E3 2019: Ubisoft si sforza di svegliare la platea, e quasi ci riesce. Quasi.

Ubisoft

Anche al pubblico più distratto e vacuo sarà ormai apparso evidente come questo E3 2019 non rappresenti che un evento transitorio, quasi svogliato, e come publisher e software house abbiano affrontato l’appuntamento con la testa già rivolta a un futuro prossimo nel quale lo stesso concetto di E3 risulterà superato. E vivaddio, aggiungiamo.

Tra le solite claque ululanti e le frasette motivazionali d’ordinanza dei vari conferenzieri in completini semi-casual (“It’s a greeeeat time to be a gaaaaamer!”… eww), ieri sera è stato il turno di Ubisoft, che ha avuto il non trascurabile merito di proporre una conferenza relativamente coesa e compatta, rinunciando all’effetto minestrone già visto con Microsoft per concentrarsi il più delle volte sui pochi pezzi forti. Certo, sarebbe stato interessante vedere un numero inferiore di indistinguibili shooter a sfondo militaresco (anche basta, grazie) e qualche IP innovativa in più, ma considerati i precedenti non ci si può lamentare.

Dopo una tutto sommato non eccezionale orchestrata dal vivo dedicata alla saga di Assassin’s Creed, che anticipa un tour sinfonico da inaugurarsi a fine mese, l’attenzione si concentra immediatamente sul titolo protagonista della conferenza, vale a dire quel Watch Dogs Legion anticipato dalle soffiate di qualche settimana fa. L’ambientazione londinese post-Brexit è brillante – e se vogliamo persino sorprendentemente controversa da parte di una multinazionale – e l’idea di base, c’è poco da dire, funziona: la possibilità di giocare con chiunque pare assai allettante e promette se non altro un’esperienza innovativa. Certo, si tratta di un prodotto Ubisoft, e per di più di un Watch Dogs, sicché sarebbe saggio contenere gli entusiasmi e aspettare di provarlo per verificare se quanto promesso possa essere effettivamente messo in pratica, e in quali termini. Ma bisogna ammetterlo: Watch Dogs Legion ci ha perlomeno incuriosito, cosa che non si può dire della stragrande maggioranza degli altri titoli presentati all’E3.

L’atmosfera torna fiacca con la presentazione della serie TV Mythic Quest: Raven’s Banquet, dedicata alla storia di un MMORPG fittizio e dei suoi produttori: il trailer non è eccezionale e nel complesso la presentazione sembra fuori posto, ma non è escluso che l’operazione possa tradursi in qualcosa di interessante. Seguono contenuti sparsi (nuova stagione per Rainbow Six Siege, Adventure Time che approda su Brawlhalla, i soliti mascelloni fascistoidi ohyeah di Tom Clancy’s Ghost Recon e di Tom Clancy’s Elite Squad) prima della celebrazione del decennale di Just Dance, il cui nuovo episodio è previsto per novembre prossimo. Si sa che il Giappone feudale è diventato di tendenza, e quindi For Honor non si lascia sfuggire l’occasione per arricchirsi con un’espansione a tema, Shadows of the Hitokiri. Altri mascelloni (The Division 2, di cui è stato annunciato anche un film in collaborazione con Netflix di cui nessuno sentiva il bisogno), seguiti dall’atteso annuncio di un nuovo servizio in abbonamento: Uplay+, al costo di $14,99 al mese, prevede una collaborazione diretta con Google Stadia a partire dal 2020.

La platea sonnolenta ha un improvviso sussulto grazie a Roller Champions, un competitivo sui pattini la cui demo è disponibile da oggi fino al 14 giugno. Il design generale sembra genericissimo (davvero non si poteva far qualcosa di diverso dai soliti pupazzoni hip-hop già visti ovunque?) ma se non altro si tratta di una IP nuova e non del DLC di uno shooter a caso. In prospettiva, sarebbe stato meglio affidare a questo Roller Champions la chiusura della conferenza invece che a Gods&Monsters, un gioco ad ambientazione mitologica dall’estetica che ci è sembrata ai limiti dell’amatoriale e di cui si è capito poco o nulla. Peccato.

Ilya Muromets
Storico dell'arte, musicista e sarto dilettante, giocatore compulsivo da ormai svariati decenni. Specialista in cRPG, fantasy europeo e Magic the Gathering. Quando non è alle prese con un videogioco di ruolo occidentale indie (più sono marroni e tristi, più ci si diverte), si nasconde nelle steppe siberiane in attesa di rientrare trionfalmente recando con sé qualche testa di idra come trofeo.