecessore Demon’s Souls, ora tornato alla ribalta, soprattutto dopo l’annuncio del remake in arrivo su PlayStation 5) è un action RPG con un forte focus sul combattimento e sull’utilizzo delle caratteristiche, spesso uniche, di ogni arma. La struttura del mondo di gioco, uno degli elementi più lodati della produzione, è molto simile a quella che si può ritrovare nei metroidvania. Una zona iniziale collegata in vari modi ad altre sezioni, con passaggi dedicati che si sbloccano più avanti, e altre scorciatoie atte a rendere il mondo di gioco ampio e con una sua sequenzialità.

Il genere soulslike è oggi fra i più apprezzati e imitati dall’industria indipendente, subito dopo il genere metroidvania.

What is “Soulslike”?

Perché tutto questo preambolo? Non è certo un segreto il fatto che, da qualche anno a questa parte, i titoli soulslike si siano guadagnati una fetta considerevole di mercato, al punto che anche serie celebri (o relative a celebri franchise) si siano adeguate per salire sul carro del vincitore. Basti pensare a Star Wars Jedi: Fallen Order per avere un’idea generale. Ma ci sono anche titoli indipendenti come il ben confezionato Salt & Sanctuary, primo di una lunga serie di giochi che hanno spostato il concept dei soulslike in ambiente 2D. Uno degli ultimi della lista è Blasphemous, reduce da una campagna Kickstarter di grande successo e realizzato splendidamente a livello tecnico ma, ahimè, non così entusiasmante dal punto di vista del gameplay.

Realizzare un titolo soulslike coerente con le prime originali incarnazioni è tutt’altro che semplice. Bisogna considerare un gran numero di variabili: equipaggiamento ben calibrato, collisioni e telecamera (sentito Miyazaki? TELECAMERA!) ben realizzate, livello di difficoltà da dosare con cautela e, infine, ambientazioni intriganti e impregnate dell’ormai proverbiale lore.

I più smaliziati tra voi potrebbero pensare “non si fa prima a mandare un bel curriculum a FromSoftware e provare a lavorare con loro?”. Provateci. Personalmente credo che sia un’impresa non da poco, soprattutto al momento attuale, trovar posto in un’azienda come From Software che è cresciuta a dismisura nell’ultimo decennio e che può contare sul supporto quasi ossessivo di una nutrita fanbase.

“Scommettere con parsimonia non ha significato”, disse una volta il controverso poeta e scrittore giapponese Yukio Mishima. Di quest’idea deve essere anche lo sviluppatore indipendente nipponico RightKamo, one-man-army che si butta su Unity dopo aver invano tentato di attirare l’attenzione di FromSoftware tramite l’invio di numerosi curriculum. Come si dice in giapponese “grazie, le faremo sapere”? Non ne ho idea, ma è la risposta che si è sentito dare molte volte il nostro piccolo eroe del development. Stanco di rifiuti e possibilità negate, RightKamo ha deciso di dedicarsi anima e corpo ad un progetto piuttosto ambizioso: realizzare un titolo soulslike in 3D da solo. Non tanto per creare qualcosa di perfetto sul lato tecnico/estetico ma più per tentare di attirare finalmente lo sguardo dei senpai di FromSoftware.

Nasce così NOSE, prototipo giocabile che riprende fedelmente le meccaniche e i concept dei tre giochi che compongono la saga di Dark Souls. Di cosa si tratta a conti fatti?

Emulazione reverenziale

Nei panni dell’eroe (con una scelta per ora limitata a quattro classi), il giocatore è chiamato all’avventura in una terra desolata ma arricchita da tocchi di umorismo decisamente divertenti. Seguire il “path of Nose” (il sentiero del naso) porta il popolo di quel mondo all’illuminazione, e il Naso stesso è considerato divinità e portatore di conoscenza. I nemici si lasciano alle spalle “Keana” (pori), le anime di questa curiosa ambientazione, utili sia come valuta per l’acquisto di merci/servizi, sia come punti esperienza per accrescere il proprio livello.

Dopo le prime ore di gioco è facile, per chi mastica a sufficienza le opere targate Hidetaka Miyazaki, riconoscere le meccaniche già apprezzate nei titoli FromSoftware, in particolar in Dark Souls e Dark Souls 2. Il livello di somiglianza è quasi incredibile, considerato che si tratta dell’opera di un autore completamente indipendente: il modo in cui si muove la telecamera, lo stile delle armi e del combat system, l’atmosfera generale quasi completamente priva di musica e il level design. È innegabile l’amore verso i Souls dimostrato da RightKamo, così come pure è innegabile il livello di conoscenza delle meccaniche visibili e invisibili dietro a tali giochi. NOSE, pur con il suo stile grafico che ricorda quasi i titoli dell’era Nintendo 64 per grossolanità estetica, si rivela profondo quando basta per intrattenere un giocatore recettivo ai soulslike più affini alla serie originale.

 

Si tratta comunque di un gioco dallo stile generale poco rifinito ma, considerato che è il frutto del lavoro di un unico sviluppatore (e può essere scaricato gratuitamente), è certamente un’opera meritoria. Va anche considerato che un titolo soulslike richiede comunque parecchio lavoro in fase di bilanciamento, soprattutto durante la creazione e la verifica del combat system. Se l’obiettivo di RightKamo è attirare l’attenzione di FromSoftware, è possibile che questa sia la carta vincente per far sì che il suo talento venga finalmente notato. Talento innegabile, poiché, al netto dei difetti tecnici e grafici, quando ci si aggira per le terre di NOSE si ha davvero la sensazione di avere tra le mani un titolo targato Hidetaka Miyazaki, seppur solo a livello di meccaniche.

Non ci credete? La cosa migliore che potete fare allora è scaricare NOSE e testare con mano il lavoro di questo coraggioso sviluppatore giapponese. Chissà, forse tra qualche anno lo vedremo elencato nei credits di una delle prossime produzioni targate FromSoftware. Mai smettere di sognare!

Simone
Entrato nel castello di Dracula negli anni '80, non ne è più uscito e vaga per i saloni in 8-bit chiedendosi che fine abbiano fatto i bei videogiochi di una volta