Mannaggia la pupazza come ci eccitò l’Xbox Series X Gameplay Event!

Xbox Series X

Come tantissimi altri in giro per il mondo, ieri pomeriggio ho scelto di dedicare un paio di orette alla visione della diretta dell’Xbox Series X Gameplay Event – sulla carta, la prima presentazione ufficiale di quello che dovrebbe attenderci all’alba della next generation. Un’esperienza  senza dubbio molto interessante, anche se non certamente a causa dei contenuti presentati.

Assassin's Creed Valhalla Xbox

Vah, guarda che gameplay da urlo…

Nonostante il fuorviante titolo dell’evento, di gameplay vero e proprio si è visto poco o niente. Davanti ai nostri occhi è sfilata infatti un’antologia para-sanremese di trailer (in buona parte) roboanti e graficamente aggressivi, ma l’impressione generale non si distingueva in nulla da quella che si potrebbe ricavare nel corso di una qualsiasi convention estiva maggiore. E in quest’ottica suona particolarmente significativa la premessa “maniavantista” di Damon Baker di Xbox, il quale ci ha tenuto ad assicurare che quanto trasmesso coincideva in toto con quello che potremo esperire direttamente in game a partire dal prossimo Natale: per la serie, credeteci sulla parola, non sono trailer anche se ci assomigliano davvero molto. Immagino anche (anzi: so) che là fuori esiste un sacco di gente a cui le promesse di mirabolanti artifici tecnici e numeri esponenziali di FPS su schermo – aspetti su cui Microsoft sta puntando parecchio – produce scompensi estatici quasi religiosi, ma non ho mai fatto parte di quella categoria, nemmeno ai tempi delle gloriose 32bit e del passaggio al 3D. E sì, possiamo ritenere che al limitare di una nuova generazione di console, lo sfoggio tecnologico rappresenti davvero il minimo sindacale che si possa pretendere.

Medium

Tra le poche cose di spicco, segnaliamo questo Medium, uno psycho-horror che ha avuto se non altro il pregio di presentarsi bene…

Poco da dire sui titoli esposti, dunque, se non che ne ho già dimenticato il 90% e che non mi sento di imputare tale dimenticanza alla mia scarsa attenzione, quanto piuttosto al fatto che i filmati, per montaggio, atmosfere, tavolozze, sonoro, sembravano tutti dannatamente identici. A interessarmi, piuttosto, è stata la “poetica” per mezzo della quale l’evento è stato proposto al pubblico. Soprattutto perché anch’essa non pareva affatto diversa da ciò che avremmo potuto osservare se fossimo stati ospiti di un E3 qualunque: la consueta parata di tizi scapigliati e ultra-casual – maglietta grigia e camicia-tovaglia fanno tanto “uno di voi”, anche se si è a capo di multinazionali – con l’occhio spiritato e il registro vocale in sovracuto, tutti intenti a magnificare i ricchi premi e cotillon che ci scorrevano davanti. Fin qui, niente di nuovo.

Il discrimine fatale l’ha imposto, in questo caso, il Covid-19: i suddetti tizi, infatti, sono stati costretti a collegarsi dall’interno delle proprie abitazioni, chi dal salotto, chi dallo studio, chi addirittura dalla cucina. L’effetto generale era a dir poco straniante: una volta spogliati dai regalia dei palchi illuminati al neon, degli ologrammi, delle transizioni spettacolari, dei microfoni professionali, del plauso degli astanti prezzolati e del giornalismo compiacente, i presentatori si sono limitati a mettere in piedi una specie di videochiamata collettiva, certo griffata Xbox ma concettualmente identica a quelle che tutti noi facciamo alla mamma e alla zia Carmela dalla nostra cameretta in quarantena.

Non ci sarebbe niente di male, se non fosse che l’atmosfera casalinga e amatoriale dell’evento Xbox finiva per stridere enormemente con il linguaggio impiegato, rimasto tarato sugli standard degli rampantismi aziendali da CEO della Silicon Valley pur senza poter contare su un’adeguata cornice scenica. E così, di tale linguaggio si è potuta discernerne con una chiarezza quasi clinica la disarmante monotonia e la povertà di contenuto: ogni singolo tizio o tizia è sempre super-excited di vederci, ogni singola cosa proposta è pronta a blowarci away, ogni mondo di gioco sarà un breathtaking, living world. Esemplare, fra vari casi possibili, la direttrice delle Xbox partnership Sarah Bond, che sembrava volersi eiettare dalla sedia e perforare il soffitto tanto era rallegrata dalle hundreds, hundreds, perdiana!!! di collaborazioni previste per Microsoft.

Xbox

Sarah Bond, a capo del reparto partnership di Microsoft, ci dice che tutti, ma proprio tutti sono super-excited!!!

In questo senso, l’assenza di reali interlocutori fisici si è dimostrata esiziale: in mancanza di un pubblico pronto a fare la ola davanti alla più infinitesimale stronzata, l’entusiasmo imbeccato e posticcio dei presentatori è apparso particolarmente fuori luogo, un po’ come quello degli animatori dei villaggi turistici che cercano di far alzare gli svaccati padri di famiglia per la ginnastica a bordo piscina .

Il treno dell’hype a tutti i costi è un mezzo difficile da abbandonare quando da decenni la competizione nel settore videoludico è stata basata su una retorica boombastic da ciarlatano vittoriano che la spara ogni giorno più grossa. Le rotaie, però, devono essere adeguate, perché ci vuole davvero poco a far deragliare tutto il carrozzone. In un contesto transgenerazionale in piena evoluzione, nel quale anche la possente macchina bellica dell’E3 incomincia ad essere regolarmente snobbata dalle major e il cui futuro prossimo si prospetta sempre meno legato agli eventi di massa, sarebbe forse opportuno un ripensamento dell’immagine che si vuole trasmettere al pubblico. Perché quando ogni cosa ci viene venduta come super-exciting, ci si accorge ogni volta più in fretta che niente lo è davvero.

EDIT: per chiunque segua un po’ l’ambiente, non è un mistero che l’Xbox Series X Gameplay Event non abbia riscosso il successo preventivato. Voci di protesta per l’amatorialità dell’organizzazione e l’assenza di contenuti significativi si sono levate un po’ ovunque nel web, tanto che Microsoft Xbox si è sentita in dovere di rispondere agli attacchi per voce di Aaron Greenberg, che in un tweet molto diplomatico ha ammesso la colpa di aver generato false aspettative nell’utenza. Speriamo che la lezione sia servita…

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.