Magic the Gathering: Arena – Impressioni dal pre-release di Ikoria

Magic the Gathering Arena

Magic: The Gathering Arena continua a macinare grandi numeri e a riscuotere consensi nonostante le falle tecniche siano all’ordine del giorno e, in generale, resa grafica e prestazioni restino quelle di un prodotto a basso budget, ben poco rispecchiante le potenzialità di un colosso multinazionale come Wizards of the Coast. Le ragioni del successo di questa incarnazione virtuale del card game più celebre del mondo sono state esaminate su queste stesse pagine, sicché non ci ritorniamo sopra. Basti solo considerare il fatto che da ormai qualche tempo non pochi utenti storici delle varie comunità online dedicate a MTG hanno espresso il loro malcontento per la presunta “sciatteria” con cui Wizards avrebbe gestito l’uscita in versione cartacea delle espansioni più recenti; e da più parti si comincia a sospettare che l’indiscutibile fortuna di Arena possa determinare, in un futuro forse non lontanissimo, uno spostamento di prospettive in favore di una dimensione prevalentemente o esclusivamente virtuale. C’è da valutare in che misura la pandemia in corso stia accelerando o meno il processo.

Magic the Gathering Arena

Che Arena tenga ormai in pugno i destini quotidiani del formato Standard di MTG non è comunque un mistero per nessuno – si pensi solo, per esempio, a quanto più rapidamente venga “cristallizzato” il metagame globale e a quanto più reattiva si sia dimostrata Wizards nei confronti delle richieste di ban (Oku, anybody?). È altresì evidente come il design delle espansioni più recenti risponda in larga parte all’esigenza di rendere il più possibile fluida l’esperienza virtuale e di sfruttare al massimo il sistema di microtransazioni, cercando nel contempo di capitalizzare il sempre più rigoglioso formato Commander e di strizzare l’occhio ai nostalgici con le varie riedizioni speciali “passatiste” per l’Historic. Dopo due espansioni di transizione che avevano lo scopo di segnare una netta cesura nei confronti dell’insopportabile saga di Nicol Bolas (con la bella Throne of Eldraine) e di ristabilire un poco di equilibrio tra i colori con Theros Beyond Death, questa Ikoria: Lair of Behemoths denuncia l’intenzione di attrarre un pubblico se possibile ancor più trasversale e generico percorrendo strade squisitamente pop e citazioniste. Le scenografie giurassiche costellate di lava e cristalli servono solo come fragile pretesto per mettere in campo una fauna di mostruosi “mucconi” sauriformi smaccatamente ispirati ai serial giapponesi e ai B-movie catastrofici degli anni ’80, mentre gli organismi di proporzioni più ridotte assomigliano a cugini preistorici dei Pokémon e dei Digimon. Le numerose variant destinate al mercato collezionistico si divertono a sconfinare verso territori fumettosi, cyberpunk e fantascientifici, e in generale si respira un’aria di divertito cazzeggio senza pretese, né intellettuali né tantomeno artistiche – la qualità delle illustrazioni è al solito piuttosto mediocre, fatti salvi i lavori bellissimi del sempre geniale Seb McKinnon.

Magic the Gathering ArenaA giudicare da quanto visto nel corso dell’evento speciale in anteprima – al quale la redazione di GeekGamer è stata gentilmente invitata da Wizards – anche i meccanismi di gioco di Ikoria rispondono i medesimi principi di estrosa faciloneria, essendo fondati quasi interamente sulle creature. Esse restano esclusive destinatarie delle due nuove meccaniche di Mutazione e Compagno, la prima sicuramente molto flamboyant e attraente per i giocatori più giovani, la seconda di assai meno agevole utilizzo. I cinque colori preservano le loro funzionalità base (vi è il solito repertorio di counter e scartacarte per blu e nero, il gradito e necessario ritorno della Divine Arrow per il bianco etc.), ma l’attenzione è rivolta soprattutto all’universo multicolore, che si fregia di parecchie carte importanti e di una curiosa versione di Narset dalle interessanti potenzialità, di cui è difficile immaginare l’efficacia. Si intravedono simbiosi con la rediviva meccanica del Ciclo – i più anziani ricorderanno… – e si comprende meglio il senso di aver introdotto precedentemente in meta ben tre spazzacreature bianche e così tante soluzioni contro il cimitero.

Una bella espansione, dunque? Forse no, in termini di qualità intrinseca. L’enfasi sulle creature mastodontiche e sulle gigantomachie multicolori è una soluzione già vista in MTG sin dagli anni ’90 e raramente si è dimostrata interessante o è riuscita ad evitare fastidiose derive kitsch, senza contare gli squilibri che l’immissione di carte troppo potenti rischia di generare. L’estetica volutamente pacchiana è questione di gusti: i miei, personalmente, non ne vengono appagati. Quel che è certo, è che Ikoria provocherà un discreto scossone a un metagame ormai da tempo rimasto ancorato a pochi archetipi, ma la direzione intrapresa sembra strizzare eccessivamente l’occhio a un tipo di approccio boombastic e fracassone che farà senz’altro presa sul tipico pubblico postmodernista di Arena, un po’ meno sugli utenti più navigati. Basta rendersi conto di non essere il destinatario primario di certi prodotti e attendere con più speranza la prossima espansione.

Magic the Gathering Arena

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.