Di tutto un po’ #02: di Baldur’s Gate III, Cyberpunk 2077, e del tedio di EA

Cyberpunk 2077

Mentre i social sono rimasti intasati dalle tragicomiche vicissitudini relative al lancio di The Last of Us: Part II (sottotitolo originale: Ennesima Multinazionale Americana Eietta Film Interattivi Feticizzando Minoranze in 4k per Simulare Consapevolezza ed Empatia), il pianeta per fortuna ha continuato a girare e l’industria videoludica è andata avanti nonostante tutto. Microsoft e Sony continuano ad occhieggiarsi guardinghe dalle rispettive sponde del Pacifico, le convention dal vivo sono tutte annullate e ci si arrangia come si può in webcam, e nel complesso le software house non sanno più che pesci pigliare, fra ritardi congeniti dovuti alla pandemia e la necessità di tenere alta l’eccitazione generale per la next gen vomitando a ripetizione trailer di trailer che annunciano nuovi trailer.

A questo proposito, la palma spetta probabilmente a Larian, tornata alla ribalta dopo i fasti di Divinity: Original Sin II per aver voluto raccogliere sulle proprie spalle l’eredità rischiosissima della saga di Baldur’s Gate. Il terzo episodio della saga, che giunge a distanza di vent’anni dal precedente capitolo, è ormai in procinto di aprirsi all’early access – con le dovute cautele del caso – e Larian ha ben pensato di andare all’attacco con una corposa dimostrazione inedita di gameplay, presentata via livestream dal fondatore stesso della casa, Swen Vincke. Come c’era da aspettarsi, il gioco attinge a pienissime mani dall’esperienza assai feconda di Divinity, tanto che verrebbe da domandarsi se ciò non possa rischiare di diventare il principale limite del progetto agli occhi del pubblico revanscista. Altrettanto evidente è il fatto che la formula originaria della serie sia, allo stato attuale, letteralmente irriproducibile a meno di non voler ricadere nel tunnel depressivo di robe come Pillars of Eternity e Tyranny, che certamente solleticherebbero le fantasie degli esponenti più integralisti dell’Ancien Régime ma che, conti alla mano, si sono dimostrate del tutto incapaci di veicolare il genere RPG isometrico a una fascia di giocatori appena meno cipriosa. Il gameplay mostrato da Vincke resta comunque estremamente seducente da molti punti di vista, per la varietà di approcci alla “materia” ludica, per la straordinaria verticalità e complessità delle ambientazioni, e non ultimo per il design fresco e aggiornato dei personaggi. C’è da sperare ora che Larian sappia operare di cesello e che riesca stavolta a non cadere nella trappola della sua stessa ipertrofica autoindulgenza.Cyberpunk 2077

A differenza dei colleghi belgi, gli smaliziati guasconi di CD Projekt sanno far bene i propri calcoli. L’annuncio del secondo spostamento della data di pubblicazione di Cyberpunk 2077 (da settembre a novembre) è stato lanciato con abilità da prestigiatore consumato proprio mentre la comunità dei videogiocatori era tutta presa a oggettivizzare protagoniste femminili stermina-zombie illudendosi di non farlo. Un refolo di vento non si avverte quando si è circondati da tempeste mediatiche ben più roboanti, sicché i polacchi se la sono cavata relativamente con poco danno. Mentre attendiamo che venga finalmente trasmesso il Night City Wire Event (25 giugno), che dovrebbe rivelarci ben più di qualche dettaglio sullo stato del gioco, è d’uopo osservare come la nuova data di uscita sia stata divulgata appena pochi giorni dopo gli eventi relativi alla futura line-up di Playstation 5 e Xbox Series X. Qualsiasi polla d’acqua nel deserto più assoluto diventa una fonte miracolosa: comparendo a metà novembre, poco prima del black Friday e con il repertorio nella next gen praticamente ancora da costruire, Cyberpunk 2077 sarà di fatto l’unico titolo “di lancio” delle nuove console, con tanto di aggiornamento gratuito previsto. E, con un po’ di fortuna, il titolo arriverà con qualche attimo in ritardo per le nomination del GOTY 2020, lasciando cavallerescamente il campo a Naughty Dog senza dover subire l’onta di una probabile sconfitta che, nelle presenti circostanze, rischierebbe di suonare soprattutto come una questione politica. Well played, CD Projekt, well played.

Incidentalmente, qualcuno di voi ventiquattro lettori ha mica cagato di striscio l’EA Play Live? A me – e a molti altri, pare – è sembrato vivace e interessante più o meno come il robotico CEO Andrew Wilson che si esercitava in apertura in un maldestro cosplay delle emozioni di noi esseri umani. Apex Legends è sicuramente un brillante battle royal, ma non avevamo bisogno di un evento simile per ricordarcelo; l’onnipresente manfrina sulla diversity e sulla representation è suonata stucchevole, condiscendente e vagamente neocoloniale se messa in bocca a una presentatrice bianchissima e associata a una sciatta macchina per soldi (rigorosamente sempre a prezzo pieno) come The Sims 4; del remaster di Command&Conquer, un’operazione frankensteiniana esteticamente orrenda, non sentivamo davvero il bisogno. L’insopportabile Josef Fares di Hazelight, a cui si deve il bellissimo Brothers e il mediocrissimo A Way Out, viene introdotto come fosse una specie di geniale stella del rock, e tra un fuck e l’altro ci racconta del nuovo progetto It Takes Two: affascinante, per carità, ma comincia un po’ a venire il dubbio che la dinamica interattiva a due personaggi sia davvero l’unica freccia a disposizione di questo one man studio. Lost in Random dei tedeschi di Zoink Games gioca la carta timburtoniana con risultati adeguatamente inquietanti (e gameplay tutto da verificare). Rocket Arena ha dato l’impressione di voler essere tantissimo Overwatch ma potendo contare su un cast che sembra uscito dal mucchio delle comparse scartate di Denver il dinosauro. Per farla breve, un ennesimo evento in streaming che dimostra assunti già verificati altre volte in questi mesi di pandemia. Urge trovare al più presto nuovi modelli di comunicazione, perché ora come ora l’effetto è quello delle vecchie zie che urlano “megagalattico” ai nipoti millenials credendo che suoni molto giovanile.

In chiusura, abbandoniamo più che volentieri il melmoso universo delle corporazioni internazionali per segnalare un progettino indie niente male. The Iron Oath, di cui è stata messa a disposizione su Steam una breve demo, è un RPG strategico degli americani Curious Panda che sfoggia una grafica retro ma una giocabilità molto moderna, intuitiva e coinvolgente. Non sarà per tutti, ma per chi apprezza il genere promette più che bene.

 

 

 

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.